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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12452/2025 del 31/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Bonanno impugna l'ordinanza del Tribunale della libertà di Milano del 15/03/2024 che, in riforma della decisione del GIP, ha applicato la custodia cautelare in carcere per due contestazioni: 1) estorsione aggravata (artt. 81,110,99,629 c.p., in relazione all'art. 628 ter, comma 3, n.1 e 416-bis.1) per avere, avvalendosi della forza intimidatrice della locale mafiosa, costretto Giuseppe Moriggi a cedere il ristorante "Bel Sit" a Roberto Paganin; 2) associazione finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di stupefacenti (art. 74 DPR 309/1990). La difesa denuncia vizi di motivazione e violazioni di legge, contesta l'efficacia del contributo probatorio che lede la partecipazione personale all'estorsione, sostiene l'episodicità e la scarsa rilevanza quantitativa degli episodi di droga, l'uso promiscuo di capannone e autovetture per fini leciti e la mancata considerazione del tempo trascorso, e chiede misure meno afflittive (arresti domiciliari con braccialetto).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi ritenendoli infondati. Ha confermato che il Tribunale del riesame ha adeguatamente motivato la riforma del provvedimento del GIP: dalle intercettazioni e dagli elementi acquisiti è emerso un contributo attivo e partecipato di Bonanno alle intimidazioni e alle trattative che portarono alla cessione del ristorante, nonché elementi solidi sulla esistenza di una associazione per il traffico di stupefacenti (capannone usato per deposito/pesatura/confezionamento, foto del ricorrente, consistenti cessioni). Quanto alla misura, la Corte ha ritenuto proporzionata la custodia cautelare, visto il quadro di gravità dei reati, i precedenti specifici dell'indagato, il rischio concreto e attuale di reiterazione e la possibilità di inquinamento delle prove; ha escluso che gli arresti domiciliari o il braccialetto elettronico fossero idonei a neutralizzare quei rischi.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Consente l'appello del Pubblico ministero contro provvedimenti che limitano le misure cautelari; qui ha determinato il riesame da parte del Tribunale del riesame

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Definisce il giudizio sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza; la Corte stabilisce che il controllo in Cassazione è limitato a vizi di legge o a manifesta illogicità della motivazione

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Regola le esigenze cautelari (pericolo di fuga, reiterazione, inquinamento delle prove); il Tribunale del riesame ha valutato concretezza e attualità del pericolo di reiterazione e di inquinamento

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Stabilisce la scelta della misura cautelare meno afflittiva; la Corte ha ritenuto che il Tribunale ha correttamente escluso misure alternative per il rischio di rapido riannodamento di rapporti criminali e inquinamento probatorio

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Elenca i motivi di ricorso in Cassazione; la Corte ricorda i limiti del sindacato in sede di legittimità (vietato riesame dei fatti e delle valutazioni probatorie salvo vizi di legge o manifesta illogicità)

  • art. 629 cod. pen.

    Richiamato in relazione alle imputazioni (disciplinare dell'estorsione/reati connessi); la Corte conferma la qualificazione giuridica alla luce degli elementi probatori

  • art. 628 terzo comma n. 1 cod. pen.

    Norma richiamata nella contestazione estorsiva aggravata; la Corte ha ritenuto sussistente l'elemento psicologico caratterizzante l'estorsione secondo la giurisprudenza richiamata

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Riferimento all'aggravante mafiosa per le condotte intimidatorie; la Corte ha valorizzato l'avvalimento della forza di intimidazione "di mafia" nella dinamica estorsiva

  • art. 74 d.P.R. 09 ottobre 1990, n. 309

    Prevede l'aggravante/contestazione di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ha ritenuto adeguatamente provata l'esistenza di un'organizzazione operativa, pur considerando l'uso promiscuo di beni

Massime di principio

  • In Cassazione il sindacato sulle misure cautelari è limitato: non si possono riesaminare i fatti o riformulare valutazioni probatorie diverse, salvo vizi di legge o manifesta illogicità della motivazione
  • Il Tribunale del riesame può riformare la decisione del GIP se, con adeguata motivazione, ritiene più fondata la valutazione degli elementi indiziari e delle esigenze cautelari
  • La gravità della contestazione (es. estorsione con avvalimento della forza mafiosa, associazione per traffico di ingenti quantitativi di droga) determina una presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere, ma il giudice deve comunque valutare proporzionalità e alternative
  • Misure meno afflittive (arresti domiciliari, controllo elettronico) possono essere escluse quando sussista un concreto pericolo di rapido reinserimento dell'indagato nel contesto criminale o di inquinamento delle prove, anche se gli strumenti materiali dell'associazione sono usati anche per fini leciti
  • L'utilizzo promiscuo di immobili o veicoli per attività lecite e illecite non esclude che tali beni siano strumentali all'associazione criminale; va valutata la funzione reale svolta nel contesto operativo
  • La mera esiguità numerica degli associati non esclude l'esistenza di una associazione a delinquere: rilevano la stabile organizzazione, i ruoli, le relazioni personali e la capacità di compiere delitti in modo coordinato
  • Il tempo trascorso dai fatti non esclude automaticamente esigenze cautelari: quando la motivazione indica elementi di rischio attuale e concreto (pregiudizi specifici, contiguità con contesti mafiosi, capacità di ostacolare le prove) la custodia può essere giustificata

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