Sentenza del 08/11/2022 n. 32897 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello che aveva respinto il loro gravame avverso la pronuncia del Tribunale che aveva accolto l'opposizione della Cooperativa al decreto ingiuntivo. I motivi principali erano: (i) la prescrizione non era maturata in quanto la loro riammissione nella Cooperativa con provvedimento amministrativo del 30.1.2012 avrebbe interrotto o sospeso il decorso della prescrizione; (ii) omessa e/o insufficiente valutazione da parte della Corte d'appello degli effetti della riammissione; (iii) la mail del Presidente della Cooperativa e voci di bilancio dovevano essere interpretate come riconoscimento di debito o rinuncia alla prescrizione; (iv) vizi di interpretazione degli atti unilaterali e mancata applicazione dei canoni di interpretazione e delle norme sul decorso della prescrizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di lite in favore del controricorrente (liquidate in complessivi 7.000 euro per compensi e 200 euro per esborsi, più spese generali e accessori). La Corte ha ritenuto che le censure non erano autosufficienti (mancava la riproduzione dei motivi di appello rilevanti), che molte questioni erano già passate in giudicato interno e che le doglianze sui fatti e sulla qualificazione della mail e dei bilanci erano fondate su accertamenti di fatto non sindacabili in questa sede. Pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di idonea motivazione e per le preclusioni processuali richiamate dalla giurisprudenza.
Norme richiamate
art. 360 c.p.c.
Norma richiamata per inquadrare i vizi dedotti in cassazione (violazione di norme processuali, omessa pronuncia, omesso esame di fatto decisivo). La Corte ha ritenuto i motivi inammissibili per carenza di autosufficienza e per preclusione del sindacato in questa sede.
art. 113 c.p.c.
Richiamato nell'ambito dei profili probatori e dell'onere della prova: la Corte ha ritenuto che le eccezioni sollevate non fossero adeguatamente dedotte o riprodotte ai fini del ricorso.
art. 115 c.p.c.
Richiamato insieme all'art. 113 c.p.c.; la Corte ha valutato che non fossero soddisfatti i requisiti per far emergere fatti decisivi non valutati, essendo mancata autosufficienza della doglianza.
art. 1362 c.c. e artt. 1363 c.c.
Richiamati in tema di interpretazione degli atti unilaterali: la Corte ha applicato i canoni di interpretazione complessiva, ritenendo la mail del Presidente qualificabile come proposta transattiva e non come riconoscimento di debito o rinuncia alla prescrizione.
art. 1324 c.c.
Richiamato per il rinvio ai canoni interpretativi dei contratti anche applicabili, nei limiti, agli atti unilaterali; la Corte ha usato tale criterio per valutare la natura della comunicazione del Presidente.
art. 2944 c.c. e art. 2937 c.c.
Norme relative alla prescrizione e all'interruzione: la questione dell'interruzione per riammissione e per riconoscimento di debito è stata esaminata ma la Corte ha ritenuto che le allegazioni dei ricorrenti non fossero sufficienti a dimostrare l'interruzione o a superare il giudicato già formato.
art. 22 Statuto della Cooperativa
Citando lo statuto, i ricorrenti contestavano la legittimazione del Presidente a compiere rinunce o impegni: la Corte ha ritenuto assorbita la questione, posto che la qualificazione della comunicazione come proposta transattiva è fondata su valutazioni di fatto.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 art. 13
comma 1-quater (testo introdotto L. 24 dicembre 2012, n. 228)
Norma richiamata per la determinazione del contributo unificato: la Corte dà atto dei presupposti per l'eventuale ulteriore versamento del contributo unificato da parte dei ricorrenti.
Massime di principio
- In tema di prescrizione, per interrompere o sospendere il termine occorre dedurre e provare atti idonei a tale scopo (riconoscimento di debito, atto processuale o provvedimento che incida sul rapporto): mere trattative o proposte transattive non sempre sono sufficienti.
- Una comunicazione che contenga termini come "proposta transattiva" o "bonario componimento" è frequentemente qualificata come proposta negoziale e non come riconoscimento formale del debito o rinuncia alla prescrizione; va valutata nel suo contesto concreto.
- Le voci di bilancio che riportano ipotesi di rimborso a favore di ex soci non costituiscono automaticamente un riconoscimento di debito interruttivo della prescrizione: è necessaria una valutazione completa del contenuto della nota integrativa e del contesto contabile.
- La riammissione amministrativa o la pronuncia di un organo di vigilanza può avere effetti sul decorso dei termini, ma tali effetti devono essere specificamente dedotti e dimostrati in giudizio; se la questione non è stata correttamente dedotta in grado d'appello e non è autosufficientemente riprodotta in cassazione, il sindacato di legittimità può essere precluso.
- In cassazione i motivi devono essere autosufficienti e ben delineati: il semplice richiamo generico a fatti o atti non riprodotti integratamente può determinare l'inammissibilità del ricorso.
- La legittimazione a compiere atti idonei a vincolare una società cooperativa (es. rinuncia alla prescrizione) dipende dalla competenza statutaria e dall'autorizzazione degli organi sociali; l'operato del Presidente può non essere sufficiente senza empower formale.
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