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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21196/2026 del 22/06/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (assicurazione)

La controversia

La controversia nasce dal furto di un'autovettura di proprietà di una terza società, affidata a una carrozzeria/officina per l'esecuzione di lavori. L'assicuratrice del proprietario dell'auto, dopo avere pagato l'indennizzo e surrogatasi nel relativo diritto, ha agito contro l'officina chiedendo il rimborso di quanto corrisposto, assumendo l'inadempimento degli obblighi di custodia. L'officina ha chiamato in garanzia la propria assicuratrice della responsabilità civile, sostenendo che la polizza coprisse anche il furto di veicoli di proprietà di terzi. In primo grado la domanda di manleva è stata respinta perché la copertura sarebbe operativa solo in presenza di specifiche modalità di effrazione previste dalla polizza; in appello la decisione è stata confermata. In cassazione gli ex soci della società estinta hanno censurato l'interpretazione della clausola assicurativa 'VP2 - veicoli di proprietà di terzi', deducendo violazione dei criteri ermeneutici contrattuali, dell'art. 2909 c.c. e dell'art. 166 del codice delle assicurazioni, oltre alla violazione dei criteri di interpretazione secondo buona fede e contro il predisponente.

La decisione

La Corte ha preliminarmente respinto l'eccezione di carenza di legittimazione dei ricorrenti, riconoscendo che i rapporti della società estinta si trasferiscono ai soci. Nel merito, però, ha dichiarato inammissibili entrambi i motivi di ricorso: il primo perché si limitava a contrapporre una diversa lettura della clausola assicurativa senza dimostrare un'effettiva violazione dei canoni ermeneutici, senza chiarire adeguatamente l'interesse a ricorrere e senza cogliere la ratio della decisione di merito; il secondo perché risolveva la censura di interpretazione secondo buona fede in una petizione di principio e comunque presupponeva un'ambiguità della clausola che la Corte ha escluso. Ne è seguita la condanna dei ricorrenti alle spese di lite e l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1780 c.c.

    richiamato nei fatti come parametro degli obblighi di custodia del depositario del bene affidato per lavori

  • art. 1891 c.c.

    richiamato per distinguere l'assicurazione per conto altrui, in cui il legittimato all'indennizzo è il titolare dell'interesse assicurato

  • art. 100 c.p.c.

    richiamato per evidenziare l'insufficiente esposizione dell'interesse a ricorrere

  • art. 1362 c.c.

    canone di interpretazione letterale e sistematica del contratto invocato dai ricorrenti, ma la Corte ne esclude la violazione perché il ricorso si limita a proporre una diversa lettura della clausola

  • art. 1363 c.c.

    canone sistematico invocato dai ricorrenti; la Corte ribadisce che la lettura del giudice di merito era plausibile e non censurabile in cassazione come unica interpretazione possibile

  • art. 2909 c.c.

    richiamato in relazione a un presunto giudicato interno, ma la censura è ritenuta oscura e non autosufficiente

  • art. 166 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209

    richiamato come dovere di chiarezza nella redazione del contratto assicurativo, ma ritenuto non pertinente rispetto alla censura interpretativa

  • art. 1366 c.c.

    canone di interpretazione secondo buona fede invocato nel secondo motivo, ritenuto non violato poiché la clausola non era oscura e la censura era assertiva

  • art. 1370 c.c.

    criterio contro il predisponente richiamato ma ritenuto inapplicabile perché la clausola è stata considerata priva di ambiguità

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    richiamato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato in caso di inammissibilità

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione la denuncia di violazione dei canoni legali di interpretazione contrattuale è ammissibile solo se il ricorrente indica specificamente quali norme siano state violate e spiega in modo puntuale come il giudice di merito se ne sia discostato; non basta contrapporre una diversa lettura del testo negoziale.
  • L'interpretazione contrattuale adottata dal giudice di merito non è censurabile in cassazione se rappresenta una delle interpretazioni plausibili della clausola, anche quando il ricorrente ne prospetti un'altra astrattamente possibile o preferibile.
  • Quando la pretesa copertura assicurativa riguarda il furto di beni di terzi, è decisivo chiarire la struttura del contratto: se l'assicurazione è per conto altrui, il diritto all'indennizzo spetta al titolare dell'interesse assicurato; se invece la copertura riguarda la responsabilità del detentore, il legittimato può essere diverso. L'ambiguità su tale punto può precludere la verifica dell'interesse a ricorrere.
  • Il criterio di interpretazione secondo buona fede e quello contro il predisponente presuppongono un'effettiva ambiguità della clausola; se il giudice di merito la ritiene chiara e non dubbia, tali criteri sussidiari non possono essere invocati per imporre una lettura alternativa non supportata dal testo.
  • La censura in cassazione non può fondarsi su richiami generici a giudicato interno, chiarezza contrattuale o affidamenti asseritamente ingenerati, se tali profili non sono sviluppati in modo autosufficiente e coerente con la decisione impugnata.

Come è indicizzato

MaterieFideiussioneImpugnazioniRisarcimento e indennizzo
RamiContrattiProcesso civileAssicurazioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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