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Cassazione Penale, Ordinanza n. 07295/2025 del 21/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto non censurabile in sede di legittimità la motivazione della Corte d'appello, che aveva confermato la responsabilità dell'imputato per omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali in qualità di legale rappresentante di due società. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che, confermando la condanna di primo grado, lo aveva ritenuto responsabile del reato tributario di omessa dichiarazione in qualità di rappresentante legale di due società. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sull'affermazione di responsabilità. Con il secondo ha sostenuto di essere una "testa di legno", formalmente titolare della carica ma estraneo alla gestione sociale, e quindi non responsabile per gli obblighi fiscali delle società. La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile perché meramente ripetitivo di doglianze già esaminate e disattese con motivazione congrua dal giudice di merito. Ha inoltre valorizzato il dato che l'imputato era legale rappresentante delle società, che non erano state presentate le dichiarazioni fiscali, che dagli accertamenti dell'anagrafe tributaria risultava un consistente volume d'affari documentato dalle fatture presenti nel sistema dell'Agenzia delle Entrate e che non era stata rinvenuta la sede sociale. Ha richiamato il principio secondo cui il prestanome non risponde dei reati dichiarativi solo se è privo di qualunque potere o possibilità di ingerenza nella gestione societaria; nel caso concreto, però, non era stata neppure allegata l'ipotesi di una mera società-cartiera finalizzata soltanto all'emissione di fatture per operazioni inesistenti. Ne è seguita la declaratoria di inammissibilità del ricorso, con condanna al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 5 d.lgs. 74/2000

    Integra il reato l'omessa presentazione della dichiarazione fiscale da parte del soggetto obbligato; la responsabilità del legale rappresentante non è esclusa dal solo fatto di asserirsi prestanome, se non risulta la totale assenza di poteri o di ingerenza nella gestione.

Massime di principio

  • In tema di reati tributari dichiarativi, il legale rappresentante formalmente investito della carica risponde dell'omessa presentazione della dichiarazione quando non dimostri di essere del tutto privo di poteri o possibilità di ingerenza nella gestione societaria.
  • La mera allegazione di essere un prestanome o una testa di legno non è sufficiente a escludere la responsabilità per i reati dichiarativi se il giudice di merito accerta elementi sintomatici di una gestione societaria effettiva e della consapevolezza dell'obbligo dichiarativo.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando ripropone questioni di fatto o censure già esaminate dal giudice di merito con motivazione logica e congrua, non manifestamente illogica e quindi insindacabile in sede di legittimità.
  • Ai fini dell'art. 5 d.lgs. 74/2000, gli accertamenti sul volume d'affari, sulla documentazione fatturativa e sull'esistenza di una sede sociale possono corroborare la prova dell'attività societaria e dell'obbligo di presentare la dichiarazione.

Come è indicizzato

MaterieOmessa dichiarazioneImpugnazioni
RamiReati tributariProcesso penale

Testo integrale

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