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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 29583/2021 del 22/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Contestazione sulla successione legittima di Barbagallo Antonino (de cuius, morto 15/4/2009). Questioni principali: (1) se una polizza vita stipulata dal de cuius sulla vita del figlio Salvatore con premio unico costituisse una liberalità indiretta soggetta a collazione; (2) se la vendita delle quote della societa' Barbagallo s.r.l. dal de cuius a Salvatore fosse simulata o annullabile per incapacità naturale del disponente; (3) se l'intestazione congiunta di titoli presso Fideuram costituisse donazione; (4) se e come dovesse operare l'obbligo di collazione della somma di lire 100.000.000 ricevuta in donazione da alcune figlie. Le attrici chiedevano, tra l'altro, il riconoscimento della collazione di liberalità dissimulate e l'annullamento/accertamento di simulazione della vendita di quote. In primo grado il Tribunale aveva rigettato molte delle domande delle attrici e, in via riconvenzionale, aveva ritenuto esistente una donazione di lire 100.000.000 a carico delle attrici e di altri; la Corte d'appello ha parzialmente riformato, riconoscendo in particolare che il premio versato per la polizza doveva essere imputato in collazione a carico di Salvatore (800.000 euro) e che l'obbligo di collazione dei 100 milioni doveva estendersi anche a Salvatore; ha invece rigettato le domande di simulazione e di annullamento per incapacità e non ha ritenuto provata la donazione relativa alla gestione Fideuram.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale proposto da Barbagallo Salvatore e il ricorso incidentale delle altre parti. Confermata la decisione della Corte d'appello: (a) il premio unico versato dal de cuius per la polizza sulla vita del figlio è riconosciuto come liberalità indiretta suscettibile di collazione e Salvatore è tenuto al conferimento pari a euro 800.000 (con possibilità di successivo ricalcolo se l'indennità risultasse inferiore); (b) la domanda di annullamento per incapacità naturale e di simulazione relativamente alla vendita delle quote è respinta; (c) non provata la donazione relativa alla gestione Fideuram e pertanto nulla di nuovo in tal senso; (d) l'obbligo di collazione della somma di lire 100.000.000, già riconosciuta, è esteso anche a Salvatore in quanto il de cuius aveva elargito identico importo a ciascun figlio; (e) spese compensate fra le parti per particolarità della vicenda e indicazione degli oneri contributivi ex DPR n.115/2002. In sintesi: ricorsi rigettati, conferma dell'obbligo di collazione per il premio polizza e dell'estensione della collazione dei 100 milioni a Salvatore, rigetto delle impugnazioni sulle altre questioni.

Norme richiamate

  • art. 1920 c.c.

    La designazione del beneficiario nella polizza vita attribuisce a quest'ultimo un diritto iure proprio derivante dal contratto; tuttavia, quando il contraente paga premi per assicurare un terzo, tali pagamenti possono configurare donazione indiretta e quindi essere soggetti a collazione

  • art. 1921 c.c.

    La revoca della designazione del beneficiario e le sue conseguenze sono riconosciute, ma non incidono sulla valutazione che il pagamento dei premi possa costituire liberalità indiretta

  • art. 1923 c.c., comma 2

    Le norme sulla collazione e sulla riduzione sono salve relativamente ai premi pagati dallo stipulante; i premi pagati costituiscono il 'negozio mezzo' che può realizzare una donazione indiretta

  • art. 737 c.c.

    Concetto generale di liberalità da ricomprendere nella collazione; l'articolo è quadro normativo congiunto con l'art. 741 per individuare le elargizioni da collazionare

  • art. 741 c.c.

    Include tra le spese/conferimenti soggetti a collazione i premi relativi a contratti di assicurazione sulla vita a favore dei discendenti; applicabile anche quando la polizza è stipulata dal genitore sulla vita del figlio

  • art. 775 c.c.

    Riferimento alla possibilità di impugnare atti compiuti da incapaci naturali, richiamato come parametro per la valutazione delle annullabilità per incapacità

  • art. 809 c.c.

    Riferimento all'elencazione degli atti di liberalità: la Corte osserva che non è la forma (mezzo) ma il fine che caratterizza la donazione indiretta

  • art. 342 c.p.c.

    Regole sulla specificità dei motivi d'appello: l'appello non è inammissibile se ripropone le stesse ragioni del primo grado purché contenga una critica adeguata della decisione impugnata

  • art. 346 c.p.c.

    Richiamato in relazione ai limiti di deduzione e alle censure di merito; la Corte ha valutato la sussistenza di censure idonee a impugnare motivazioni decisive

  • art. 360 c.p.c., comma 1 (numerosi nn.)

    Norme di ammissibilità dei motivi di cassazione richiamate per valutare i motivi di nullità, violazione di norme di diritto e mancato esame di fatti decisivi

  • art. 2697 c.c.

    Riparto dell'onere della prova: chi deduce l'esistenza di una liberalità o di un fatto deve fornire la prova; la Corte ha anche applicato il principio della vicinanza della prova imponendo al beneficiario l'onere di provare che l'indennità è inferiore al premio

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato in tema di valutazione della prova e dei mezzi istruttori

  • art. 428 c.c.

    Norma sull'annullamento per incapacità naturale richiamata; la Corte ha ritenuto che le prove testimoniali non dimostravano incapacità naturale idonea all'annullamento

  • art. 1882 c.c.

    Richiamata per distinguere le polizze 'tradizionali' dalle polizze a contenuto finanziario e per la diversa natura del rischio e della garanzia

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002

    Rinvio alla disciplina del contributo unificato: la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo da parte di ricorrente e ricorrenti incidentali

Massime di principio

  • Il pagamento di premi di una polizza vita da parte del de cuius sulla vita di un discendente può costituire una donazione indiretta e quindi essere soggetto a collazione; ciò indipendentemente dalla natura finanziaria della polizza: conta il fine liberale e il depauperamento del patrimonio del de cuius
  • La collazione deve tener conto del minore tra l'ammontare dei premi pagati e il capitale/indennità effettivamente conseguito: se al momento dell'apertura della successione l'indennità non è definita, il discendente deve conferire i premi, con possibilità di successivo ricalcolo
  • L'onere di dimostrare che l'indennità è inferiore ai premi gravava sul beneficiario o sui suoi eredi (principio di vicinanza della prova); chi asserisce la liberalità deve provare la provenienza e l'esistenza della donazione
  • La qualificazione dell'atto (donazione indiretta vs. semplice contratto assicurativo) dipende dal fine e dagli effetti economici reali, non dalla denominazione contrattuale o dalla tipologia finanziaria
  • Per far valere la simulazione o ottenere la qualifica di 'terzo' ai fini probatori, il legittimario deve dedurre in modo concreto e non meramente generico la lesione della quota di legittima e fornire una rappresentazione patrimoniale verosimile; la mera genericità rende la domanda inammissibile
  • Le impugnazioni per incapacità naturale richiedono prove robuste: semplici riferimenti a disorientamento o malesseri tipici dell'età non bastano per dichiarare l'annullabilità
  • In sede di appello la critica alla ratio decidendi del primo grado deve essere specifica, ma può riproporre le medesime ragioni purché delinei in modo chiaro la censura concreta; non è sempre necessario introdurre nuovi fatti
  • La collazione opera automaticamente quando la donazione è provata o risulti oggettivamente; però non si presume l'esistenza della donazione: chi la deduce deve provarla

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