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Sentenza

Sentenza n. 218/2026 - Brescia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202100396

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto del Questore di Mantova che aveva negato il rinnovo del permesso di soggiorno richiesto il 17 novembre 2020. Il diniego era fondato su tre elementi: la condanna, non ancora definitiva alla data del provvedimento, a due anni e un mese di reclusione e a una multa per rapina aggravata, ritenuta reato ostativo ai sensi dell'art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998; il reddito percepito nel 2020, pari a 3.860 euro, inferiore all'importo dell'assegno sociale di 5.977 euro; l'assenza di vincoli familiari rilevanti in Italia. Il ricorrente ha dedotto, anzitutto, il contrasto della rilevanza della condanna non definitiva con la presunzione di non colpevolezza sancita dall'art. 27 Cost. Ha inoltre sostenuto che l'Amministrazione avrebbe dovuto bilanciare l'interesse alla sicurezza pubblica con il proprio interesse alla conservazione dei rapporti familiari e lavorativi, richiamando il rapporto con la cognata, titolare dell'autolavaggio presso il quale lavorava, e la posizione del figlio, per il quale era stato ottenuto il nulla osta al ricongiungimento familiare, ma che non aveva ancora fatto ingresso in Italia. Infine, ha contestato la rilevanza del reddito del 2020, chiedendo una rimodulazione al ribasso della soglia dell'assegno sociale in ragione della crisi economica derivante dalla pandemia. La memoria e il documento depositati tardivamente prima dell'udienza, comprendenti il dispositivo di una sentenza penale d'appello, sono stati dichiarati inammissibili per violazione dei termini perentori di cui all'art. 73, comma 1, c.p.a.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto infondata la censura relativa alla condanna non definitiva, osservando che la sua rilevanza ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno opera nell'ambito amministrativo della tutela dell'ordine pubblico e non in quello penalistico cui si riferisce la presunzione di non colpevolezza dell'art. 27 Cost.; non è quindi irragionevole la scelta legislativa di considerare ostativa anche una condanna non definitiva per uno dei reati previsti dall'art. 380 c.p.p. Il documento relativo alla successiva sentenza penale d'appello non è stato utilizzato perché tardivamente prodotto, sebbene dal suo contenuto emergesse comunque la conferma della condanna per rapina. È stata poi respinta la censura concernente il mancato bilanciamento con i legami familiari: la cognata è affine e non parente, sicché il rapporto con lei non rientra tra quelli rilevanti ai fini del ricongiungimento familiare e del bilanciamento previsto dall'art. 5, comma 5, ultima parte, d.lgs. 286/1998. Anche il figlio non poteva essere valorizzato, poiché non era entrato nel territorio italiano; alla luce della Corte costituzionale n. 202/2013, rilevano i legami familiari presenti nel territorio dello Stato. Inoltre, alla data della domanda, il figlio era già maggiorenne. Quanto al reddito, il ricorrente non contestava che quello percepito nel 2020 fosse inferiore all'assegno sociale e non esisteva alcuna base normativa per rideterminare in senso riduttivo la soglia a causa della pandemia. Il ricorso è stato quindi definitivamente rigettato. Le spese del giudizio di merito sono state compensate, tenendo conto che, dopo la fase cautelare, l'Amministrazione non aveva svolto ulteriori difese.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    delitto ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno

    La condanna per un reato previsto dall'art. 380 c.p.p. può ostacolare il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno anche quando non sia definitiva; la relativa valutazione riguarda la tutela amministrativa dell'ordine pubblico.

  • art. 5, comma 4, d.lgs. 286/1998

    la disciplina configura come ostativa al rinnovo del permesso di soggiorno la condanna per uno dei reati previsti dall'art. 380 c.p.p., anche se si tratta di condanna non definitiva

    La condanna non definitiva per uno dei reati ostativi può essere considerata dall'Amministrazione nel procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno.

  • art. 5, comma 5, ultima parte, d.lgs. 286/1998

    legami familiari nel territorio dello Stato

    Il bilanciamento tra ordine pubblico e situazione familiare presuppone legami familiari rilevanti radicati nel territorio italiano; non rilevano il rapporto con una cognata nonché il figlio che non abbia fatto ingresso in Italia.

  • art. 29 d.lgs. 286/1998

    la cognata, infatti, non è parente ma affine

    I rapporti di affinità con la cognata non rientrano tra quelli familiari rilevanti ai fini del ricongiungimento familiare.

  • art. 27 Cost.

    presunzione di non colpevolezza

    La presunzione di non colpevolezza opera nell'ambito penalistico e non impedisce che una condanna non definitiva sia valutata amministrativamente quale fattore di rischio per l'ordine pubblico.

  • art. 380 c.p.p.

    reati previsti dall'art. 380 c.p.p.

    Il richiamo ai reati per i quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza individua le fattispecie la cui condanna può assumere rilievo ostativo nel procedimento di soggiorno.

  • art. 73, comma 1, c.p.a.

    La memoria e il documento depositati oltre i termini perentori non possono essere utilizzati ai fini della decisione.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

  • Corte costituzionale n. 202/2013

    legami familiari nel territorio dello Stato

    Ai fini del bilanciamento previsto dalla disciplina del soggiorno rilevano i legami familiari effettivamente presenti nel territorio italiano.

Massime di principio

  • Nel procedimento amministrativo relativo al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno, una condanna non definitiva per un reato rientrante tra quelli previsti dall'art. 380 c.p.p. può assumere efficacia ostativa senza violare la presunzione di non colpevolezza, poiché la valutazione attiene alla tutela amministrativa dell'ordine pubblico e non all'accertamento penale della responsabilità.
  • Il bilanciamento tra l'interesse alla sicurezza pubblica e i legami familiari dello straniero, previsto dall'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998, richiede legami familiari rilevanti effettivamente presenti nel territorio dello Stato; non è sufficiente il rapporto con una cognata, che è affine e non parente, né la relazione con un figlio che non abbia fatto ingresso in Italia.
  • Ai fini del bilanciamento familiare nel procedimento di soggiorno, la posizione di un figlio già maggiorenne e non presente in Italia non costituisce, sulla base degli elementi considerati nella decisione, un legame familiare rilevante ai sensi dell'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998.
  • Quando il richiedente non contesta che il reddito dell'anno precedente al provvedimento sia inferiore all'importo dell'assegno sociale, non può pretendere una rideterminazione discrezionale o una rimodulazione al ribasso della soglia in assenza di una specifica base normativa, neppure in ragione della crisi economica conseguente alla pandemia.
  • Nel processo amministrativo, memorie e documenti depositati oltre i termini perentori stabiliti dall'art. 73, comma 1, c.p.a. sono inammissibili e non possono essere utilizzati dal giudice per la decisione.
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Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTermini e notificazione del ricorso
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penali
IstitutiDecadenza e tardivitàPrincipio di legalità e tipicità

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