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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44122/2024 del 03/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Vita impugna la conferma della custodia cautelare in carcere disposta per l'omicidio pluriaggravato di Palumbo Michele (marzo 2010) e reati connessi, sostenendo che i gravi indizi a suo carico si fondano su dichiarazioni di collaboratori di giustizia (Moscato, Arena) di natura prevalentemente indiretta/de relato. Lamenta che il tribunale del riesame non abbia efficacemente confutato le osservazioni difensive: discrepanze tra le versioni (numero e identità dei killer), la mancata individuazione e verifica della fonte primaria delle informazioni de relato (rischio che tutte le affermazioni derivino dallo stesso soggetto, es. Battaglia), la mancata valutazione dell'eventuale conoscenza reciproca delle dichiarazioni (Arena avrebbe avuto conoscenza delle prime dichiarazioni di Moscato), e l'omessa verifica che le informazioni riferite costituissero patrimonio conoscitivo comune del sodalizio. Con un secondo motivo deduce anche carenza di motivazione circa l'attualità del pericolo di recidiva, tenuto conto del lungo intervallo temporale dall'evento, della sua incensuratezza e della possibile marginalità del suo contributo, nonché della mancata valutazione di misure meno afflittive (arresti domiciliari con controllo a distanza ex art. 275-bis c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondate alcune censure, dichiarando che il Tribunale del riesame non ha adeguatamente motivato sulla congruenza, indipendenza e autonomia delle dichiarazioni dei collaboratori e non ha verificato se le informazioni del Moscato fossero effettivamente patrimonio conoscitivo comune. Ha inoltre censurato l'assenza di accertamento sulla fonte primaria del de relato e la mancata considerazione del fatto che Arena fosse a conoscenza delle prime dichiarazioni di Moscato. Per tali lacune motivazionali la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio al Tribunale di Catanzaro per un nuovo giudizio, demandando al giudice di merito di esaminare anche le questioni relative al pericolo di recidiva e alle misure meno afflittive.

Norme richiamate

  • art. 292 c.p.p.

    Il modello di motivazione del riesame deve conformarsi ai requisiti formali indicati, esplicitando le ragioni che giustificano la conferma della misura cautelare

  • art. 546 c.p.p.

    Indicazione del modulo di motivazione a cui il giudice del riesame deve ispirarsi, adattato al giudizio cautelare basato su indizi

  • art. 192 commi 3 e 3-bis c.p.p.

    art. 192 commi 3 e 3-bis c.p.p.

    Consente l'utilizzo delle chiamate in correità o dichiarazioni de relato, ma impone che tali dichiarazioni siano valutate secondo criteri rigorosi (credibilità soggettiva, specificità, coerenza, costanza, spontaneità) e che le chiamate si riscontrino reciprocamente

  • art. 275 comma 3 c.p.p.

    Rimanda alla presunzione relativa nella valutazione del rischio di reiterazione, richiedendo motivazione adeguata se si ritiene sussistente il pericolo

  • art. 275-bis c.p.p.

    Prevede l'utilizzo di strumenti di controllo a distanza per misure meno afflittive (es. arresti domiciliari con controllo elettronico) che il giudice deve valutare come alternative alla custodia in carcere

  • Sez. U., n. 20804/2012 (Aquilina) e giurisprudenza successiva

    Sez. U. n. 20804 del 29/11/2012, dep. 2013 (Aquilina); Sez. 1, n. 41238/2019 (Vaccaro); Sez. 1, n. 17647/2020 (Schirripa)

    La giurisprudenza di legittimità ha fissato condizioni per l'impiego probatorio delle dichiarazioni de relato: valutazione della credibilità soggettiva e dell'attendibilità intrinseca, accertamento dei rapporti tra dichiarante e fonte, convergenza individualizzante delle chiamate, indipendenza delle dichiarazioni e autonomia genetica (derivazione da fonti diverse). Le dichiarazioni di collaboratori su conoscenze acquisite nella militanza associativa possono avere valore probatorio solo se sussistono elementi di verifica che le considerino patrimonio conoscitivo comune

Massime di principio

  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia basate su de relato possono concorrere a formare gravi indizi solo se il giudice verifica e motiva la credibilità, la specificità, la coerenza e la spontaneità di ciascuna testimonianza
  • È necessario accertare e motivare l'indipendenza e l'autonomia genetica delle dichiarazioni: se più dichiarazioni derivano da una stessa fonte primaria (stessa origine de relato) non possono considerarsi riscontri indipendenti
  • Il giudice del riesame deve affrontare esplicitamente le obiezioni della difesa; non è richiesto di confutare punto per punto ogni rilievo, ma occorre dimostrare di aver valutato e ponderato le censure rilevanti
  • Se la prova si fonda su informazioni acquisite nell'ambito associativo, il tribunale deve verificare che tali informazioni costituiscano patrimonio conoscitivo comune e indicare gli elementi che fondano tale valutazione
  • In presenza di un notevole intervallo temporale tra il fatto e la misura cautelare e di assenza di precedenti, il giudice deve motivare con particolare attenzione l'attualità del pericolo di recidiva e valutare misure meno afflittive (es. arresti domiciliari con controllo a distanza ex art. 275-bis)
  • In caso di carenze motivazionali rilevanti sulla consistenza degli indizi, la corretta via è l'annullamento con rinvio al giudice di merito per un nuovo esame approfondito

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