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Sentenza

Sentenza del 27/05/2016 n. 11000 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria regionale sostenendo, da un lato, che fosse nulla per carenza della succinta esposizione dei motivi in fatto e in diritto prevista dall'art. 36, comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992 e, dall'altro, che il giudice d'appello avesse erroneamente dichiarato generici i motivi di gravame, in violazione degli artt. 53 del D.Lgs. n. 546/1992 e 342 c.p.c. La controversia derivava da avvisi di accertamento relativi agli anni d'imposta 2003 e 2004, con maggiori imposte Irpeg, Iva e Irap, nonché dalla cartella di pagamento provvisoria.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto valida la motivazione della sentenza d'appello, poiché consentiva di comprendere la ragione della decisione, ossia la genericità dei motivi d'appello. Ha inoltre confermato che la Commissione tributaria regionale aveva correttamente applicato l'art. 53 del D.Lgs. n. 546/1992, rilevando che l'appello riproduceva sostanzialmente le difese del primo grado senza indicare specifiche critiche alla sentenza impugnata. La Corte non ha riesaminato tale valutazione di fatto, non essendo stato dedotto un vizio motivazionale ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali: 7.000 euro in favore dell'Agenzia delle Entrate e 7.000 euro in favore di Equitalia Sud S.p.A., oltre agli accessori previsti.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 546/1992, art. 36, comma 2

    La sentenza deve contenere la "succinta esposizione dei motivi in fatto e in diritto".

    La sentenza non è nulla se, pur sinteticamente, espone un percorso argomentativo comprensibile e consente di individuare la ratio decidendi e il comando giudiziale.

  • D.Lgs. n. 546/1992, art. 53

    L'appello deve contenere "i motivi specifici dell'impugnazione".

    L'appello tributario deve confrontarsi concretamente con la sentenza impugnata, indicando gli errori specifici della decisione. La mera riproposizione delle contestazioni già svolte in primo grado può comportare l'inammissibilità o il rigetto dell'appello per genericità.

  • Art. 342 c.p.c.

    Il requisito della specificità dei motivi di appello impone di individuare le parti della decisione contestate e le ragioni della critica, in modo da delimitare l'oggetto del giudizio di impugnazione.

  • Art. 156 c.p.c.

    Il contrasto tra dispositivo e motivazione determina la nullità della sentenza solo quando impedisce di ricostruire il concreto comando giudiziale; non ogni incongruenza formale è sufficiente a invalidare la decisione.

  • Art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    Consente di denunciare in cassazione la nullità della sentenza o del procedimento, ma il vizio deve essere effettivamente riconducibile a una violazione processuale decisiva.

  • Art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    La Corte ha precisato che, non essendo stato dedotto un vizio motivazionale ai sensi di questa disposizione, non poteva riesaminare la logicità o la sufficienza della valutazione di fatto compiuta dal giudice d'appello sulla specificità dei motivi.

Massime di principio

  • Nel processo tributario l'appello deve criticare puntualmente la sentenza di primo grado: ripetere le argomentazioni già formulate nel ricorso originario è rischioso e può portare alla declaratoria di genericità o inammissibilità.
  • La Corte di cassazione non riesamina normalmente le valutazioni di fatto del giudice tributario sull'effettiva specificità dei motivi d'appello quando è denunciata soltanto la violazione di legge; occorre formulare correttamente il diverso vizio processuale o motivazionale, nei limiti consentiti.
  • Una sentenza è sufficientemente motivata quando permette di comprendere la ragione della decisione, anche con una motivazione sintetica; non è necessario che esamini ogni argomento se la ratio decidendi è chiara.
  • Il contrasto tra motivazione e dispositivo comporta nullità soltanto se rende impossibile capire quale sia la decisione effettiva; se il comando giudiziale è ricostruibile, la sentenza resta valida.
  • In caso di soccombenza in cassazione, la parte ricorrente può essere condannata al pagamento delle spese in favore sia dell'amministrazione finanziaria sia dell'agente della riscossione costituito in giudizio.

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