Cassazione Penale, Sentenza n. 18449/2024 del 10/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Bruzzese impugna l'ordinanza che ha rigettato l'opposizione alla confisca di un immobile (sequestro preventivo e confisca ex art. 240‑bis c.p.) deducendo: (1) errore nella valutazione delle risorse del nucleo familiare perché la Corte avrebbe escluso dal computo i redditi dei fratelli Giuseppe e Filippo, travisando i fatti e il risultato probatorio; (2) omessa risposta alla censura sulla mancanza di correlazione temporale fra l'acquisizione dell'immobile (2003) e i fatti che hanno dato luogo alla condanna per 416‑bis (dati emersi nel 2008), cioè mancanza del requisito di "ragionevolezza temporale" richiesto per la confisca speciale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto la censura relativa ai redditi dei fratelli ritenendola, in sostanza, un'apprezzamento di merito e carente di specificità (insufficiente per far cadere la valutazione discrezionale del giudice dell'esecuzione). Ha però accolto il secondo motivo: la Corte territoriale non ha dato risposta alla specifica contestazione sulla mancanza del collegamento cronologico tra l'acquisto del bene e l'attività criminosa. Per tale lacuna motivazionale la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte di Appello di Reggio Calabria per nuovo esame sulla questione temporale.
Norme richiamate
art. 240‑bis cod. pen.
Disciplina la confisca per sproporzione: è prevista la confisca dei beni entrati nella disponibilità del condannato quando risultano di origine illecita o ingiustificatamente sproporzionati rispetto ai redditi leciti; richiede valutazione anche della "ragionevolezza temporale" tra acquisizione e condotta criminosa.
art. 667, comma 4, cod. proc. pen.
Regola l'opposizione alle misure cautelari in sede di esecuzione; la Corte dell'esecuzione decide sull'opposizione proposta.
art. 676, comma 1, cod. proc. pen.
Attribuisce competenze al giudice dell'esecuzione in materia di sequestro preventivo e confisca disposta nell'ambito dell'esecuzione.
art. 321 cod. proc. pen.
Richiamato quale norma procedurale applicabile nell'ambito delle pronunce del giudice dell'esecuzione (richiami ai poteri decisori e alle forme di tutela).
art. 125 cod. proc. pen.
Richiamato nella censura per omessa risposta: impone l'obbligo del giudice di confrontarsi con le censure articolate dalla difesa, quando rilevanti ai fini della decisione.
Sez. U., n. 27421 del 25/02/2021 (Crostella)
criterio di "ragionevolezza temporale"
Precedente della Corte che stabilisce che la confisca ex art. 240‑bis può riguardare beni entrati nella disponibilità del condannato purché sussista un criterio di "ragionevolezza temporale" fino alla pronuncia della sentenza per il cosiddetto "reato spia"; il giudice deve valutare il rapporto temporale tra acquisizione e attività delittuosa.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non sostituisce il giudizio di merito sui fatti valutati dal giudice dell'esecuzione: le doglianze puramente inerenti alla valutazione della prova o alla ricostruzione dei fatti richiedono specificità per essere accolte in sede di legittimità.
- Quando si impugna una confisca ex art. 240‑bis è determinante non solo dimostrare la capacità economica lecita al momento dell'acquisto, ma anche contestare e ottenere che il giudice si pronunci sulla correlazione temporale tra l'acquisizione del bene e l'attività criminosa; l'omessa valutazione di questo profilo essenziale comporta annullamento e rinvio.
- Le contestazioni sui redditi di familiari conviventi richiedono che sia indicato in modo chiaro e documentato l'effetto concreto di tali redditi sulle disponibilità del proposto al fine dell'acquisto del bene (non è sufficiente una generica affermazione di errore).
- Il principio della "ragionevolezza temporale" va sempre considerato dal giudice dell'esecuzione: la confisca speciale può coprire periodi anteriori alla condotta sanzionata, ma occorre motivare il nesso temporale ragionevole tra acquisizione del bene e attività delittuosa.
- Se il difensore solleva questioni specifiche e rilevanti (es. mancanza di nesso temporale), il giudice è obbligato a fornire risposta motivata; la carenza motivazionale su tali punti essenziali è causa di annullamento.
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