Cassazione Penale, Sentenza n. 43576/2022 del 16/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di riesame che confermava il sequestro preventivo di un immobile. Il ricorrente ha dedotto: illegittimità del sequestro perché era titolare del possesso dell'immobile per comodato ricevuto dalla madre Cannatelli; mancata o apparente motivazione in ordine al possesso legittimo; richiesta di riqualificazione del fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 56, 629 c.p.); assenza del nesso di pertinenzialità tra il bene e il fatto di reato.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesti motivi infondati e generici. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione ampia, coerente e persuasiva sui gravi indizi di tentata estorsione a carico del Moscato, sulla mancanza di titolo che legittimasse la sua disponibilità dell'immobile e sul nesso di strumentalità tra la disponibilità del bene e la prosecuzione dell'attività intimidatoria/estorsiva. Pertanto è stato confermato il sequestro preventivo; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Limita il sindacato della Corte sul riesame dei provvedimenti reali alla sola verifica di violazione di legge; la Suprema Corte interviene solo in caso di mancanza assoluta di motivazione o motivazione meramente apparente.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Regola i limiti della riproduzione dei motivi in Cassazione; la Corte riporta i motivi nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
art. 56 cod. pen.
Norma richiamata dal ricorrente in relazione alla possibile riqualificazione delle condotte come esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte non ha ritenuto provata tale riqualificazione rispetto agli elementi indiziari a carico.
art. 629 cod. pen.
Norma sul delitto di estorsione; la Corte ha ritenuto sussistente il fumus commissi delicti (tentata estorsione) in relazione alle condotte contestate e alla strumentalità della disponibilità dell'immobile.
principio del fumus commissi delicti (giurisprudenza consolidata)
Per l'adozione del sequestro preventivo è sufficiente la sussumibilità astratta del fatto in una fattispecie di reato con concreti e persuasivi elementi indiziari; il riesame valuta la sussistenza del fumus con riferimento agli elementi di fatto ma non può sindacare la fondatezza dell'accusa.
Massime di principio
- Il riesame sui provvedimenti reali da parte della Cassazione è limitato: per impugnare con successo occorre dimostrare una mancanza assoluta o una motivazione meramente apparente del provvedimento impugnato.
- Il semplice esercizio di una "signoria di fatto" o la dedotta esistenza di un contratto di comodato non è automaticamente idoneo a far cadere un sequestro preventivo se risultano gravi indizi e concrete ragioni per ritenere che la disponibilità del bene possa essere strumentale alla prosecuzione o aggravamento dell'attività criminosa.
- Per contrastare efficacemente un provvedimento di sequestro preventivo è necessario fornire elementi concreti e specifici che scalfiscano il fumus commissi delicti o la pertinenzialità/strumentalità del bene rispetto al reato, non meri profili interpretativi alternativi.
- La richiesta di riqualificazione del fatto (es. in esercizio arbitrario delle proprie ragioni) richiede puntuale argomentazione probatoria: mere evocazioni normative senza riscontri fattuali non prevalgono sulla motivazione del giudice del riesame.
- Chi impugna deve anche considerare il rischio di condanna alle spese e ad ammende se il ricorso è dichiarato infondato o manifestamente generico.
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