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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31121/2024 del 30/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti, rispettivamente nudo proprietario e usufruttuario di terreni nel Comune di Scicli (particelle indicate p.11, 143, 219, 221, 703), avevano chiesto, ai sensi dell'art. 391-septies c.p.p., l'autorizzazione ad accedere alle particelle 143 e 219 (luoghi privati/non aperti al pubblico) per svolgere investigazioni difensive preventive ai sensi dell'art. 391-nonies c.p.p., al fine di verificare la notizia di una discarica abusiva di rifiuti pericolosi. Il G.i.p. ha respinto l'istanza ritenendo che l'accesso ai luoghi privati richieda autorizzazione o intervento dell'autorità giudiziaria e che, pertanto, l'attività non rientrasse nelle investigazioni difensive ammesse. I ricorrenti hanno impugnato sostenendo, in sintesi, l'abnormità del provvedimento e la mancanza di motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che contro il diniego ai sensi dell'art. 391-septies non sia prevista impugnazione ordinaria e che il vizio di abnormità non sussista: il provvedimento del G.i.p. è conforme al quadro normativo (artt. 327-bis, 391-septies, 391-nonies e affini) e non determina una stasi irrimediabile del procedimento. La Corte ha richiamato giurisprudenza consolidata che esclude l'impiego delle investigazioni difensive per atti che richiedono l'intervento dell'autorità giudiziaria (fra cui l'accesso a luoghi privati non aperti al pubblico). I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 391-septies cod. proc. pen.

    Regola l'accesso ai luoghi privati o non aperti al pubblico: tali accessi richiedono autorizzazione e non sono ammessi nell'ambito delle investigazioni difensive preventive senza l'intervento dell'autorità giudiziaria.

  • art. 391-nonies cod. proc. pen.

    Limita l'ambito delle investigazioni difensive agli atti il cui compimento non richiede autorizzazione o intervento dell'autorità giudiziaria; vieta quindi atti che implichino interventi giudiziari ordinari.

  • art. 391-bis cod. proc. pen.

    Disciplina i limiti e le modalità delle investigazioni difensive (es. assunzione di dichiarazioni, colloqui); alcune ipotesi specifiche sono escluse quando richiedono intervento dell'autorità giudiziaria.

  • art. 391-quater cod. proc. pen.

    Prevede la richiesta di acquisizione o sequestro di documenti alla pubblica amministrazione, ma contempla limiti quando l'atto richiede l'intervento del P.M. e la P.A. si opponga.

  • art. 233, comma 1-bis cod. proc. pen.

    Riguarda l'esame di cose sequestrate/oggetto di ispezioni da parte di consulenti tecnici; la Corte ha richiamato la giurisprudenza che esclude che talune operazioni sul materiale sottoposto a sequestro possano essere ottenute tramite investigazione difensiva.

  • art. 335 cod. proc. pen.

    Norma il registro delle notizie di reato; la Corte osserva che le investigazioni difensive possono essere preventive anche in assenza di iscrizione nel registro, ma con i limiti normativi di cui agli artt. 391-bis e 391-nonies.

  • art. 327-bis cod. proc. pen.

    Richiamato come parte del quadro normativo sull'esercizio delle attività difensive e sul sistema processuale nel quale si inseriscono le investigazioni difensive.

Massime di principio

  • Le investigazioni difensive preventive (art. 391-nonies) sono ammesse solo per atti che non richiedono autorizzazione o intervento dell'autorità giudiziaria; l'accesso a luoghi privati o non aperti al pubblico rientra fra gli atti esclusi.
  • Il diniego del G.i.p. ad istanze ex art. 391-septies non è soggetto a impugnazione ordinaria; l'impugnabilità in via straordinaria per abnormità è possibile solo in casi estremi e con soglia molto alta.
  • Il vizio di abnormità richiede che il provvedimento sia palesemente avulso dal sistema processuale o determini la stasi irreversibile del procedimento: semplici errori di valutazione o motivazioni ripetute non sono sufficiente per dichiarare l'abnormità.
  • In situazioni analoghe, il ricorrente dovrebbe valutare rimedi alternativi: presentare una denuncia/querela, sollecitare il P.M. affinché disponga accessi o accertamenti, o richiedere le autorizzazioni nel corso di un procedimento già instaurato.
  • Nelle richieste di investigazione difensiva è utile specificare con precisione perché le attività richieste non richiedono intervento giudiziario e limitarsi ad atti espressamente consentiti (colloqui, acquisizione documenti pubblici, accesso a luoghi pubblici o aperti al pubblico).
  • La carenza di motivazione formale di un provvedimento può essere contestata, ma la Corte valuta se la decisione, nel suo contesto, sia comprensibile e coerente con il quadro legislativo; pertanto è strategico fornire istanze molto dettagliate e fondate sul diritto positivo.

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