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Sentenza

Sentenza n. 8739/2026 - Roma, Sezione 2B

per l’annullamento: del decreto della Questura di Roma del 28.11.2022 di revoca della licenza di porto di fucile per l’esercizio venatorio n. -OMISSIS-, notificato in data 1.12.2022.

Giustizia amministrativa202301298

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto della Questura di Roma di revoca della licenza di porto di fucile per l’esercizio venatorio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca della licenza, deducendo che l’amministrazione aveva riconosciuto i suoi requisiti soggettivi soltanto tre mesi prima; che non sarebbe stato applicabile l’art. 703 c.p., poiché egli era titolare di porto d’armi; che il fatto contestato aveva natura contravvenzionale, le indagini erano ancora in corso ed egli era incensurato; che il provvedimento non individuava quale requisito previsto dagli artt. 11 e 39 T.U.L.P.S. fosse venuto meno; che la condotta, consistita nello sparo di una cartuccia dal balcone dopo l’estrazione del piombo a causa di un inceppamento dell’arma, non sarebbe stata pericolosa; che la Questura non aveva adeguatamente motivato le concrete ragioni della revoca, il peso degli elementi valutati e la prospettata pericolosità futura. L’amministrazione aveva fondato la revoca sulla segnalazione del ricorrente per avere sparato una cartuccia dal proprio balcone in centro abitato, con conseguente ritiro cautelativo di sette armi e oltre trecento cartucce, ritenendo tale condotta indicativa della perdita delle necessarie garanzie di affidabilità nella detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto, ma una deroga al generale divieto di detenzione delle armi; l’autorità di pubblica sicurezza dispone di ampia discrezionalità nel valutare, anche in chiave prognostica, l’affidabilità del titolare e il rischio, anche potenziale, per la sicurezza pubblica. Ai fini della revoca non è necessario attendere una condanna penale, né accertare un reato definitivamente, un abuso provato dell’arma o una specifica pericolosità sociale: possono essere valorizzati fatti o episodi non necessariamente penalmente rilevanti, purché indicativi di una possibile inaffidabilità. Nel caso concreto, lo sparo dal balcone in prossimità di persone e di un’attività commerciale, il recupero di una cartuccia dalla tettoia del negozio confinante e la preoccupazione suscitata dall’esplosione costituivano elementi sufficienti e puntuali per ritenere non irragionevole il rischio di abuso. La ricostruzione alternativa offerta dal ricorrente è stata ritenuta non attendibile perché proveniente dalla sola parte e priva di riscontri, mentre la documentazione amministrativa confermava la vicinanza di altre persone e immobili. Non è stata ravvisata contraddittorietà nel rilascio della licenza pochi mesi prima, poiché la successiva condotta aveva modificato il quadro valutativo; neppure l’assenza di precedenti penali escludeva la possibilità di revoca. Le spese sono state compensate in ragione della peculiarità della fattispecie e della costituzione meramente formale dell’amministrazione.

Norme richiamate

  • artt. 11, 39 e 43 r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (T.U.L.P.S.)

    Le disposizioni consentono all’autorità di pubblica sicurezza di valutare discrezionalmente l’affidabilità del titolare del porto d’armi e di revocare il titolo quando emergano elementi indicativi del rischio di abuso, senza necessità di un accertamento definitivo di responsabilità penale o di una specifica pericolosità sociale.

  • art. 703 c.p.

    La disposizione è richiamata nella vicenda quale reato per il quale il ricorrente era stato segnalato; il TAR non ne ha definito l’applicabilità in sede penale, ritenendo comunque sufficiente la condotta materiale accertata ai fini della revoca amministrativa.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione dell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • Il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto, ma un’autorizzazione eccezionale rispetto al generale divieto di detenzione delle armi; pertanto, nella valutazione comparativa degli interessi, la tutela della sicurezza e dell’incolumità pubblica prevale sull’interesse privato al mantenimento del titolo.
  • L’autorità di pubblica sicurezza può revocare una licenza di porto d’armi sulla base di un giudizio prognostico di inaffidabilità fondato su fatti concretamente accertati e indicativi di un possibile abuso, senza necessità di una condanna penale definitiva, di un giudizio di pericolosità sociale o della prova di un abuso già consumato dell’arma.
  • Ai fini della revoca del porto d’armi possono rilevare anche episodi privi di definitivo rilievo penale o non ancora definitivamente accertati, quando, valutati secondo una logica probabilistica, inducano ragionevoli dubbi sull’affidabilità del titolare e sul corretto uso delle armi.
  • La precedente concessione del porto d’armi e l’assenza di precedenti penali non impediscono la successiva revoca se fatti sopravvenuti modificano il quadro valutativo e rendono attuale il rischio per la sicurezza pubblica.
  • Il sindacato giurisdizionale sulla valutazione di affidabilità dell’autorità di pubblica sicurezza verifica la ragionevolezza, la logicità e l’adeguatezza dell’istruttoria, senza sostituire la valutazione giudiziale a quella discrezionale dell’amministrazione.

Come è indicizzato

MaterieLicenze e autorizzazioni di poliziaMotivazione del provvedimento
RamiCommercio e attività produttiveProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneProporzionalità e ragionevolezzaPonderazione degli interessi e interesse pubblico

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