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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10723/2023 del 14/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Caltanissetta che aveva respinto il riesame avverso l'ordinanza del GIP che aveva disposto la custodia in carcere per tentato omicidio. I due motivi di ricorso in Cassazione erano: (1) violazione di legge e vizio di motivazione per presunta perdita di efficacia della misura ex art. 309 c.p.p., rilevando che alcuni atti (referto ospedaliero e dichiarazioni della persona offesa) erano stati trasmessi in modo non chiaramente leggibile e quindi non potevano fondare i gravi indizi; (2) violazione di legge e vizio di motivazione nella qualificazione del fatto come tentato omicidio, sostenendo che la condotta sarebbe configurabile come lesioni personali e non come tentato omicidio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha richiamato il principio per cui la trasmissione difettosa o non chiaramente leggibile di documenti non determina automaticamente la perdita di efficacia della misura cautelare ex art. 309 c.p.p.; il Tribunale può decidere sulla base degli altri elementi, ovvero chiedere integrazione entro il termine di legge, e nel caso di specie il riesame ha ritenuto sufficienti le dichiarazioni testimoniali (soprattutto della moglie della persona offesa) e gli elementi raccolti (pistola, bossoli, modalità del fatto). Sulla qualificazione del reato la Corte ha confermato il tentato omicidio: l'elemento soggettivo (animus necandi) è desumibile da circostanze come la vicinanza della vittima (un metro), la direzione del colpo verso zona vitale, la potenza offensiva dell'arma e il tentativo di fare ulteriormente fuoco (inceppamento). È stato altresì escluso che l'entità delle lesioni o l'assenza di pericolo di vita nella realtà possano automaticamente escludere il dolo omicidiario. Per queste ragioni il ricorso è stato respinto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; la cancelleria curerà gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    La Corte ha ribadito che la perdita di efficacia della misura cautelare si verifica per la 'mancata' trasmissione degli atti, non per una trasmissione difettosa o non chiaramente leggibile; il tribunale del riesame può decidere sulla base degli atti disponibili o sollecitare integrazioni entro i termini previsti

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Norma richiamata nella requisitoria del Pubblico ministero; nel caso il PM ha concluso per l'inammissibilità del ricorso

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti alla riproduzione dei motivi in Cassazione rispetto al riesame; il ricorso è stato esaminato nei limiti consentiti da tale disposizione

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina le fattispecie di ricorso per cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione; i motivi del ricorrente sono stati inquadrati sotto questi profili e ritenuti infondati

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Base normativa per la condanna alle spese processuali e alle somme a favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Riferimento agli adempimenti di cancelleria conseguenti alla pronuncia della Corte (notifiche/adempimenti procedural-amministrativi)

Massime di principio

  • La trasmissione incompleta o non chiaramente leggibile di atti al tribunale del riesame non comporta automaticamente la perdita di efficacia della misura cautelare: la norma tutela la mancata trasmissione, mentre la trasmissione difettosa può essere compensata dal riesame con la valutazione degli altri elementi o con la richiesta di integrazione entro i termini di legge
  • In sede di riesame e in Cassazione non è possibile ottenere il riformamento della decisione semplicemente proponendo una diversa valutazione di merito dei fatti: la Suprema Corte verifica violazioni di legge o vizi motivazionali, non rivaluta i fatti se la motivazione è coerente
  • L'elemento soggettivo del tentato omicidio (animus necandi) può essere desunto da elementi indiziari e circostanziali (tipo di arma, distanza ravvicinata, direzione del colpo, tentativi di ulteriore sparo): non è necessaria un'ammissione esplicita dell'imputato
  • L'entità delle lesioni subite dalla vittima o l'assenza di un concreto pericolo di vita nella realtà non escludono automaticamente il tentato omicidio: l'idoneità dell'azione va valutata prospetticamente rispetto alla situazione al momento dell'azione, non in base all'esito concreto
  • Chi impugna in Cassazione per questioni procedurali deve sollevare vizi formali e di diritto chiari (es. mancata trasmissione), mentre lamentele su leggibilità o valutazione delle prove incidentalmente trasmesse hanno probabilità minori di successo se esistono altri elementi decisivi
  • La mancata contestazione delle esigenze cautelari in sede di ricorso può indebolire significativamente la possibilità di ottenere accoglimento, perché la Corte può ritenere non censurato un profilo decisivo
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare condanne al pagamento delle spese e somme a favore della Cassa delle ammende; valutare con attenzione la fondatezza prima di proporre impugnazioni

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