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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 11339/2021 del 29/04/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ceci, dipendente della Cassa di Risparmio di Cesena, licenziato in tronco il 18.5.2011 per contestazioni disciplinari, impugnò il licenziamento con ricorso ex art. 700 c.p.c., notificato il 15.12.2011. La Banca eccepì la decadenza dall'impugnativa per il superamento del termine di 60 giorni previsto dall'art. 6 L. n. 604/1966 (come novellato dalla L. n. 183/2010), avendo decorso più di 60 giorni fra la ricezione del recesso (19.5.2011) e la notifica del ricorso cautelare. Dopo giudizi di merito (Tribunale di Forlì e Corte d'appello di Bologna) che hanno ritenuto legittimo il licenziamento e rigettato gli appelli, Ceci ha proposto ricorso per cassazione con sedici motivi, lamentando tra l'altro ritorsività del licenziamento, violazione della privacy, nullità del procedimento, vizi di motivazione e inadeguato esame della qualifica di apprendista. La Corte di Cassazione ha esaminato l'atto di cassazione rilevando una redazione prolissa e confusa dei motivi, la mescolanza di fatti e diritto, l'assenza di precisa enunciazione dei vizi di cui all'art. 360 c.p.c. e la mancata indicazione puntuale del "fatto storico" richiesto per il vizio di omesso esame (n. 5 art. 360).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale di Ceci per difetto di chiarezza, sinteticità e specificità nelle censure, nonché per l'incapacità di ricondurre i motivi a una delle ipotesi tassative dell'art. 360 c.p.c.; ha altresì dichiarato inefficace il ricorso incidentale proposto dalla Banca (tardivo rispetto all'inefficacia conseguente all'inammissibilità del ricorso principale). Per tale reciproca soccombenza le spese del giudizio di legittimità sono compensate. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui il ricorso per cassazione non è un terzo grado di merito e ha richiamato i requisiti formali e di contenuto richiesti per la doglianza sull'omesso esame di fatti decisivi. In sintesi: ricorso principale inammissibile; ricorso incidentale inefficace; compensazione delle spese.

Norme richiamate

  • art. 700 c.p.c.

    Norma richiamata perché il licenziamento era stato impugnato in via cautelare con ricorso ex art. 700; la Corte richiama il fatto che la modalità e i tempi di notifica del ricorso cautelare sono rilevanti nel processo di merito (ma la decisione di cassazione si fonda sull'inammissibilità formale del ricorso di legittimità).

  • art. 6 L. n. 604/1966 (novellato dalla L. n. 183/2010)

    Disciplina il termine di decadenza di 60 giorni per impugnare il licenziamento: la Banca aveva eccepito la decadenza per decorso dei termini fra ricezione del recesso e notifica del ricorso cautelare; la questione è stata centrale nel merito ma, nella cassazione, la decisione è avvenuta su questioni di ammissibilità del ricorso di legittimità.

  • art. 360 c.p.c., comma 1

    Individua i motivi tassativi di ricorso per cassazione. La Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia formulato in modo specifico e riconducibile a una delle ipotesi di cui all'art. 360 le proprie censure, rendendo il ricorso inammissibile.

  • art. 366 c.p.c.

    Prescrive i contenuti e i requisiti formali del ricorso per cassazione (esposizione sommaria dei fatti, motivi). La Corte ha rilevato il mancato rispetto del dovere di chiarezza e sinteticità richiesto da tale norma.

  • art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4

    Richiama i requisiti per l'indicazione degli elementi probatori e dei fatti storici; la Corte ha richiamato la necessità di indicare testualmente il "fatto storico" omesso quando si deduce il vizio n. 5 dell'art. 360.

  • art. 371 c.p.c., comma secondo

    Stabilisce il termine di 40 giorni per la proposizione del ricorso incidentale dalla notificazione del ricorso principale; la Corte ha precisato che comunque l'incidentale è inefficace se il ricorso principale è dichiarato totalmente inammissibile.

  • art. 132 c.p.c.

    Richiama l'importanza della motivazione della sentenza; la Corte ha ricordato che il sindacato in cassazione sul vizio di motivazione è limitato e riguarda casi di assoluta carenza o contraddittorietà della motivazione.

  • art. 13, comma i quater, DPR n. 115/2002

    Riferito alla contribuzione unificata: la Corte ha disposto l'ulteriore versamento da parte di entrambe le parti ai sensi delle norme vigenti (testo risultante dalla L. n. 228/2012).

  • L. 24.12.2012 n. 228

    Novella normativa richiamata in relazione al regime contributivo (contributo unificato) e alla citazione dell'art. 13 DPR 115/2002 come modificato.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione deve essere chiaro, sintetico e articolato in motivi che siano riconducibili in modo univoco a una delle ipotesi tassative dell'art. 360 c.p.c.; la prolissità e la mescolanza indifferenziata di fatti e diritto possono comportare l'inammissibilità.
  • Non trasformare il ricorso di legittimità in un terzo grado di merito: le censure devono evidenziare specifici errori di diritto o omessi esami di fatti decisivi, indicando esattamente il "fatto storico" e le fonti probatorie rilevanti quando si invoca il n. 5 dell'art. 360.
  • Nelle impugnazioni di licenziamento, verificare sempre i termini perentori di impugnazione (art. 6 L. n. 604/1966 come novellato): la tempestività dell'impugnazione è spesso decisiva e può essere efficacemente eccepita dal datore di lavoro.
  • Il ricorso incidentale, anche se tempestivo rispetto ai termini ordinari, diventa inefficace se il ricorso principale è dichiarato totalmente inammissibile.
  • Per contestare l'omesso esame di prove o fatti decisivi, occorre indicare esattamente il dato testuale o extratestuale da cui risulta il fatto, dimostrare quando e come è stato trattato tra le parti e la sua decisività, al fine di soddisfare i requisiti di ammissibilità in Cassazione.
  • Osservare le prescrizioni formali del codice (art. 366 e connessi): chiarezza, sinteticità e precisione non sono solo formalità, ma presupposti sostanziali per ottenere l'esame delle questioni di diritto in Cassazione.

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