Cassazione Penale, Sentenza n. 3350/2024 del 26/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava l'ordinanza del Tribunale di Genova che aveva ritenuto la gestione del Casinò di Sanremo di natura privatistica e, di conseguenza, aveva escluso la qualifica di "incaricato di pubblico servizio" per il cartaio Luigi Carbone, con conseguente esclusione della gravità indiziaria del reato di corruzione (capo 3) relativo alle ripetute corresponsioni di somme in favore del cartaio per la alterazione delle carte. Il Procuratore ha dedotto inosservanza o errata applicazione dell'art. 19 d.l. 1 luglio 1986, n. 318, manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione e ha invocato l'orientamento più recente delle Sezioni Unite (in particolare Rubbo) che amplia la nozione di servizio pubblico anche nel settore del gioco.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso (ha ritenuto il ricorso fondato), richiamando l'evoluzione normativa e giurisprudenziale: ha affermato che, alla luce della più recente giurisprudenza (Sez. U. pen. Rubbo 2020) e dell'art. 19 d.l. 318/1986, l'attività di gestione del casinò, pur esercitata da soggetti concessionari o società a partecipazione pubblica, si riconnette a una nozione di servizio pubblico in quanto implica la gestione di entrate pubbliche, obblighi di rendicontazione e funzioni di controllo a tutela di interessi pubblici (ordine pubblico, tutela della salute, interessi erariali, contrasto a frodi/riciclaggio). Ha altresì ritenuto che il cartaio, pur svolgendo attività apparentemente esecutive, esercitava compiti con margini di autonomia, verifica e attestazione (preparazione, sigillatura e certificazione dei mazzi), tali da rientrare nella figura dell'"incaricato di pubblico servizio". Per questi motivi la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale competente per una rivalutazione della gravità indiziaria in ordine al rapporto corruttivo contestato.
Norme richiamate
art. 19 d.l. 1 luglio 1986, n. 318 (conv. L. 9 agosto 1986, n. 488)
le entrate derivanti ai Comuni di Sanremo e Venezia dalla gestione delle case da gioco sono considerate ad ogni effetto, fin dalla loro istituzione, entrate di natura pubblicistica
La Corte valorizza la qualifica normativa delle entrate come pubblicistiche sin dalla loro istituzione, con conseguente rilevanza pubblicistica della gestione e degli obblighi di rendicontazione e vigilanza
art. 358 cod. pen.
La nozione di "incaricato di pubblico servizio" va interpretata in chiave funzionale/oggettiva: rileva la natura dell'attività svolta (servizio pubblico) e non il rapporto formale di impiego; esulano mansioni meramente esecutive o di ordine
Sez. U. penale n. 6087 del 24/09/2020 (Rubbo)
Ha esteso la nozione di servizio pubblico alle attività connesse agli apparecchi da gioco collegati alla rete dell'ADM, considerando i concessionari/gestori come agenti della riscossione e incaricati di pubblico servizio; la Corte qui applica il modello argomentativo di Rubbo anche ai casinò tradizionali, pur in assenza di collegamento telematico diretto
Sez. U. civili n. 5492 del 06/06/1994 (Lanza)
Orientamento storico secondo cui la gestione delle case da gioco era vista come attività d'impresa privatistica; la Corte nella sentenza in esame ricostruisce la successiva evoluzione giurisprudenziale che ha in parte superato tale impostazione
Sez. U. civili n. 202 del 01/04/1999 e Sez. U. civ. n. 8438 del 09/03/2010
Decisioni che hanno contribuito all'evoluzione: riconducono la gestione delle case da gioco nell'ambito di concessioni di pubblico servizio e valorizzano elementi quali autorizzazione ministeriale, vigilanza, capitale pubblico e destinazione pubblica dei proventi
Massime di principio
- La qualificazione di "incaricato di pubblico servizio" si valuta in base alla natura funzionale dell'attività svolta: non conta solo la titolarità pubblicistica o il rapporto di lavoro, ma se l'attività incide sulla gestione di interessi pubblici (entrate, controllo, tutela della salute, ordine pubblico).
- Nel settore del gioco pubblico, anche l'assenza di collegamento telematico non esclude la natura pubblicistica dell'attività: rilevano la finalità pubblica dei proventi e i compiti di controllo e rendicontazione svolti dal concessionario o dai suoi operatori.
- Operazioni di verifica, sigillatura, certificazione e controllo degli strumenti di gioco, se implicano anche un minimo margine di discrezionalità o certificazione, possono far rientrare l'operatore nella nozione di incaricato di pubblico servizio (es. cartaio), con possibili implicazioni penali in caso di condotte corruttive.
- Nel valutare la gravità indiziaria di reati contro la pubblica amministrazione legati al gioco (peculato, corruzione), il giudice deve considerare la funzione pubblica svolta dalla gestione dei flussi finanziari e dal controllo delle operazioni di gioco, non limitandosi a un'analisi formale della titolarità societaria.
- La giurisprudenza precedente che qualificava le case da gioco come attività privatistiche è stata progressivamente riequilibrata da orientamenti che riconoscono l'esistenza di profili pubblicistici, soprattutto quando la gestione comporta obblighi di rendicontazione e controllo della destinazione delle somme.
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