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Sentenza

Sentenza n. 3879/2026 - Roma, Sezione 2

per la declaratoria di illegittimità del silenzio inadempimento serbato dal Consolato d'Italia ad Islamabad a fronte dell'istanza di avvio del procedimento ai sensi dell'art. 7 l. 241/1990 per la fissazione di un appuntamento volto alla presentazione della domanda del visto per motivi di studio presentata in data 17 novembre; per l'effetto, dichiarare l'obbligo di provvedere alla fissazione di un appuntamento per la presentazione di domanda di rilascio del visto di ingresso;

Giustizia amministrativa202600586

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento dell'amministrazione sull'istanza volta alla fissazione di un appuntamento presso la sede consolare italiana in Pakistan per la presentazione della domanda di visto per motivi di studio

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

La ricorrente, cittadina pakistana, ha proposto un'azione avverso il silenzio dell'amministrazione, lamentando l'inerzia del Consolato d'Italia ad Islamabad rispetto all'istanza di avvio del procedimento, presentata ai sensi dell'art. 7 l. 241/1990, per ottenere la fissazione di un appuntamento necessario alla formalizzazione della domanda di visto di ingresso in Italia per motivi di studio, dopo la preiscrizione universitaria. Ha chiesto la declaratoria di illegittimità del silenzio e l'accertamento dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere fissando l'appuntamento. Nel corso del giudizio l'amministrazione ha documentato l'avvenuta fissazione dell'appuntamento; la ricorrente ha quindi chiesto dichiararsi cessata la materia del contendere, con condanna dell'amministrazione alle spese.

La decisione

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere, rilevando che l'appuntamento consolare era stato fissato nelle more del giudizio e che la ricorrente aveva così ottenuto quanto richiesto con l'istanza e con il ricorso, ossia la possibilità di presentare la domanda di rilascio del visto. Il giudice non ha esaminato nel merito le eccezioni processuali sollevate dall'amministrazione né la legittimità originaria del silenzio, poiché la sopravvenuta soddisfazione dell'interesse azionato ha eliminato l'utilità della decisione. Le spese sono state compensate in ragione delle eccezionali circostanze ravvisate nel rilevante flusso di domande affrontato dall'ambasciata in Pakistan e nell'ingente contenzioso pendente sulla materia.

Norme richiamate

  • art. 7 l. 241/1990

    La disposizione è richiamata quale base dell'istanza di avvio del procedimento relativa alla presentazione della domanda di visto.

  • art. 60 c.p.a.

    La sentenza è stata pronunciata in forma semplificata, previa audizione delle parti in camera di consiglio.

Massime di principio

  • La fissazione, nelle more del giudizio, dell'appuntamento richiesto per poter presentare una domanda amministrativa soddisfa l'interesse azionato contro il silenzio e determina la cessazione della materia del contendere, quando il ricorrente abbia ottenuto esattamente quanto sollecitato con l'istanza e con il ricorso.
  • La cessazione della materia del contendere impedisce al giudice di procedere all'esame nel merito della legittimità originaria dell'inerzia, poiché viene meno l'utilità concreta della decisione richiesta.
  • La compensazione delle spese può essere disposta in presenza di ragioni eccezionali riconducibili, secondo la valutazione del giudice, all'ingente flusso di domande gravante sull'amministrazione e al conseguente rilevante contenzioso.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini del procedimento e silenzioEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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