Cassazione Penale, Sentenza n. 15869/2022 del 26/04/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna emessa in appello per reati connessi alla violenza su equipaggio e al favoreggiamento dell'ingresso di stranieri (artt. 336, 337, 339 c.p. e art. 12, commi 2 e 3‑bis, d.lvo 286/1998). I motivi principali sono: violazione del principio devolutivo e inammissibilità dell'atto di appello; mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale (art. 603, comma 3‑bis c.p.p.) con riguardo a dichiarazioni decisive; vizio di applicazione e motivazione circa il mancato riconoscimento della scriminante della legittima difesa (in particolare sul requisito della non volontaria determinazione del pericolo); errore nella valutazione dell'esistenza del diritto soggettivo tutelato dall'art. 52 c.p.; doglianza sulla qualificazione dell'ingresso in territorio italiano dopo soccorso in mare e sulla configurabilità del delitto previsto dall'art. 12 d.lvo 286/1998 e della scriminante umanitaria.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati. Ha rilevato gravi profili di illegittimità della sentenza di appello: omissione dell'obbligo di motivazione rafforzata quando si riforma una sentenza assolutoria, valutazioni probatorie svolte d'ufficio e non devolute, carenza di esplicitazione delle prove a fondamento dell'assunto che i migranti avessero volontariamente creato la situazione di pericolo, mancata verifica adeguata e motivata del diritto al non respingimento e del carattere "luogo non sicuro" della Libia al momento dei fatti. La Corte ha affermato che, nel contesto SAR, il principio di non‑refoulement ha rango cogente e si estende anche alle aree extraterritoriali in cui uno Stato esercita la sua giurisdizione; ha inoltre ricordato la necessità di rinnovare l'istruttoria dichiarativa se la valutazione delle dichiarazioni è decisiva per la riforma. In conseguenza la sentenza di appello è stata annullata (con rinvio a nuovo esame da parte dell'organo competente, secondo quanto richiesto dal Procuratore generale).
Norme richiamate
art. 336 cod. pen.
reati relativi alla violenza contro il personale di bordo richiamati nella imputazione; citato come parte della fattispecie contestata
art. 337 cod. pen.
reato richiamato nella imputazione per condotte minacciose e violente sull'equipaggio
art. 339 cod. pen.
richiamato nella contestazione penale relativa a reati commessi a bordo
art. 12 d.lvo 25 luglio 1998 n. 286 (commi 2 e 3‑bis)
art. 12, commi 2 e 3‑bis, d.lvo 286/1998
norma sull'ingresso e soggiorno irregolare rilevante per la contestazione di favoreggiamento dell'ingresso; la Corte richiama dubbi su interpretazione e applicabilità nel contesto di soccorso in mare
art. 52 cod. pen.
causa di giustificazione della legittima difesa: la Corte richiama che per la legittima difesa è richiesto anche che il pericolo non sia stato volontariamente creato, secondo la giurisprudenza consolidata
art. 54 cod. pen.
riferimento al requisito-espressamente previsto per lo stato di necessità dell'involontaria cagionazione del pericolo; la Corte utilizza il principio come parametro interpretativo anche per art. 52
art. 603, comma 3‑bis, cod. proc. pen.
art. 603, comma 3‑bis c.p.p.
norma sulla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale per le prove dichiarative decisive; la Corte censura la mancata rinnovazione quando la valutazione di tali dichiarazioni è centrale per la riforma
art. 10 Cost.
richiamato per il principio di recezione diretta delle norme di diritto internazionale consuetudinario (obbligo di soccorso in mare)
Convenzione UNCLOS (art. 98)
sancisce l'obbligo del comandante di prestare soccorso; la Corte richiama l'obbligo internazionale di soccorso come parte del quadro normativo
Convenzione SOLAS
Convenzione SOLAS (cap. V)
obbligo del comandante di intervenire e della cooperazione statale nelle operazioni di salvataggio; utilizzata per definire il dovere di soccorso
Convenzione SAR e Annesso (IMO)
Convenzione SAR e Annesso
disciplina della ricerca e soccorso, del concetto di "luogo sicuro" e della responsabilità della zona SAR; la Corte richiama che il salvataggio si conclude con lo sbarco in un luogo sicuro
Linee guida IMO sul trattamento dei soccorsi
IMO Guidelines on the treatment of persons rescued at sea
forniscono indicazioni operative sul concetto di "luogo sicuro" e sul fatto che la nave soccorritrice possa essere luogo sicuro provvisorio
Convenzione di Ginevra 1951 (art. 33, non‑refoulement)
art. 33 Convenzione di Ginevra 1951
principio di non‑refoulement quale base storica del divieto di respingimento; la Corte lo inserisce nel quadro più ampio dei diritti umani e del divieto assoluto di trattamenti inumani
Corte EDU, Hirsi Jamaa e altri c. Italia (23/02/2012)
Hirsi Jamaa c. Italia, Grande Camera CEDU, 23/02/2012
sentenza‑chiave che estende il divieto di respingimento anche alle operazioni in alto mare; la Corte ne trae principio che la Libia non era luogo sicuro al momento dei fatti
Art. 3 CEDU
divieto assoluto di tortura e trattamenti inumani o degradanti; la Corte collega il principio al divieto di refoulement e alla tutela delle persone soccorse
Massime di principio
- Quando la Corte d'appello riforma una sentenza di primo grado (assolutoria o costitutiva di un cambiamento significativo), è obbligata a fornire una motivazione rafforzata che confronti esplicitamente e criticamente la decisione di primo grado e le prove su cui si fonda
- La legittima difesa (art. 52 c.p.) richiede, oltre agli altri presupposti, che il pericolo non sia stato volontariamente determinato dall'aggredito; il giudice deve motivare con precisione se e perché il pericolo sia da considerarsi 'volontario' o meno
- In materia di soccorso in mare il principio di non‑refoulement ha carattere assoluto e può impedire il respingimento anche in alto mare quando il Paese di destinazione non è un "luogo sicuro"; tale principio è componente del divieto di tortura e ha rango cogente
- Nelle vicende SAR lo stato giuridico prevalente dei naufraghi permane fino allo sbarco in un luogo sicuro: la qualificazione dell'evento come "ingresso irregolare" non può essere automatica se deriva da operazioni di soccorso internazionalmente obbligatorie
- Il giudice di appello non può riformare la valutazione probatoria su questioni che non erano devolute dall'appellante senza adeguata istruttoria o senza rinnovare le prove dichiarative decisive ai sensi dell'art. 603, comma 3‑bis c.p.p.
- In casi simili è essenziale documentare e motivare specificamente: a) l'esistenza e la natura del pericolo cui si reagisce; b) la titolarità del diritto difeso (anche del diritto al non respingimento); c) l'assenza di soluzioni alternative reali e proporzionate alla reazione
- Se la Corte d'appello fonda la riforma su ricostruzioni fattuali nuove o su presunti collegamenti con organizzazioni criminali, deve indicare le prove concrete che giustificano tale ricostruzione; in mancanza, la decisione è annullabile
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