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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16314/2022 del 28/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Carrafa era stato condannato per violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale (art. 75 D.Lgs. n. 159/2011) per essere rientrato in abitazione dopo l'orario imposto (ore 21.00) in due occasioni (4/4/2015 e 29/5/2015). Ha impugnato la sentenza di appello denunciando: 1) mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), sostenendo che la ripetizione in due episodi non esclude tale causa; 2) difetto di correlazione tra accusa e sentenza, poiché secondo lui era stata contestata la fattispecie del comma 1 dell'art. 75 mentre la Corte territoriale aveva ritenuto applicabile il comma 2.

La decisione

La Cassazione ha accolto il ricorso solo in relazione alla misura della pena: ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla quantificazione della pena e l'ha rideterminata in otto mesi di arresto (già condizionalmente sospesa). Ha respinto il ricorso per il resto: ha ritenuto infondato il rilievo sulla tenuità del fatto (confermando la valutazione della Corte territoriale che ravvisò gravità e non occasionalità delle condotte) e ha escluso il vizio di motivazione/contenuto dell'imputazione, ritenendo che la contestazione fosse sufficientemente chiara.

Norme richiamate

  • art. 75 D. Lgs. n. 159 del 2011

    La Corte ha ritenuto applicabile la fattispecie del comma 2 (violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale). Ha ritenuto che l'imputazione richiamasse correttamente il provvedimento impositivo e che non vi fosse dubbio sulla concreta fattispecie contestata

  • art. 131-bis cod. pen.

    La Corte ha escluso l'esclusione della punibilità per particolare tenuità, motivando che la reiterazione e la gravità delle condotte, non essendo accidentali o occasionali, precludevano il riconoscimento della causa di non punibilità

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato come parametro di adeguatezza della pena: la Corte di merito l'aveva citato per giustificare la pena applicata, ma la Cassazione ha ritenuto che le attenuanti generiche non fossero state correttamente valorizzate nella determinazione della pena

  • art. 163 cod. pen.

    La Cassazione ha confermato la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena (già riconosciuta)

  • art. 620, lett. l) cod. proc. pen.

    La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla misura della pena e l'ha rideterminata direttamente ai sensi di questa disposizione

Massime di principio

  • La presenza di più episodi collegati tra loro non esclude automaticamente l'applicazione dell'art. 131-bis: è necessario valutare se il fatto, nel suo complesso, sia episodico e di minima lesività; la reiterazione e la gravità possono escludere la tenuità.
  • La corretta identificazione in fatto della norma violata è essenziale: se l'imputazione richiama concretamente il provvedimento e gli elementi fattuali, non si configura di per sé un vizio del diritto di difesa.
  • Le attenuanti generiche devono essere effettivamente valorizzate e quantificate nella determinazione della pena; la mancata valorizzazione può giustificare la rideterminazione del trattamento sanzionatorio in sede di legittimità.
  • Il divieto di reformatio in peius limita l'intervento del giudice d'appello nei confronti dell'imputato; tuttavia la Cassazione, se rileva errori nella determinazione della pena, può annullare e rideterminare la misura nei limiti previsti dall'ordinamento (art. 620 c.p.p.).
  • La concessione della sospensione condizionale opera se ricorrono i presupposti di legge e deve essere esplicitamente considerata nella quantificazione effettiva della pena

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