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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20773/2024 del 27/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di riesame che aveva rigettato l'istanza di revoca/mitigazione della custodia cautelare in carcere. Il ricorrente deduceva carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità delle motivazioni a fondamento della custodia cautelare, contestando altresì la presunta inadeguatezza della misura degli arresti domiciliari (anche nelle forme più restrittive) e denunciando violazioni degli artt. 111 Cost., 125 e 275 c.p.p.. Sosteneva che, considerata la giovane età e la presunta natura sporadica/occasionale delle condotte, non sussisterebbe la necessità della misura cautelare più afflittiva.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato la decisione del Tribunale del riesame che aveva ritenuto sussistenti gravi indizi per i reati contestati (detenzione e cessione di stupefacenti, estorsione e violenza privata), il pericolo di reiterazione desunto dalla pluralità e dalla gravità dei fatti commessi nell'arco di circa otto mesi, la capacità organizzativa e la propensione al delitto, nonché il pericolo di inquinamento probatorio determinato dalla forza intimidatoria esercitata verso le vittime. Il Tribunale aveva inoltre escluso l'idoneità degli arresti domiciliari per il rischio di contatti con fornitori e vittime anche tramite strumenti telematici, considerando rilevanti pregresse esperienze giudiziarie e la mancata efficacia deterrente di precedenti condanne. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende e ha disposto l'inoltro alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter.

Norme richiamate

  • art. 111 Costituzione

    Richiamato dal ricorrente per contestare presunte violazioni del giusto processo; la Corte non ha ritenuto dimostrata la violazione e ha ritenuto congrua la motivazione del Tribunale circa le esigenze cautelari.

  • art. 125 c.p.p.

    Invocato dal ricorrente nell'ambito delle censure procedurali relative alle misure cautelari; la Corte ha ritenuto le censure generiche e non idonee a travolgere la valutazione del riesame.

  • art. 275 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente con riferimento alla legittimità dell'adozione della misura cautelare; la Corte ha escluso vizi di motivazione o di applicazione delle norme che giustificassero l'accoglimento del ricorso in Cassazione.

  • art. 94, comma 1-ter c.p.p.

    Norma richiamata dall'ordinanza per gli adempimenti amministrativi successivi alla decisione; la Corte ha disposto l'inoltro alla cancelleria per gli adempimenti di rito.

Massime di principio

  • La custodia cautelare in carcere è legittima quando sussistono gravi indizi e esigenze cautelari concrete: pericolo di reiterazione del reato, capacità organizzativa dell'indagato e rischio di inquinamento probatorio derivante da intimidazione delle vittime.
  • La mera richiesta di riesame o di diverso apprezzamento degli stessi elementi già valutati non è sufficiente in sede di Cassazione: il ricorso deve dimostrare vizi specifici, contraddizioni o manifesta illogicità della motivazione impugnata.
  • Gli arresti domiciliari possono essere esclusi se non neutralizzano il rischio di contatti con terzi (anche mediante strumenti telematici) che possano favorire la ripetizione dei reati o l'inquinamento probatorio.
  • La giovane età o la presumibile occasionalità delle condotte possono essere elementi attenuanti ma non prevalgono se sussistono plurime e gravi evidenze di propensione criminale e pericolo concreto di reiterazione.
  • Pregresse esperienze giudiziarie e la mancata efficacia dissuasiva di precedenti condanne sono elementi che rafforzano la valutazione del pericolo di reiterazione e possono giustificare misure cautelari più afflittive.

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