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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23301/2023 del 29/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Nastasi impugnava la sentenza di appello che, pur dichiarando estinto per prescrizione il capo relativo al 2013, lo aveva condannato per gli anni 2014 e 2015 ai sensi dell'art. 10‑quater d.lgs. n. 74/2000 per avere utilizzato in compensazione crediti d'imposta inesistenti o non spettanti. La difesa contestava l'interpretazione relativa alla non spettanza del credito in presenza di contratti di leasing privi di clausola di riscatto anticipato, sostenendo che la normativa e la Risoluzione n. 4/E dell'Agenzia delle Entrate consentirebbero il riconoscimento del credito purché il bene sia riscattato alla scadenza del leasing e che, nel caso concreto, vi fosse un fitto di ramo d'azienda che avrebbe inciso sulla valutazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto coerenti e convergenti le motivazioni delle sentenze di merito, che si fondavano su accertamenti della Guardia di Finanza: trasferimento del credito dalla Gallo Vincenzo s.r.l. alla Immobiliare Petra Itite, utilizzo in compensazione con codice tributo e anno di riferimento corrispondenti al credito contestato, irregolarità formali (assenza nei contratti di leasing della previsione espressa del diritto di riscatto anticipato e mancanza di indicazioni contabili) e sostanziali (mancato riscatto antecedente alla cessione) nonché sproporzione tra entità del credito e canone di fitto del ramo d'azienda. La Cassazione ha inoltre ritenuto che la Risoluzione 4/E/2009 non avalli la tesi difensiva, poiché nei contratti di leasing relativi a beni agevolati deve essere prevista una specifica disposizione sull'esercizio anticipato dell'opzione, mancante nel caso esaminato. Il ricorso è stato quindi respinto; Nastasi è stato condannato alle spese del procedimento e a versare in favore della Cassa delle ammende la somma di euro 3.000.

Norme richiamate

  • art. 10‑quater d.lgs. n. 74 del 2000

    art. 10‑quater, D.Lgs. 74/2000

    La norma sanziona l'utilizzo in compensazione di crediti d'imposta inesistenti o non spettanti; la Corte ha ritenuto applicabile la fattispecie rispetto alle annualità in cui il credito utilizzato superava la soglia di punibilità, sulla base delle prove che dimostravano l'inesistenza del credito ceduto.

  • art. 8 legge n. 388 del 2000

    Disciplina il credito d'imposta per investimenti in aree svantaggiate. La Corte ha valutato che, nel caso concreto, i requisiti per la spettanza del credito non erano rispettati (per la natura fittizia delle operazioni e la mancanza del riscatto/garanzie), rendendo il credito inesistente nella cedente.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Riferimento normativo richiamato dalla difesa in relazione alla valutazione delle prove; la Corte ha ritenuto che le valutazioni probatorie dei giudici di merito fossero congrue e non suscettibili di revisione in sede di legittimità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone l'onere delle spese processuali per il ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha condannato Nastasi al pagamento delle spese del procedimento ai sensi di tale articolo.

  • Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 4/E del 7 gennaio 2009

    La difesa aveva richiamato la risoluzione per sostenere l'irrilevanza della mancata clausola di riscatto anticipato; la Corte ha ritenuto invece che la stessa risoluzione evidenzi l'opportunità/necessità di prevedere nel contratto una specifica disposizione sull'esercizio anticipato dell'opzione per il leasing relativo ai beni agevolati, cui nel caso concreto non si dava riscontro.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata in relazione alla valutazione della colpa nella determinazione della somma per la Cassa delle ammende; la Corte ha ritenuto che il ricorso non fosse stato proposto con colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e ha fissato equitativamente l'importo da versare.

Massime di principio

  • In materia di crediti d'imposta ceduti, il giudice valuta sia elementi formali (contratti, clausole, documentazione contabile) sia elementi sostanziali (effettivo riscatto dei beni, corrispondenza tra credito ceduto e valori economici concreti); l'assenza di prove documentali puntuali può far ritenere il credito inesistente.
  • Nei contratti di leasing relativi a beni agevolati, la presenza di una clausola che preveda l'esercizio anticipato dell'opzione di riscatto o comunque documentazione che attesti il riscatto alla scadenza è rilevante per dimostrare la spettanza del credito; la mera prassi senza clausole esplicite può essere insufficiente.
  • La cessione di crediti deve risultare da atti che specificano l'oggetto e l'entità del credito; contratti generici o che non riportano il quantum del credito e contesti con sproporzioni economiche (es. canone di fitto molto basso rispetto al credito) costituiscono indizio di fittizietà.
  • Le indicazioni presenti nei modelli F24 (anno di riferimento e codice tributo) e nei prospetti informativi dell'Agenzia delle Entrate possono corroborare il nesso tra compensazione operata e credito contestato.
  • Il silenzio o la mancanza di chiarimenti da parte dell'imputato durante le indagini e nel giudizio indebolisce la possibilità di una ricostruzione alternativa dei fatti; in Cassazione non è consentita la rivalutazione del merito dei fatti quando l'apparato probatorio è coerente.
  • Una risoluzione dell'Agenzia delle Entrate può essere utile per l'interpretazione della normativa fiscale, ma non prevale sui riscontri fattuali che dimostrino irregolarità contrattuali o comportamentali; occorre documentare concretamente il rispetto delle condizioni per l'agevolazione.

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