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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30647/2024 del 28/11/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2008, notificato alla società contribuente quale consolidante, in un contesto di contestazione di operazioni inesistenti e frode fiscale relative a fatture emesse da società fornitrici considerate coinvolte in frodi. La società aveva già impugnato l'atto in primo grado e in appello senza successo. Con il ricorso per cassazione proponeva un unico motivo, affastellato e privo di rubrica, nel quale cumulava censure eterogenee: deduceva, in modo non specificamente articolato, omesso esame di fatti decisivi e violazione di norme sulla litispendenza; lamentava la mancata notifica del processo verbale di constatazione alla ricorrente; sosteneva una compressione delle garanzie dello statuto del contribuente; evocava l'inesistenza dell'atto introduttivo di primo grado e della sentenza; e sovrapponeva la nullità/inesistenza della sentenza alla nullità dell'avviso per mancata allegazione dell'atto richiamato (il PVC notificato alla società consolidata).

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il motivo unico fosse inidoneo perché mescolava e sovrapponeva censure tra loro incompatibili, riconducibili in parte all'art. 360 c.p.c., n. 3 e in parte al n. 5, senza una chiara e specifica individuazione delle norme violate né una critica puntuale alla motivazione della sentenza impugnata. Ha richiamato il principio secondo cui nel ricorso per cassazione non è consentita la promiscua deduzione di mezzi di impugnazione eterogenei, poiché ciò imporrebbe alla Corte un'attività di riqualificazione delle doglianze riservata alla parte. Non sono state liquidate spese per mancata attività difensiva delle intimate; è stato invece dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3

    La doglianza di violazione di legge deve essere formulata in modo specifico e non confusa con censure di vizio motivazionale.

  • art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5

    L'omesso esame di un fatto decisivo deve essere dedotto con chiarezza e non sovrapposto ad altre censure eterogenee.

  • art. 39 c.p.c.

    La richiamata questione di litispendenza non è stata dedotta in modo coerente e specifico.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto/inammissibilità del ricorso, la Corte deve dare atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 13, comma 1 bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Il raddoppio del contributo unificato è parametrato a quello previsto per il ricorso.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione è inammissibile la formulazione di un unico motivo che cumuli e sovrapponga censure eterogenee riconducibili a diversi numeri dell'art. 360 c.p.c., senza separazione logica e giuridica delle doglianze.
  • Non è consentito demandare alla Corte di cassazione il compito di selezionare e qualificare d'ufficio i singoli profili di censura al fine di ricondurli alle corrette ipotesi di ricorso.
  • La deduzione di vizi motivazionali, violazioni di legge e questioni processuali deve essere specifica, autosufficiente e coerentemente riferita alla parte della decisione impugnata che si contesta.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta l'applicazione dell'art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115/2002 quanto al raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContenzioso tributario
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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