Cassazione Penale, Sentenza n. 30728/2023 del 14/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria che, in seguito ad annullamento con rinvio della Cassazione, ha riconosciuto all'imputato l'attenuante della dissociazione (art. 8 d.l. 13/05/1991 n. 152 conv. L. 12/07/1991 n. 203) ma ha ridotto la pena nella misura minima di un terzo anziché nella misura massima della metà. La difesa deduce violazione di legge e vizio di motivazione (art. 606, comma 1, lett. b) ed e)) lamentando l'insufficiente esplicitazione dei motivi per i quali non è stata concessa la riduzione nella misura massima.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che la Corte di Appello di Reggio Calabria abbia fornito motivazione logica e sufficiente: pur riconoscendo la dissociazione e l'utilità del contributo del Marti nella ricostruzione dei fatti e nell'individuazione dei ruoli, i giudici distrettuali hanno quantificato la riduzione nella misura minima di un terzo in considerazione del tentativo dell'imputato di sminuire il proprio contributo. La Cassazione ha ritenuto congrua la motivazione circa la misura della riduzione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 8 d.l. 13 maggio 1991 n. 152, convertito dalla legge 12 luglio 1991 n. 203
circostanza attenuante della dissociazione
La circostanza attenuante è collegata alla "dissociazione" dal contesto criminoso e all'utilità del contributo fornito nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione degli autori; la "decisività" va intesa in senso relativo (concorrente con altri elementi), non assoluto
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.
motivi di cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione
Norme che consentono di proporre ricorso per cassazione per violazione di legge e per contraddittorietà, insufficienza o manifesta illogicità della motivazione; la Corte ha ritenuto le censure infondate perché la motivazione della corte territoriale era articolata e congrua
Massime di principio
- Il riconoscimento dell'attenuante della dissociazione non implica automaticamente la riduzione massima della pena: la misura della diminuzione dipende dalla valutazione dell'utilità e della completezza del contributo fornito
- La "decisività" del contributo va intesa in senso relativo: può essere determinante anche se concorre con altri elementi istruttori, e i giudici devono valutare l'apporto complessivo alla ricostruzione
- Un comportamento processuale volto a minimizzare il proprio ruolo può giustificare una quantificazione più contenuta della riduzione del trattamento sanzionatorio
- Per contestare la misura della riduzione in Cassazione è necessario dimostrare che la motivazione della corte territoriale sia illogica, contraddittoria o priva di adeguato riferimento ai fatti e alle prove; mere critiche sulla diversa valutazione non sono sufficienti
- I giudici devono sempre motivare specificamente la ragione della misura della riduzione (es. perché un terzo e non la metà), collegando tale scelta agli elementi emergenti dal compendio probatorio
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