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Sentenza

Sentenza n. 2300/2026 - Milano, Sezione 2

per l'annullamento, previa sospensione dell’efficacia, - del provvedimento emesso dal Comune di Milano, Direzione Specialistica Attuazione Diretta PGT e SUE – Unità Interventi Diretti Municipi 5-9, Municipio 7 (con sede in Via Sile 8 -20139 Milano) JPE 3085/2021 – PG 77473/2021 di inammissibilità e inefficacia della SCIA a sanatoria P.G. 77479/2021 e della comunicazione di fine lavori P.G. 26827/2022 e contestuale ordinanza di demolizione ai sensi degli art. 33 del d.P.R. 380/2001 inerente all’immobile di Via Patroclo n. 19/23 Milano (individuato per un refuso dal Comune come via Patroclo n.25), datato 28.09.2022 e notificato il 30.09.2022; - di ogni altro atto prodromico e conseguenziale e/o provvedimento connesso, presupposto, ancorché non conosciuto e, comunque, lesivo degli interessi legittimi del ricorrente

Giustizia amministrativa202203257

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento comunale di inammissibilità e inefficacia della SCIA a sanatoria e della comunicazione di fine lavori, con contestuale ordinanza di demolizione ai sensi dell'art. 33 d.P.R. 380/2001

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il proprietario ha impugnato il provvedimento comunale del 28 settembre 2022 relativo a opere realizzate in un immobile di Milano. La SCIA a sanatoria riguardava il frazionamento di un'unità immobiliare in tre appartamenti, la trasformazione di un pergolato al terzo piano in locale abitativo mediante traslazione di superficie lorda e opere interne al piano cantinato. Il Comune aveva ritenuto la SCIA ex art. 22 d.P.R. 380/2001 inidonea, qualificando gli interventi come ristrutturazione edilizia fuori sagoma, soggetta a permesso di costruire a sanatoria, e aveva conseguentemente disposto la demolizione. Il ricorso chiedeva l'annullamento dell'atto, previa sospensione cautelare. La domanda cautelare era stata respinta per carenza di fumus. Nelle more, il ricorrente presentava un'istanza di permesso di costruire a sanatoria avente a oggetto le medesime opere; tale istanza veniva rigettata dal Comune con provvedimento del 14 luglio 2023, non impugnato e divenuto inoppugnabile. Successivamente veniva presentata anche una nuova SCIA in sanatoria nel 2025. All'udienza di merito il Tribunale prospettava d'ufficio la possibile improcedibilità per sopravvenuta carenza d'interesse.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. La proposizione, subito dopo l'ordinanza cautelare, di un'istanza di permesso di costruire a sanatoria relativa alle stesse opere oggetto della precedente SCIA è stata qualificata come condotta sostanzialmente abdicativa rispetto all'utilizzo del procedimento dichiarativo. Il successivo rigetto dell'istanza di permesso di costruire, non impugnato e divenuto definitivo, ha ulteriormente consolidato la perdita d'interesse alla decisione sul provvedimento originario concernente la SCIA. Il Collegio ha richiamato il principio secondo cui la scelta di presentare una domanda di permesso di costruire per i medesimi lavori interrompe e sostituisce, sul piano sostanziale, il procedimento avviato con la SCIA e, ove il diniego non sia tempestivamente impugnato, corrobora l'improcedibilità del ricorso contro il precedente atto. Le spese sono state compensate in ragione dell'esito meramente processuale.

Norme richiamate

  • art. 22 d.P.R. 380/2001

    la SCIA art. 22 è un titolo edilizio inadeguato a legittimare l’intervento realizzato

    Il Comune aveva ritenuto la SCIA inidonea perché le opere erano qualificabili come ristrutturazione edilizia fuori sagoma e richiedevano un permesso di costruire a sanatoria.

  • art. 33 d.P.R. 380/2001

    Costituisce la base normativa richiamata per l'ordinanza di demolizione impugnata.

  • art. 3 d.P.R. 380/2001

    le opere sono qualificabili di ristrutturazione edilizia fuori sagoma

    La qualificazione degli interventi come ristrutturazione edilizia fuori sagoma è stata posta a fondamento della necessità del permesso di costruire a sanatoria.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Ha consentito al Tribunale di prospettare d'ufficio alle parti la possibile ragione di improcedibilità per sopravvenuta carenza d'interesse.

  • art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.

    Costituisce la base processuale della declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza d'interesse.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal Tribunale tra le disposizioni processuali applicate.

Massime di principio

  • La proposizione, dopo l'impugnazione di un provvedimento relativo a una SCIA edilizia, di un'istanza di permesso di costruire a sanatoria avente a oggetto le medesime opere può integrare una condotta abdicativa rispetto al procedimento dichiarativo e determinare la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione sul ricorso originario.
  • Quando l'istanza successiva di permesso di costruire a sanatoria relativa alle stesse opere viene rigettata con un provvedimento non impugnato, il diniego diviene inoppugnabile e consolida la perdita di interesse alla definizione del giudizio promosso contro il precedente provvedimento concernente la SCIA.
  • La scelta del privato di sostituire, per le medesime opere edilizie, il procedimento fondato sulla SCIA con quello autorizzatorio del permesso di costruire a sanatoria impedisce di conservare un interesse attuale alla decisione sulla legittimità dell'originario arresto comunale della SCIA, salvo specifiche ragioni di interesse ancora dedotte e dimostrate.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziSanatoria e condono edilizioEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseLegittimazione e interesse a ricorrereDecadenza e tardività

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