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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46704/2023 del 21/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per concorso in rapina aggravata sostenendo la violazione di legge e vizio di motivazione: l'identificazione sarebbe incerta e non adeguatamente documentata (assenza di riconoscimento fotografico certo e di riconoscimento in dibattimento), essendo basata principalmente sul riconoscimento informale dell'offeso negli uffici di polizia nell'immediatezza dei fatti e sulla circostanza che il ricorrente indossasse una maglietta con l'effige di "braccio di ferro", particolare di abbigliamento di uso comune non idoneo a garantire l'attendibilità dell'identificazione. Si contestava inoltre la mancata certezza sul ruolo effettivo del soggetto con la maglietta nell'ambito dell'aggressione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato carenza della motivazione sulle modalità e sulla attendibilità dell'identificazione (assenza di riconoscimento fotografico o in dibattimento rassicurante, eccessiva valorizzazione di un capo di abbigliamento di uso comune) e incertezza sul ruolo concreto del ricorrente nella rapina. Di conseguenza ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano per un nuovo esame della capacità dimostrativa delle prove disponibili e per valutare l'eventuale concorso del ricorrente nella rapina e il suo specifico ruolo nell'esecuzione dell'aggressione.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen. (rapina)

    La norma è richiamata in relazione alla qualificazione del fatto (rapina aggravata) oggetto del processo; la Corte ha esaminato la prova della partecipazione del ricorrente al reato disciplinato da tale articolo

  • art. 192 cod. proc. pen.

    La norma è stata invocata nell'ambito delle doglianze relative alla motivazione e alla prova (valutazione e formalità del riconoscimento); la decisione della Corte richiama l'esigenza di una motivazione adeguata in ordine all'identificazione degli imputati

Massime di principio

  • L'identificazione dell'imputato non può fondarsi in modo decisivo su indumenti o altri particolari comuni senza elementi ulteriori che ne garantiscano l'univocità
  • Il riconoscimento dell'offeso necessita di formalità e di coerenza probatoria: il mancato riconoscimento in sede dibattimentale o l'assenza di riconoscimento fotografico rafforzano il dubbio sull'attendibilità dell'identificazione
  • La motivazione della sentenza deve esplicitare con chiarezza il nesso probatorio tra gli elementi raccolti e l'individuazione dell'imputato; la mera valorizzazione di particolari trascurabili è insufficiente
  • In presenza di dubbi rilevanti sull'identificazione e sul ruolo concreto dell'imputato nella commissione del reato, la via corretta è l'annullamento con rinvio per un nuovo esame della capacità probatoria complessiva
  • Il rimedio cautelativo (rinvio ad altra sezione) è adottato quando la valutazione delle prove appare incongruente o insufficiente a reggere una condanna, senza che ciò implichi un'assoluzione automatica

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