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Sentenza

Sentenza n. 5998/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania n. 01666/2024, resa tra le parti;

Giustizia amministrativa202403834

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania che aveva respinto la domanda volta ad accertare l’obbligo del Comune di avviare e concludere il procedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari espropriati di fatto)

Prevale il privato

La controversia

I proprietari appellanti deducevano l’erroneità della sentenza del TAR per avere attribuito alla precedente sentenza del Consiglio di Stato n. 1181/2022 un effetto vincolante non invocato dagli stessi, essendo stata richiamata soltanto quale antecedente di fatto. Contestavano inoltre la violazione dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, dell’art. 112 c.p.c. e degli artt. 948 e 2946 c.c., sostenendo che la nota comunale del 21 aprile 2022 non aveva realmente definito l’istanza del 1° marzo 2022, poiché si era limitata a negare la responsabilità del Comune e a sollevare la prescrizione, senza pronunciarsi sulla restituzione dei fondi o sull’eventuale acquisizione sanante. Chiedevano quindi l’accertamento dell’obbligo del Comune di promuovere e concludere il procedimento ex art. 42-bis, con adozione dei provvedimenti conseguenti e liquidazione degli indennizzi e dei danni.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondata la censura relativa alla natura meramente formale della nota comunale del 21 aprile 2022: essa aveva lasciato sostanzialmente inevasa l’istanza, non avendo indicato se il Comune intendesse restituire i fondi oppure acquisirli ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001. Tuttavia, il precedente ricorso avverso il silenzio, definito dal TAR Campania con sentenza n. 8080/2022 non impugnata, aveva formato giudicato sul fatto che il Comune non fosse rimasto inerte rispetto all’istanza del 1° marzo 2022. Pertanto, la medesima istanza non poteva fondare un nuovo ricorso avverso il silenzio. La sentenza di primo grado è stata quindi riformata non perché la domanda fosse infondata, ma perché il ricorso doveva essere dichiarato inammissibile. Il Collegio ha precisato che gli appellanti possono presentare una nuova istanza sollecitatoria, manifestando la persistenza dell’interesse alla conclusione del procedimento, e, in caso di ulteriore inerzia, proporre nuovamente l’azione avverso il silenzio. Ha inoltre affermato che possono agire direttamente per ottenere la restituzione dei beni illegittimamente occupati; in tal caso, se il Comune intende conservarne la disponibilità, esso deve esercitare i poteri previsti dall’art. 42-bis. Le spese del doppio grado sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

    In caso di occupazione illegittima di immobili non espropriati, l’amministrazione deve scegliere tra restituzione del bene e acquisizione sanante; il privato può sollecitare l’esercizio di tale potere e può agire direttamente per ottenere la restituzione.

  • art. 31, comma 2, c.p.a.

    La proposizione di una nuova istanza sollecitatoria, fondata sulla persistente attualità dell’interesse del privato, può rendere nuovamente ammissibile l’azione avverso il silenzio quando l’inerzia dell’amministrazione perduri.

  • art. 31, comma 1, c.p.a.

    L’azione avverso il silenzio presuppone che sussista un obbligo dell’amministrazione di provvedere e che non vi sia una precedente pronuncia giudiziale passata in giudicato incompatibile con la riproposizione della medesima domanda.

  • art. 117 c.p.a.

    Il rito sul silenzio non può essere nuovamente utilizzato sulla base della stessa istanza quando un precedente giudizio, definito con sentenza non impugnata, abbia già statuito sulla relativa inerzia.

  • art. 1, comma 2-bis, l. n. 241/1990

    I doveri di buona fede e collaborazione impongono al privato, nei procedimenti d’ufficio, di sollecitare l’amministrazione quando intenda manifestare la persistenza dell’interesse alla conclusione del procedimento.

Massime di principio

  • Quando una precedente sentenza passata in giudicato ha stabilito che l’amministrazione non è rimasta inerte rispetto a una determinata istanza, la stessa istanza non può essere posta a fondamento di un nuovo ricorso avverso il silenzio, anche se la risposta amministrativa era meramente formale o sostanzialmente elusiva.
  • In caso di occupazione illegittima di un immobile non seguita da espropriazione, il privato può sollecitare l’amministrazione a scegliere tra restituzione del bene e acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001; l’istanza ha funzione sollecitatoria e non costituisce necessariamente impulso procedimentale in senso tecnico.
  • La presentazione di una nuova istanza che manifesti la persistente attualità dell’interesse del privato può consentire la proposizione di una nuova azione avverso il silenzio, se l’amministrazione rimane ulteriormente inerte e ricorrono i presupposti dell’art. 31, comma 2, c.p.a.
  • Il privato può agire direttamente per ottenere la restituzione del bene illegittimamente occupato; se l’amministrazione intende conservarne la disponibilità e mantenerlo destinato all’opera pubblica, deve esercitare il potere di acquisizione sanante previsto dall’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteTermini e notificazione del ricorso
RamiEspropriazione per pubblica utilitàProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneEffetto conformativo e riedizione del potereBuona fede e correttezza della PASopravvenuta carenza di interesse

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