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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40243/2024 del 31/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza che ha rigettato l'istanza di riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati già unificati in due diversi periodi processuali. Il ricorrente deduce vizio ai sensi dell'art. 606 c.p.p. comma 1, lett. b) ed e) per violazione dell'art. 81 c.p., carenza e contraddittorietà della motivazione e travisamento della prova, sostenendo che l'adesione a un primo sodalizio mafioso era funzionale e programmata per un successivo ingresso in un secondo sodalizio, e che le condotte e la natura delle associazioni sono omogenee, connessi da continuità progettuale nonostante l'intervallo temporale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato il principio secondo cui l'accertamento del vincolo di continuazione tra appartenenze a più sodalizi richiede una specifica indagine sulla natura concreta dei vari sodalizi, sulla loro operatività, sulla continuità nel tempo, sulla contiguità temporale e sui programmi operativi. Nel caso di specie la Corte di appello ha correttamente individuato elementi ostativi al riconoscimento della continuazione: un iato temporale superiore a dieci anni fra le vicende associative, diversa composizione soggettiva dei sodalizi e mancanza di collegamenti probatori tra le compagini. La Cassazione ha ritenuto non sussistente il travisamento della prova posto che l'eventuale retrodatazione dell'esistenza di una delle associazioni non avrebbe comunque intaccato il nucleo logico della decisione, costituito dall'ampio divario temporale che rende improbabile un disegno criminoso unitario. Il rigetto comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    Norma che individua i motivi di cassazione invocati dal ricorrente: violazione di norme di diritto e vizi di motivazione/travisamento della prova. La Corte richiede che il vizio sia concreto e idoneo a disgregare la catena argomentativa del giudice di merito.

  • art. 81 c.p.

    Richiamata dal ricorrente in relazione alla nozione di 'unitarieta del disegno criminoso' e alla possibile configurazione del vincolo della continuazione. La Corte osserva che l'accertamento della continuazione richiede elementi probatori che comprovino un'unica ideazione preventiva e la sua attuazione nel tempo, non bastando la mera omogeneità delle condotte.

Massime di principio

  • Il vincolo della continuazione tra reati commessi nell'ambito di diversi sodalizi non si presume: è necessaria una specifica indagine sulla natura, operatività e continuità delle singole associazioni.
  • La mera omogeneità tipologica dei reati o la contiguità geografica/temporale non sono sufficienti a dimostrare la continuazione; occorrono elementi che attestino l'unicità del momento deliberativo o un progetto criminoso unitario.
  • Un intervallo temporale rilevante (es. oltre dieci anni) tra le condotte associative è un fattore fortemente ostativo al riconoscimento della continuazione, salvo prove specifiche che colleghino effettivamente i periodi.
  • La composizione diversa dei sodalizi e l'assenza di collegamenti probatori diretti pesano contro l'assunto di prosecuzione unitaria.
  • Il travisamento della prova è sindacabile in Cassazione solo se l'errore emerge dal testo del provvedimento e disgrega la logica probatoria complessiva; non è possibile sostituire la valutazione di merito con una diversa interpretazione dei fatti.
  • In ambito di associazioni mafiose, la detenzione dei membri non esclude automaticamente la persistenza della partecipazione: è necessario valutare se la fase successiva alla detenzione trova impulso in un pregresso accordo associativo, ma anche questo richiede specifica prova.

Testo integrale

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