Sentenza n. 8679/2026 - Roma, Sezione 4
per l'annullamento - del provvedimento del GSE prot. GSE/P2022000600 del 08/03/2022, con il quale è stata disposta, all'esito del riesame ordinato nella sentenza del TAR Lazio, Sede di Roma, n. 393/2022, la “conferma” del precedente provvedimento prot. GSE/P20210014543 del 20/05/2021, a sua volta reso a fronte dell'istanza presentata dalla ricorrente in data 06.05.2021 in relazione al precedente provvedimento del GSE prot. GSE/P20170068295, con il quale era stata disposta la “decadenza dal diritto alle tariffe incentivanti di cui al Decreto”, per l'impianto fotovoltaico di proprietà della ricorrente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento del GSE che, in esecuzione di una precedente sentenza, aveva confermato la decadenza dalle tariffe incentivanti per un impianto fotovoltaico
Esito
Favorevole al resistente (ente gestore e ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società agricola aveva impugnato il provvedimento con cui il GSE, all’esito del riesame disposto dal TAR Lazio, aveva confermato l’originaria decadenza dal diritto alle tariffe incentivanti. La decadenza originaria era già stata oggetto di un precedente giudizio: il TAR aveva respinto il ricorso principale contro tale atto, ma aveva accolto i motivi aggiunti contro il diniego dell’istanza di riesame per difetto di motivazione. Nel presente giudizio la ricorrente ha successivamente dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse, poiché il Consiglio di Stato, con sentenza n. 1287 del 2025, aveva accolto il suo appello, annullato il provvedimento originario di decadenza e riconosciuto il diritto alla corresponsione degli incentivi non erogati. Il GSE aveva proposto revocazione, dichiarata inammissibile dal Consiglio di Stato. Secondo la ricorrente, essendo stato annullato l’atto presupposto, era venuto meno l’interesse a ottenere una decisione sull’atto successivo, ormai privo di utilità pratica; la richiesta è stata ribadita nelle note depositate prima dell’udienza, con domanda di improcedibilità e compensazione delle spese.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Il giudice ha rilevato che l’annullamento, da parte del Consiglio di Stato, dell’originario provvedimento di decadenza e il riconoscimento del diritto della società agli incentivi avevano fatto venir meno l’interesse della ricorrente a una pronuncia di merito sull’atto successivo, adottato dal GSE in sede di riesame. Le spese di lite sono state integralmente compensate tra le parti, anche in considerazione della concorde richiesta della ricorrente e del GSE.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione determina l’improcedibilità del ricorso.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato nel provvedimento in relazione alla trattazione della causa in udienza straordinaria.
Massime di principio
- L’annullamento, in altro giudizio, dell’atto presupposto rispetto a quello impugnato può determinare la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione sul provvedimento consequenziale, quando una pronuncia di merito non sia più idonea a procurare al ricorrente alcuna utilità concreta e attuale.
- Il giudice amministrativo deve dichiarare improcedibile il ricorso ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. quando, nel corso del giudizio, venga meno l’interesse concreto e attuale alla decisione, anche in conseguenza dell’annullamento dell’atto presupposto e della definizione favorevole della vicenda sostanziale in altro giudizio.
- La dichiarazione della parte circa la sopravvenuta carenza di interesse, ove coerente con le risultanze processuali e con l’intervenuto annullamento dell’atto presupposto, giustifica la pronuncia di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
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