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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15644/2024 del 16/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per detenzione ai fini di spaccio (art. 73 d.P.R. n. 309/1990, capo 1) e per il reato di riciclaggio/ricettazione (art. 648 c.p., capo 2), deducendo due motivi riferiti al capo 1: (1) violazione dell'art. 110 c.p. e illogicità/travisamento probatorio in ordine alla ritenuta disponibilità dell'immobile di via Rivara e al concorso nella detenzione della cocaina ivi rinvenuta (si lamenta che le dichiarazioni del teste El Bahi, le foto sul telefono, l'assenza di chiavi/effetti personali, il risultato dattiloscopico e la consulenza chimica non giustificherebbero la responsabilità dell'imputato e che la sentenza avrebbe travisato i verbali di perquisizione in ordine al numero e al contenuto delle borse sequestrate); (2) vizio nella valutazione della recidiva, contestando l'utilizzabilità di un precedente per il quale era stato disposto affidamento in prova al servizio sociale (con possibile estinzione ex art. 47 ord. pen.) e richiamando precedenti più remoti per ricettazione e violazione del diritto d'autore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sulla prova di disponibilità dell'immobile di via Rivara ha ritenuto congrua la valutazione della Corte di appello che ha dato peso alle sommarie informazioni iniziali rese da El Bahi (foto dei connazionali, consegna chiavi, cambio serratura, pagamento della prima rata), alle foto trovate sul cellulare del teste e a ulteriori elementi concordanti (rinvenimento di beni sottratti a terzi, foto serratura e bicicletta). Ha escluso il travisamento dei verbali di perquisizione e sequestro, confermando la distinzione tra la "borsa da palestra" contenente la sostanza e la "borsa nera" con i documenti, sulla base dell'analisi delle relazioni della Polizia Scientifica e dei verbali. Ha ritenuto rilevante anche il ritrovamento di lidocaina e di strumenti di pesatura/confezionamento come indizio della destinazione alla commercializzazione. Quanto alla recidiva, la Corte ha ritenuto corretta la valutazione della Corte territoriale, osservando che non risultava dimostrato l'esito favorevole dell'affidamento in prova (assorbimento/estinzione degli effetti penali) e che i precedenti, valutati nel loro complesso e con criteri di individualizzazione (richiamando la giurisprudenza di legittimità), giustificavano l'applicazione della recidiva. Conseguenza: rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma che incrimina la detenzione, produzione e traffico di sostanze stupefacenti; la Corte ha ritenuto fondati gli elementi indiziari idonei a dimostrare la detenzione ai fini di spaccio in relazione alla quantità, alla presenza di mezzi di confezionamento e al contesto probatorio.

  • art. 648 cod. pen.

    Norma relativa al riciclaggio/ricettazione; indicata come capo di imputazione per i fatti distinti dalla detenzione di stupefacenti.

  • art. 110 cod. pen.

    Disciplina il concorso di persone nel reato; il ricorrente contestava l'applicazione in relazione alla responsabilità per la detenzione della sostanza, mentre la Corte ha ritenuto provato il concorso sulla base di molteplici elementi indiziari relativi alla disponibilità degli immobili e al materiale rinvenuto.

  • art. 47 ord. pen.

    Stabilisce che l'esito positivo dell'affidamento in prova comporta l'estinzione della pena e degli effetti penali; la Corte ha evidenziato che, in assenza di prova dell'esito favorevole, il precedente con affidamento non può essere considerato estinto.

  • art. 99 cod. pen.

    Norma sulla recidiva; la Corte ha valutato la recidiva concretamente, considerando natura, gravità e omogeneità dei precedenti, la distanza temporale e gli elementi individualizzanti.

  • Sez. U., sent. n. 35738 del 27/05/2010 (Calibè)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui il giudice deve verificare in concreto se la reiterazione dell'illecito indica effettiva pericolosità sociale, valutando natura dei reati, omogeneità, distanza temporale e altri parametri di personalizzazione; applicata dalla Corte territoriale e condivisa dalla Cassazione.

Massime di principio

  • La disponibilità di un immobile può essere desunta in modo legittimo da elementi indiziari convergenti (consegna chiavi, cambio serratura, pagamento affitto, foto riconducibili all'immobile) anche in assenza di effetti personali dell'imputato: è la valutazione complessiva e motivata del giudice a valere.
  • Il collegamento tra sostanze trovate in luoghi diversi (es. presenza di sostanze da taglio, bilancini, materiali per il confezionamento) è valutabile come elemento indiziario della destinazione alla vendita; la consulenza chimica che esclude il "taglio" non esclude comunque la rilevanza di altri indizi (strumenti e quantitativi).
  • Un presunto travisamento dei verbali o della relazione della Polizia Scientifica richiede la dimostrazione di errori evidenti o di interpretazioni illogiche: la semplice diversa lettura dei fatti non è sufficiente a ribaltare la valutazione di merito in Cassazione.
  • La recidiva va valutata concretamente e non con mero computo formale dei precedenti; tuttavia, l'affidamento in prova estingue effetti penali solo se provato l'esito positivo: in mancanza di attestazione formale il precedente può essere utilizzato per la valutazione della recidiva.
  • Chi impugna deve dimostrare il travisamento probatorio o l'errore di diritto: la Cassazione sindaca principalmente i vizi di diritto o il travisamento palese, non la diversa valutazione delle prove operata dal giudice di merito quando questa sia logica e motivata.

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