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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28232/2023 del 28/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La società impugna l'ordinanza che ha revocato la misura del controllo giudiziario e ha disposto l'amministrazione giudiziaria ex art. 34 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 per un anno. La Prefettura aveva emesso un'informazione antimafia interdittiva (artt. 84 e 91 d.lgs. n. 159/2011) ritenendo possibili "tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionarne le scelte e gli indirizzi" legati ai rapporti di parentela con soggetti riconducibili a Giancarlo Mazzotta. Il Tribunale aveva ritenuto elusiva della misura di controllo un contratto di commercializzazione esclusiva dei servizi alberghieri (durata nove anni) tra PGH Barone di Mare e PGH Tour che affidava di fatto la gestione a un soggetto inattivo riconducibile agli stessi interessi (con coinvolgimento del tour operator Futura Vacanze). Gli avvocati della società contestano la violazione delle prescrizioni imposte dal controllo giudiziario (art. 34-bis), la tempestività e la natura privata del contratto, l'assenza di trasformazione della gestione e la regolarità economica dell'operazione (pagamenti tramite bonifici, fatture), nonché richiamano l'adozione di un modello 231 e di un organismo di vigilanza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il contratto contestato concretava una violazione delle prescrizioni imposte con l'ammissione al controllo giudiziario e rappresentava un'operazione manifestamente elusiva delle finalità del controllo, perché trasferiva per nove anni la concreta attività di commercializzazione a una società priva di struttura e riconducibile agli stessi soggetti, sottraendola alla vigilanza. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile, nei limiti indicati, la censura sulla manifesta illogicità della motivazione e ha considerato adeguata la motivazione della Corte di appello. Il ricorso è pertanto respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali (richiamata la disposizione dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice delle leggi antimafia)

    "l'obbligo di non effettuare mutamenti concernenti la compagine societaria, quale il cambiamento della sede, della denominazione, della ragione sociale, dell'oggetto sociale così come della composizione degli organi di amministrazione, di direzione e vigilanza o altre trasformazioni della società senza autorizzazione del giudice delegato"

    La Corte ha interpretato le prescrizioni previste per l'ammissione al controllo giudiziario in senso sostanziale: ogni operazione che muti la concreta gestione aziendale e sottragga attività alla vigilanza può integrare violazione delle prescrizioni e giustificare la revoca del controllo e l'adozione dell'amministrazione giudiziaria.

  • art. 34-bis d.lgs. n. 159/2011

    Le disposizioni sul controllo giudiziario impongono obblighi informativi e divieti di trasformazione della società; la Corte ha ritenuto che il contratto avesse l'effetto pratico di eludere tali obblighi, trasformando l'attività dell'impresa sotto controllo.

  • artt. 84 e 91 d.lgs. n. 159/2011

    "tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionarne le scelte e gli indirizzi"

    La Prefettura, sulla base di legami di parentela e di indagini penali sui soggetti collegati, aveva adottato un'informazione interdittiva; tale quadro fattuale è stato ritenuto rilevante per giustificare misure più incisive a tutela della prevenzione.

  • art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p.

    Norma invocata per il ricorso per cassazione; la Corte ha applicato i limiti di sindacato previsti per simili impugnazioni in materia di misure di prevenzione, rigettando le censure ritenute infondate o inammissibili.

  • art. 616 c.p.p.

    Richiamato per la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di rigetto del ricorso.

  • d.lgs. n. 231 del 2001

    L'adozione di modelli di organizzazione e di un organismo di vigilanza è rilevata come elemento di compliance, ma non sufficiente a escludere la sussistenza di un'operazione elusiva delle misure di prevenzione quando sussistono elementi fattuali contrari.

Massime di principio

  • I giudici valutano la sostanza economica dell'operazione più che la sua forma: trasferire a terzi la concreta gestione aziendale, anche tramite contratti fra privati, può essere considerato elusione del controllo giudiziario se priva la misura della sua efficacia di vigilanza.
  • La qualità e l'indipendenza della controparte contrattuale (capacità patrimoniale, struttura aziendale, autonomia effettiva) sono elementi decisivi: accordi con soggetti "inattivi" o riconducibili agli stessi interessi sono ad alto rischio di essere qualificati elusivi.
  • La tempestiva comunicazione agli amministratori giudiziari e al giudice delegato è obbligatoria; anche se un ritardo formale non è automaticamente decisivo, la comunicazione tardiva può aggravare il giudizio di elusività quando l'operazione ha effetti sostanziali sulla gestione.
  • La regolarità formale dei pagamenti (bonifici, fatture) e l'apparente convenienza economica non escludono la rilevanza preventiva dell'operazione se il suo effetto concreto è sottrarre attività alla vigilanza.
  • In materia di misure di prevenzione la Corte di Cassazione ha limiti di sindacato: può sindacare soprattutto questioni di diritto e vizî motivazionali rilevanti, mentre la valutazione dei fatti rimane in larga parte territorio di merito della corte di appello.

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