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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8055/2024 del 23/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per ricettazione di un veicolo (APE car 50) e per favoreggiamento personale di ignoto, in continuazione. Il ricorso denunciava: 1) per la ricettazione, assenza del dolo perché l'imputato aveva indicato il luogo e la persona da cui acquistò il veicolo e aveva manifestato l'intenzione di reimmatricolarlo, elementi inconciliabili con la consapevolezza della provenienza delittuosa; 2) per il favoreggiamento personale, violazione e omessa applicazione della speciale causa di non punibilità prevista dall'art. 384 c.p., poiché l'imputato aveva fornito solo indicazioni generiche e, in ogni caso, non era obbligato a dire la verità o a rispondere (diritto al silenzio), essendo la sua condotta eventualmente diretta a salvare se stesso da un grave ed inevitabile nocumento.

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il primo motivo (contro la condanna per ricettazione) manifestamente infondato: i giudici di merito avevano correttamente ritenuto che la natura del bene (veicolo con numero di telaio punzonato), la mancata giustificazione plausibile della provenienza e la condotta reticente o mendace permettevano di desumere il dolo di ricettazione. Il secondo motivo (favoreggiamento personale) è stato invece ritenuto ammissibile e fondato: la Corte ha richiamato l'applicabilità dell'art. 384 c.p. quale causa di esclusione della colpevolezza per chi, mosso dalla necessità di salvare sé o un prossimo congiunto da un grave ed inevitabile nocumento, fornisce indicazioni reticenti o mendaci; ne consegue l'insussistenza in diritto del reato di favoreggiamento personale contestato. Perciò la sentenza impugnata è annullata limitatamente al riconoscimento relativo al favoreggiamento personale e la causa è rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Palermo per nuovo giudizio su quel punto; resta irrevocabile la condanna per ricettazione. Il ricorso è dichiarato inammissibile nel resto.

Norme richiamate

  • art. 69 cod. pen.

    Disciplina il bilanciamento delle circostanze aggravanti e attenuanti; utilizzata in merito alla determinazione complessiva della pena (bilanciamento di recidiva e attenuanti generiche).

  • art. 378 cod. pen.

    Definisce il delitto di favoreggiamento personale; qui il fatto è stato inizialmente contestato ma la rilevanza penale è stata esclusa per effetto dell'art. 384 quando sussista la causa di non punibilità.

  • art. 384 cod. pen.

    Causa di esclusione della colpevolezza per chi, mosso dalla necessità di salvare sé o un prossimo congiunto da un grave ed inevitabile nocumento alla libertà o all'onore, compie fatti che altrimenti sarebbero penalmente rilevanti; la Corte l'ha qualificata come causa di non punibilità che esclude la colpevolezza e ha accolto la sua applicazione al caso di favoreggiamento personale.

  • art. 63 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla tutela dall'autoincriminazione e al diritto al silenzio dell'imputato; implica che l'imputato non è obbligato a rispondere e tale tutela deve essere considerata nella valutazione della punibilità.

  • art. 64 cod. proc. pen.

    Collegato all'art. 63 per la protezione dall'autoincriminazione; richiamato per sottolineare che l'imputato non è tenuto a dire la verità e ciò può incidere sulla valutazione della responsabilità per reati dell'amministrazione della giustizia.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di cassazione di rilevare d'ufficio cause di proscioglimento; utilizzato per motivare l'intervento d'ufficio sulla causa di non punibilità ex art. 384.

  • art. 609, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma che consente la rilevazione d'ufficio di alcune questioni in sede di cassazione; richiamata insieme all'art. 129 per la rilevabilità della causa di proscioglimento.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Regola la struttura del ricorso per cassazione e la deduzione dei motivi; citata perché il ricorrente ha espresso i motivi secondo tale disciplina.

Massime di principio

  • La presenza di beni con segni identificativi (es. numero di telaio punzonato) e la mancata giustificazione plausibile della provenienza costituiscono elementi dai quali il giudice può desumere il dolo di ricettazione, anche nella forma del dolo eventuale.
  • L'imputato ha il diritto di non rispondere e non è obbligato a dire la verità; le dichiarazioni reticenti o mendaci rese per tutelare sé o un congiunto possono essere esenti da punibilità se ricorre l'ipotesi prevista dall'art. 384 c.p. (salvezza da grave ed inevitabile nocumento alla libertà o all'onore).
  • L'art. 384 c.p. è una causa di esclusione della colpevolezza (non una scriminante), perciò se applicabile esclude la punibilità del fatto e può essere rilevata anche d'ufficio in cassazione se proposta nel ricorso.
  • La sussistenza o meno dell'esimente ex art. 384 richiede valutazione puntuale della finalità soggettiva (necessità di salvare sé o un prossimo) e della gravità/inevitabilità del nocumento; i giudici devono motivare specificamente sulla veridicità e sul movente delle dichiarazioni rese.
  • In presenza di contestazioni multiple (es. ricettazione e favoreggiamento), il giudice deve valutare separatamente la responsabilità per ciascun reato e l'eventuale applicabilità di cause di non punibilità o scriminanti, con possibilità di annullamento parziale e rinvio per il singolo capo.

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