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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4436/2025 del 04/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha revocato la sospensione condizionale della pena concessa con sentenza del Tribunale di Torre Annunziata (28/11/2016, parzialmente riformata in appello). La ricorrente deduceva sopravvenuta impossibilità ad adempiere all'obbligo di demolizione delle opere abusive (termine scaduto il 13/03/2019), nonché l'avvenuta demolizione successiva appena reperite le risorse economiche e le difficoltà connesse al periodo Covid.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la revoca della sospensione condizionale della pena abbia natura dichiarativa: il giudice dell'esecuzione verifica soltanto l'adempimento o l'esistenza di una sopravvenuta impossibilità e non svolge attività discrezionale. Il ricorso è stato considerato generico perché non risulta che le circostanze giustificative siano state specificamente dedotte nel procedimento esecutivo e non è dimostrato in quale modo tali circostanze abbiano realmente impedito l'adempimento, soprattutto alla luce dell'ampio intervallo temporale (scadenza 13/03/2019, accertamento inadempimento 11/09/2023). La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 165 cod. pen.

    Indica gli obblighi cui può essere subordinata la concessione della sospensione condizionale della pena (qui: demolizione delle opere abusive). La sentenza ha richiamato che il beneficio è subordinato all'adempimento degli obblighi indicati.

  • art. 163 cod. pen.

    Norma richiamata in relazione al beneficio della sospensione condizionale; la Corte ha osservato che l'inadempimento dell'obbligo di demolizione, quando subordinato alla concessione del beneficio, determina la revoca della sospensione.

  • art. 168 cod. pen. (comma 1)

    Regola la revoca della sospensione condizionale della pena. La Corte interpreta la revoca come atto di natura dichiarativa che impone al giudice dell'esecuzione un'attività ricognitiva e non discrezionale: il giudice accerta l'adempimento o l'esistenza di una sopravvenuta impossibilità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze in caso di inammissibilità del ricorso in Cassazione; la Corte ha applicato la disposizione per condannare la ricorrente al pagamento di spese e sanzione pecuniaria, non ravvisando assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • La revoca della sospensione condizionale della pena per mancato adempimento di obblighi (es. demolizione) è di natura dichiarativa: il giudice dell'esecuzione verifica solo l'adempimento o l'esistenza di una sopravvenuta impossibilità, senza poteri discrezionali.
  • La sopravvenuta impossibilità ad adempiere deve essere specificamente dedotta e dimostrata nel procedimento esecutivo; se non è stata dedotta in tale sede, il giudice non ha l'onere di accertarla d'ufficio.
  • Nei ricorsi in Cassazione contro provvedimenti di revoca, la parte ricorrente deve indicare chiaramente che le ragioni giustificative sono state dedotte nel procedimento esecutivo e spiegare concretamente come e quando l'impossibilità abbia impedito l'adempimento entro il termine fissato.
  • Un ampio intervallo temporale tra la scadenza dell'obbligo e l'accertamento dell'inadempimento (qui oltre quattro anni) rende più debole la tesi di sopravvenuta impossibilità non adeguatamente provata.
  • Ricorsi generici o non supportati da specifica istruttoria in sede esecutiva rischiano l'inammissibilità e l'imposizione di sanzioni pecuniarie e spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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