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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33990/2022 del 15/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Cagliari che aveva confermato gli arresti domiciliari per il reato di detenzione a fini di spaccio (art. 73, comma 4, d.P.R. 309/90). I difensori hanno articolato tre censure: (1) incompetenza territoriale del Tribunale di Cagliari in favore di quello di Nuoro, sostenendo che la detenzione della biomassa rinvenuta a Orotelli (Nuoro) era cronologicamente anteriore e derivava da una precedente coltivazione; si invocava anche la connessione ex art. 12 c.p.p. e l'applicazione dell'art. 16 c.p.p.; (2) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione all'assenza di specifica motivazione sul pericolo di inquinamento probatorio indicato nel provvedimento genetico; (3) vizio di motivazione e violazione di legge riguardo al pericolo di reiterazione del reato, lamentando l'assenza di concretezza e attualità del rischio e l'irrilevanza dei precedenti dell'indagato (ultimo del 2015).

La decisione

La Corte ha dichiarato intervenuta la perdita di interesse sui motivi secondari per la cessazione della misura cautelare e ha esaminato solo il primo motivo relativo alla competenza territoriale. Il motivo è stato ritenuto infondato e rigettato: la Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale secondo cui, dato il carattere permanente del reato di detenzione di stupefacenti, si applica l'art. 8, comma 3, c.p.p., per cui è competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione. Dalla ricostruzione fattuale risultava che la detenzione e le attività iniziali (semina, coltivazione, raccolta ed essiccazione) erano avvenute presso l'azienda agricola di Barrali (Cagliari), da cui la biomassa era poi stata ritirata e trasportata al laboratorio di Orotelli per il confezionamento; tale quadro è stato ritenuto provato e la deduzione difensiva è stata considerata generica e priva di allegazioni a sostegno. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 4

    Norma sostanziale che disciplina il reato contestato (detenzione a fini di spaccio). La sentenza la utilizza per inquadrare il fatto tipico oggetto della misura cautelare.

  • cod. proc. pen., art. 8, comma 3

    Se si tratta di reato permanente, è competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione...

    Applicata dalla Corte per affermare la competenza territoriale del Tribunale di Cagliari, essendo stata ritenuta iniziata a Barrali l'attività di detenzione/coltivazione; dunque, per i reati permanenti prevale il luogo d'inizio della consumazione.

  • cod. proc. pen., art. 16

    Richiamato dalla difesa in tema di connessione e criterio di gravità; la Corte ha ritenuto il richiamo inconferente poiché si trattava dello stesso reato e la diversa valutazione sulle esigenze cautelari non influisce sulla competenza territoriale.

  • cod. proc. pen., art. 12, comma 1, lett. b

    Norma sulla connessione invocata dalla difesa per sostenere la competenza diversa; la Corte non ha ritenuto applicabile la deroga prospettata alla luce della ricostruzione fattuale.

  • cod. proc. pen., artt. 125, 192, 274 lett. a) e c), 292

    Richiamati nei motivi non più valutati nel merito per sopravvenuta cessazione dell'interesse; attengono ai presupposti e alla motivazione della misura cautelare (pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione), che la difesa contestava come non adeguatamente motivati.

  • Legge 242/2016

    Normativa richiamata dagli operanti in fase di accertamento in relazione alla coltivazione della canapa; rilevante solo come contesto fattuale e documentale nell'attività di controllo.

Massime di principio

  • Per i reati permanenti si applica il criterio del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione (art. 8, comma 3 c.p.p.): la competenza territoriale va valutata sulla base del momento e del luogo d'inizio dell'attività criminosa, non solo sul luogo in cui sono stati trovati elementi successivi.
  • La prova fattuale che connette attività svolte in più luoghi (coltivazione in un Comune, lavorazione in un altro) può giustificare la competenza del foro del luogo d'inizio se emerge che la condotta illecita è iniziata lì.
  • Eccezioni generiche prive di allegazioni probatorie concrete sono insufficenti in sede di legittimità per scalfire una motivazione di competenza fondata su elementi fattuali dettagliati.
  • La sopravvenuta cessazione della misura cautelare può determinare la perdita di interesse su parti del ricorso; la Corte di legittimità esamina solo i motivi per cui permane interesse.
  • I rilievi relativi alla mancata motivazione sul pericolo di inquinamento probatorio o sulla reiterazione devono essere specifici: il giudice deve indicare concretezza e attualità del rischio; se tali motivazioni non sono esaminate per sopravvenuta perdita d'interesse, restano oggetto di possibile valutazione solo se il ricorrente mantiene interesse.
  • Il ricorso alla disciplina della connessione (art.12 c.p.p.) e all'art.16 c.p.p. richiede una chiara dimostrazione di eventi distinti e valutazioni di gravità; la semplice diversa imputazione o la diversa valutazione delle esigenze cautelari non bastano a mutare la competenza territoriale.

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