Cassazione Penale, Sentenza n. 30295/2024 del 23/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto la sostituzione della pena detentiva di 9 mesi (inflitta con sentenza della Corte d'appello di L'Aquila del 17/05/2022, irrevocabile il 02/11/2023) con lavori di pubblica utilità ovvero, in subordine, con detenzione domiciliare. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza perché il condannato non aveva indicato previamente l'ente disponibile ad accoglierlo né prodotto la lettera di disponibilità; per la detenzione domiciliare non era stata prodotta la documentazione che attestasse la disponibilità dell'abitazione, il consenso dei conviventi e la presenza di un familiare convivente idoneo ad assistere. Il ricorrente ha impugnato sostenendo che l'art. 545-bis c.p.p. non impone tali oneri di allegazione e che la richiesta andava valutata senza estendere oneri non previsti dalla norma. La Procura Generale ha concluso per l'accoglimento del ricorso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, richiamando l'orientamento giurisprudenziale secondo cui l'art. 545-bis c.p.p. non impone la decadenza dell'istanza per la mancata indicazione preventiva dell'ente disponibile e non può essere interpretato come fonte di un onere di allegazione a pena di decadenza. La Suprema Corte ha rilevato che il giudice dell'esecuzione avrebbe potuto fissare un'udienza successiva o acquisire informazioni dall'ufficio di esecuzione penale esterna e dalla polizia giudiziaria. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Pescara. Decisione della Corte di Cassazione del 25/06/2024.
Norme richiamate
art. 545-bis c.p.p.
La norma non prevede che la mancata indicazione preventiva dell'ente disponibile o la mancata produzione di documentazione siano causa di decadenza dell'istanza di pene sostitutive; il giudice può fissare udienza successiva e acquisire informazioni dall'ufficio di esecuzione penale esterna e dalla polizia giudiziaria.
art. 56-bis legge 24/11/1981 n. 689
Riferimento normativo alle categorie di enti idonei ad accogliere prestazioni lavorative; la Corte segnala che la mera indicazione generica di alcuni enti senza elementi che ne attestino la riconducibilità alle categorie previste non è sufficiente ma la mancata indicazione non determina automaticamente la decadenza dell'istanza.
Giurisprudenza: Sentenza Sez. 6 n. 11980 del 30/11/2023 (Fiorentino)
La Corte territoriale ha fatto applicazione di una decadenza all'accesso alla pena sostitutiva che non ha fondamento nel dato normativo
La pronuncia Fiorentino è richiamata per affermare che l'assenza di specificazione dell'ente o di allegazioni documentali non può essere trattata come causa di esclusione dall'accesso alla pena sostitutiva; occorre un approccio che privilegi il favor legislatoris e permetta di integrare le informazioni necessarie.
Massime di principio
- La mancata indicazione preventiva dell'ente disponibile a ricevere il condannato non determina automaticamente la decadenza dell'istanza di pena sostitutiva: il giudice può chiedere integrazioni o fissare udienza successiva.
- L'art. 545-bis c.p.p. va interpretato in senso funzionale: se non è possibile decidere immediatamente, il giudice deve acquisire informazioni presso l'ufficio di esecuzione penale esterna o fissare un'udienza, anziché rigettare per carenza di allegazioni.
- Per la detenzione domiciliare è consigliabile che il difensore produca documentazione (disponibilità dell'abitazione, consenso dei conviventi, presenza di un familiare assistente), ma l'assenza di tali atti non deve essere automaticamente sanzionata con il rigetto senza prima consentire l'integrazione istruttoria.
- La difesa dovrebbe comunque cercare di acquisire e depositare preventivamente lettere di disponibilità degli enti o altra documentazione utile per rafforzare l'istanza, pur sapendo che l'assenza non è necessariamente decisiva.
- Occorre tenere conto della giurisprudenza consolidata (es. sentenza Fiorentino) che privilegia un approccio non formalistico nei confronti delle richieste di pene alternative, a favore della finalità rieducativa delle misure.
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