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Sentenza

Sentenza n. 8847/2026 - Roma, Sezione 5Q

per ottenere previa tutela cautelare la declaratoria dell’obbligo di provvedere con provvedimento espresso, relativamente al silenzio/inadempimento/rigetto serbato dall’Ambasciata d’Italia ad Islamabad, con riferimento alla domanda di attivazione della procedura di rilascio del visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato stagionale.

Giustizia amministrativa202410494

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato dall’Ambasciata d’Italia a Islamabad sulla richiesta di attivazione della procedura per il rilascio del visto d’ingresso per lavoro subordinato stagionale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 117 c.p.a., chiedendo l’accertamento dell’illegittimità del silenzio e la declaratoria dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere espressamente sulla richiesta di fissazione di un appuntamento presso l’Ambasciata d’Italia a Islamabad per formalizzare la domanda di visto. La richiesta era stata presentata nel luglio 2024, dopo il rilascio del nulla osta da parte dello Sportello unico per l’immigrazione. L’amministrazione ha giustificato l’inerzia richiamando la sospensione del nulla osta prevista dall’art. 3 del d.l. 145/2024, convertito con modificazioni dalla l. 187/2024. Il ricorrente ha successivamente documentato la conclusione positiva del procedimento di conferma del nulla osta, mediante comunicazione dello Sportello unico per l’immigrazione di Latina del 4 marzo 2026.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo sussistenti i presupposti dell’azione avverso il silenzio: l’esistenza di un obbligo di provvedere e l’inerzia dell’amministrazione oltre il termine previsto per la conclusione del procedimento. In particolare, ha rilevato che il ricorrente aveva richiesto la fissazione dell’appuntamento già nel luglio 2024 e che la sospensione del nulla osta non era più ostativa, essendo stata documentata la conclusione positiva del procedimento di conferma previsto dall’art. 3 del d.l. 145/2024. Il Ministero è stato quindi condannato, per il tramite dell’Ambasciata d’Italia a Islamabad, a convocare il ricorrente entro 90 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione in via amministrativa della sentenza. Le spese sono state integralmente compensate, in considerazione dell’elevato numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell’iter procedimentale.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina l’azione avverso il silenzio e consente al giudice di accertare l’obbligo dell’amministrazione di provvedere e di ordinare la conclusione del procedimento.

  • art. 3 d.l. 145/2024, convertito con modificazioni dalla l. 187/2024

    Prevede la sospensione del nulla osta precedentemente rilasciato; nel caso concreto, tale sospensione è stata ritenuta superata a seguito dell’esito positivo del procedimento di conferma documentato dal ricorrente.

Massime di principio

  • L’azione avverso il silenzio è accoglibile quando risultino sia un obbligo giuridico dell’amministrazione di provvedere sia l’inerzia protratta oltre il termine di conclusione del procedimento.
  • La sospensione procedimentale prevista dalla legge non esclude più l’obbligo di provvedere quando il procedimento di conferma o verifica del presupposto amministrativo si sia concluso positivamente.
  • Quando l’amministrazione non abbia provveduto su una domanda di visto nonostante la permanenza dei presupposti procedimentali, il giudice amministrativo può ordinare la convocazione dell’interessato entro un termine determinato.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini del procedimento e silenzioDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimento

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