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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16932/2023 del 20/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Genova che aveva confermato la responsabilità penale della Pellizzetti per il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione (art. 216, comma 1, n.1) e art. 223, comma 1, legge fall.), contestando la sottrazione di complessivi euro 317.503 dal conto della societa' IN.CO.FIN. s.r.l. mediante emissione di assegni. La difesa ha dedotto tre censure: (1) mancata considerazione che parte del denaro era restituzione di finanziamenti soci o compensi per attivita' prestate (violazione artt. 110 c.p. e 216 l.f. e vizio di motivazione); (2) mancato riconoscimento dell'attenuante per integrale risarcimento del danno ex art. 62, comma 1, n.6) c.p., con prospettata questione di legittimità costituzionale per violazione dell'art. 3 Cost.; (3) illegittima determinazione delle pene accessorie in misura superiore alla pena detentiva principale, in violazione dell'art. 37 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le censure manifestamente infondate: i motivi proposti erano, in gran parte, riesame del merito e lettura alternativa dei fatti non consentita in sede di legittimità. La Corte d'appello era coerente con il primo grado e aveva regolarmente valutato le prove, rilevando l'assenza di documentazione che attestasse conferimenti o prestazioni da parte della ricorrente tali da giustificare l'emissione degli assegni; risultava comprovata la ricezione di assegni per euro 250.000 e 5.000 senza titolo giustificativo e sussisteva il dolo del concorrente "extraneus" per la conoscenza della provenienza societaria del denaro e del rischio per i creditori. L'attenuante per riparazione del danno non e' stata riconosciuta perché l'accordo con la curatela (e il versamento di euro 17.000) non costituiva risarcimento integrale richiesto dall'art. 62 n.6) c.p.; la questione costituzionale relativa all'art. 62 e' stata ritenuta non rilevante e comunque affrontata dalla giurisprudenza costituzionale. La determinazione delle pene accessorie in misura superiore alla pena detentiva e' risultata legittima in base alla giurisprudenza, quando la pena principale e' assestata vicino al minimo edittale e la motivazione puo' essere sintetica. Conseguentemente la ricorrente e' stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 216, comma 1, n.1) legge fallimentare

    Norma che sanziona la bancarotta fraudolenta per distrazione: la Corte ha ritenuto integrato il delitto in relazione alla sottrazione di somme dal patrimonio sociale mediante emissione di assegni senza giustificazione

  • art. 223, comma 1, legge fallimentare

    Disposizione relativa alle pene per i delitti fallimentari richiamata nel capo di imputazione; applicata con conferma della responsabilità penale

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione al concorso nel reato: la Corte ha valutato l'apporto volontario della ricorrente all'azione dell'amministratore come elemento del concorso

  • art. 62, comma 1, n.6) cod. pen.

    Circostanza attenuante per il risarcimento del danno: la Corte ha ribadito che richiede la riparazione integrale del danno prima del giudizio, e che nel caso concreto il versamento concordato (euro 17.000) non era integrale

  • art. 37 cod. pen.

    Norma sulle pene accessorie: la Corte ha confermato che la durata delle pene accessorie, quando non prefissata, va determinata con i criteri dell'art. 133 c.p. e non e' necessariamente collegata alla durata della pena principale; quindi possono essere superiori alla pena detentiva

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena: richiamati come parametri impliciti nella determinazione delle pene accessorie e come base per la motivazione sintetica quando la pena principale e' vicino al minimo edittale

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione invocati dalla difesa (violazione di legge e vizio di motivazione); la Corte ha ritenuto le censure non proponibili o manifestamente infondate in sede di legittimità

  • art. 3 Cost.

    Richiamato nella prospettata questione di legittimità costituzionale dell'art. 62 c.p. rispetto al principio di eguaglianza: la Corte ha ritenuto la questione non fondata e non rilevante nel caso

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti e le valutazioni probatorie: i motivi che si limitano a proporre una diversa lettura dei dati di fatto sono inammissibili.
  • Per ottenere l'attenuante dell'art. 62, comma 1, n.6) c.p. (risarcimento del danno) e' necessaria la riparazione integrale del danno; accordi o versamenti parziali non sono in genere idonei.
  • La responsabilita' del concorrente "extraneus" in bancarotta fraudolenta per distrazione richiede la consapevolezza che il proprio apporto determini un depauperamento del patrimonio sociale a danno dei creditori; non e' indispensabile la conoscenza specifica del dissesto societario.
  • La determinazione delle pene accessorie, quando la pena principale e' assestata vicino al minimo edittale, puo' essere motivata sinteticamente richiamando il criterio di adeguatezza e i parametri dell'art. 133 c.p.; non e' necessario che la durata delle pene accessorie sia commisurata alla pena detentiva principale.
  • La mera formulazione di una questione costituzionale richiede che il fatto concreto dimostri la rilevanza della questione; altrimenti essa puo' essere respinta come non rilevante o affrontata in base alla giurisprudenza costituzionale consolidata.

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