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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36651/2025 del 11/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., tra una serie di truffe telematiche già ritenute con ordinanza del Tribunale di Chieti (15/01/2024) e ulteriori truffe avvenute in periodo intermedio (settembre 2019 e luglio 2020). Il Tribunale di Lamezia Terme aveva rigettato l'istanza ritenendo le violazioni distanti nel tempo e differenziate nelle modalità, espressione di un generico programma criminoso piuttosto che di una deliberazione unitaria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata. Ha affermato che, quando una pronuncia passata in giudicato ha già accertato la continuità di un disegno criminoso per reati omogenei in un arco temporale che include quelli oggetto della nuova istanza, l'esclusione della continuazione richiede motivazione rigorosa e rafforzata; il motivo addotto dal Tribunale di Lamezia Terme (la diversa collocazione fisica per riscuotere il profitto) non è idoneo a interrompere il vincolo ideativo. La causa è rinviata al Tribunale di Lamezia Terme in diversa persona fisica per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    La norma sulla continuazione è stata invocata per collegare reati omogenei compiuti nell'arco di tempo; la Corte richiede che l'esclusione della continuazione, di fronte a precedente accertamento giudicato definitivo, sia motivata in modo rigoroso e non sulla base di differenze incidentali.

  • Sez. 4, n. 3440 del 19/02/1992 (Olivieri)

    Giurisprudenza richiamata sul principio che difformità nelle modalità meramente accidentali non escludono la continuazione.

  • Sez. 1, n. 2867 del 08/11/2023 (dep. 2024, Palermo)

    Precedente che afferma la necessità di motivazione rafforzata quando si disconosce la continuazione in presenza di accertamento precedente.

  • Sez. 1, n. 54106 del 24/03/2017 (Miele)

    Conferma del principio che l'accertamento definitivo sulla continuità deve vincolare il giudice dell'esecuzione salvo argomentazioni pregnanti per il disconoscimento.

  • Sez. 1, n. 19358 del 22/02/2012 (Nugnes)

    Altro precedente che ribadisce la soglia probatoria elevata per escludere la continuazione rispetto a pronunce già passate in giudicato.

  • Corte costituzionale, n. 183 del 2013

    Richiamata in relazione all'obbligo di rinnovare la valutazione da parte di diversa persona fisica del Tribunale in sede di rinvio.

Massime di principio

  • Se esiste una pronuncia definitiva che ha riconosciuto la continuazione tra reati omogenei in un arco temporale che comprende altri episodi, il giudice dell'esecuzione deve considerare quell'accertamento vincolante e non può escludere la continuazione senza motivazione particolarmente rigorosa.
  • Differenze nelle modalità di esecuzione o dettagli operativi (es. spostamento presso l'abitazione della vittima per riscuotere il profitto) sono, di per sé, insufficienti a interrompere un disegno criminoso già accertato.
  • Per disconoscere la continuazione dopo un giudicato occorre dimostrare in modo pregnante una diversa intenzione criminosa o elementi concreti che determinino una frattura ideale tra le condotte.
  • In caso di rinvio, la valutazione deve essere svolta da diverso giudice (diversa persona fisica) per evitare influenze e garantire un esame imparziale.
  • Per le parti: chi chiede il riconoscimento della continuazione deve documentare l'identità del modus operandi, la continuità temporale e l'unità del disegno criminoso; chi la contesta deve fornire prove forti e circostanziate di una diversa progettualità criminale.
  • Il giudice dell'esecuzione non può prescindere dagli accertamenti già compiuti in cognizione di merito e divenuti definitivi; il sindacato è possibile solo con motivazione che confronti esplicitamente i fatti già accertati.

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