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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3531/2022 del 01/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Perugia che lo aveva dichiarato colpevole del reato previsto dall'art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990 per la illecita coltivazione di n. 10 piante di cannabis (fatto del 1.10.2009). Il ricorso per cassazione, proposto dal difensore, lamentava violazione di legge e vizio di motivazione in punto di responsabilità, sostenendo che la coltivazione era di carattere domestico e rudimentale, di dimensioni minime (solo dieci piante), e destinata ad uso personale, come avvalorato dal ritrovamento di semi e dalle dichiarazioni dell'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ritenendo che le censure fossero di merito e pertanto non sindacabili in sede di legittimità. Ha confermato che i giudici di merito avevano fornito motivazione congrua e non arbitraria nel ritenere la coltivazione non di minime dimensioni e il quantitativo di stupefacente di non trascurabile entità, incompatibile con un uso esclusivamente personale. Per l'inammissibilità del ricorso e non essendosi ravvisata assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende. Sentenza depositata il 1° dicembre 2021. Presidente: Alessandro Ranaldi.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 5

    La norma incrimina la coltivazione di sostanze stupefacenti e, nella fattispecie, è stata applicata alla illecita coltivazione di 10 piante di cannabis; i giudici di merito hanno ritenuto che la quantità e il prodotto ottenibile esulassero dall'uso personale, giustificando la condanna ai sensi di tale comma

  • Sez. U, n. 930 del 13/12/1995 (Clarke)

    Principio di diritto richiamato per definire il perimetro del sindacato di legittimità: la Corte di Cassazione non può sovrapporre la propria valutazione a quella del giudice di merito sulle questioni di fatto, ma deve verificare la congruità e l'esaurienza della motivazione fornita dai giudici di merito

  • Corte Cost., sent. n. 186/2000

    Richiamata in relazione alla condanna per inammissibilità: in assenza di prova di 'assenza di colpa' nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso, può essere applicata la sanzione pecuniaria prevista

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione limita il proprio sindacato ai vizi di legge e di motivazione: rimangono insindacabili valutazioni probatorie e ricostruzioni del fatto adeguatamente motivate dal giudice di merito.
  • Per contestare efficacemente una sentenza in Cassazione è necessario indicare errori giuridici o vizi logico-formali nella motivazione; semplici rilievi di merito o una diversa valutazione delle prove sono inammissibili.
  • La presenza di un numero limitato di piante (es. 10) non garantisce automaticamente la derubricazione a coltivazione per uso personale: i giudici valutano quantità complessiva, principio attivo recuperabile (THC), modalità di coltivazione e circostanze complessive per stabilire la destinazione d'uso.
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile e non si dimostra l'assenza di colpa nella presentazione del ricorso, il ricorrente può essere condannato a pagare spese processuali e una sanzione pecuniaria (cassa delle ammende).
  • Nelle impugnazioni relative a reati di stupefacenti conviene concentrare il motivo di cassazione su specifici profili di diritto (es.: violazione di norme procedurali, erronea applicazione della legge penale, vizio palese di motivazione) piuttosto che su una rinnovata valutazione della prova.

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