Sentenza n. 865/2026 - Brescia, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego dell’aggiornamento del permesso di soggiorno di lungo periodo e rilascio di un permesso di soggiorno ordinario, con implicita revoca del titolo di lungo periodo
Esito
Favorevole al resistente (questura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente, titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato nel 2010, aveva chiesto nel 2021 l’aggiornamento del titolo. La Questura ha respinto l’istanza e disposto il rilascio di un permesso ordinario, ritenendo integrata la causa di revoca prevista dall’art. 9, comma 7, lettera d), d.lgs. 286/1998, per l’assenza dal territorio italiano per oltre dodici mesi continuativi. L’assenza, non contestata quanto alla durata, si era protratta dal 30 settembre 2019 al 17 dicembre 2020. Il ricorrente ha dedotto che l’Amministrazione avrebbe dovuto considerare le ragioni dell’assenza: il rientro nel Paese d’origine per accertamenti diagnostici e visite specialistiche tra ottobre 2019 e marzo 2020, nonché l’impossibilità di rientrare successivamente in Italia a causa delle restrizioni adottate durante la pandemia da Covid-19.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, prendendo atto della dichiarazione depositata dal ricorrente il giorno precedente l’udienza, con cui egli ha manifestato la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. Non è stata quindi esaminata la legittimità del provvedimento impugnato né il merito delle ragioni addotte per giustificare l’assenza dall’Italia. Le spese di giudizio sono state compensate in ragione delle peculiarità della fattispecie e dell’esito del giudizio.
Norme richiamate
art. 9, comma 7, lett. d), d.lgs. 286/1998
più di dodici mesi continuativi
La disposizione è stata indicata dall’Amministrazione quale base della revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo per assenza dal territorio italiano superiore a dodici mesi continuativi; la sentenza non ne esamina il merito.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato nello svolgimento processuale in relazione alla trattazione della causa.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Applicato, implicitamente, per la declaratoria di improcedibilità conseguente alla sopravvenuta carenza di interesse.
art. 2-septies d.lgs. 196/2003
Richiamato quale presupposto per disporre l’oscuramento dei dati personali e sanitari del ricorrente in caso di diffusione del provvedimento.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale base per l’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi del ricorrente.
art. 9, paragrafi 1 e 4, Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato in relazione alla tutela dei dati relativi alla salute e all’oscuramento delle informazioni idonee a rivelare l’identità e lo stato di salute del ricorrente.
Massime di principio
- Quando il ricorrente dichiara, prima della decisione, la sopravvenuta carenza di interesse alla definizione della controversia, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse.
- La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse preclude l’esame dei motivi di ricorso e della legittimità sostanziale dell’atto impugnato.
- La regolazione delle spese può essere disposta mediante compensazione quando le peculiarità della fattispecie e l’esito del giudizio la giustifichino.
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