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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33599/2026 del 15/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere applicata a un indagato, ritenuto gravemente indiziato del concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo la ricostruzione cautelare, l'indagato era coinvolto in reiterate richieste di somme di denaro, per decine di migliaia di euro e non adeguatamente contabilizzate, rivolte ai titolari di un'impresa operante nei cantieri. La difesa ha dedotto, anzitutto, violazione di legge e vizio di motivazione sulla gravità indiziaria, sostenendo che l'indagato avrebbe agito nella convinzione di esercitare un diritto della società presso cui lavorava, con conseguente esclusione del dolo dell'estorsione e riconducibilità dei fatti all'esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Ha inoltre contestato l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso, deducendo l'assenza di prova della consapevolezza individuale dell'impiego di una forza intimidatrice riconducibile a un'organizzazione criminale. Infine, ha censurato la valutazione del pericolo di reiterazione e la scelta della custodia carceraria, richiamando la cessazione del rapporto di lavoro quale elemento di discontinuità e le gravi condizioni di salute della moglie. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione del riesame sulla pluralità degli elementi indiziari, ha escluso che le richieste fossero riconducibili a un diritto concretamente tutelabile, ha ritenuto corretta l'applicazione oggettiva dell'aggravante mafiosa a tutti i concorrenti e ha reputato immune da vizi la valutazione delle esigenze cautelari.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato la gravità del quadro indiziario sulla base di plurime risultanze istruttorie. Ha inoltre affermato che la distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni dipende dall'elemento psicologico e che, nel caso concreto, le somme richieste non risultavano collegate a un diritto concretamente tutelabile. Quanto all'aggravante del metodo mafioso, ha ritenuto sufficiente l'accertamento dell'uso di una violenza o minaccia connotata da modalità mafiose e ha confermato la sua applicabilità a tutti i concorrenti. Sono state infine ritenute congrue le valutazioni cautelari fondate sull'esistenza di un gruppo stabilmente organizzato, sulla recente commissione dei fatti, sulla gravità dei precedenti e sulla presunzione relativa di pericolosità connessa al reato contestato.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamato quale base per la sintetica esposizione dei motivi di ricorso.

  • art. 393 c.p.

    L'esercizio arbitrario delle proprie ragioni si distingue dall'estorsione sul piano dell'elemento psicologico; la pretesa deve essere collegata a motivi ragionevoli e non può essere puramente arbitraria.

  • art. 629 c.p.

    La fattispecie di estorsione è ritenuta configurabile, in sede cautelare, in presenza di richieste di somme non riconducibili a un diritto concretamente tutelabile e realizzate mediante modalità intimidatorie.

  • art. 7 d.l. 13 maggio 1991, n. 152, convertito in l. 12 luglio 1991, n. 203

    L'aggravante del metodo mafioso non richiede la prova o la contestazione dell'esistenza di un'associazione per delinquere; è sufficiente che violenza o minaccia assumano connotazioni mafiose. L'aggravante ha natura oggettiva e si applica a tutti i concorrenti.

  • art. 274 c.p.p.

    Richiamato in relazione alla valutazione dell'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione.

  • art. 275 c.p.p.

    Richiamato in relazione alla scelta e all'adeguatezza della misura cautelare personale.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede, in caso di rigetto del ricorso, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Richiamato per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità cautelare, la Corte di cassazione verifica che il giudice del riesame abbia dato adeguatamente conto delle ragioni della gravità indiziaria e che la motivazione sia coerente con la logica e con i principi giuridici che governano la valutazione della prova, senza procedere a una nuova valutazione del merito degli elementi indiziari.
  • La distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alle persone si fonda sull'elemento psicologico. L'esercizio arbitrario presuppone una pretesa collegata a motivi ragionevoli e astrattamente riconducibile a un diritto tutelabile; quando la pretesa è puramente arbitraria o non è collegabile a un diritto concretamente tutelabile, la condotta può integrare estorsione.
  • Per la configurabilità dell'aggravante del metodo mafioso non è necessario dimostrare o contestare l'esistenza di un'associazione per delinquere. È sufficiente che la violenza o la minaccia siano caratterizzate dalla particolare forza intimidatrice derivante dalla prospettazione della provenienza da un sodalizio criminoso di tipo mafioso.
  • L'aggravante del metodo mafioso ha natura oggettiva e, una volta accertato l'impiego del metodo mafioso nella commissione del reato, si applica a tutti i concorrenti, anche se le condotte intimidatorie siano state materialmente poste in essere soltanto da alcuni di essi.

Come è indicizzato

MaterieEstorsioneImpugnazioniCustodia cautelare
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penaleMisure cautelari
SottomaterieCarcere
IstitutiConcorso di personeOnere della prova

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