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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45987/2022 del 05/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti chiedevano la revoca della confisca di beni disposta con decreto irrevocabile del 12/03/2013, deducendo carenza argomentativa del decreto impugnato e l'assenza di certezza sulla riconducibilità dei beni a proventi illeciti. Sostenevano che gli acquisti erano stati effettuati con risorse familiari derivanti da evasione fiscale dell'attività commerciale e che mancava prova del nesso di pertinenzialità tra beni e reati presupposti.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha ritenuto che i ricorrenti non abbiano prodotto elementi di novità idonei a mutare radicalmente le conclusioni già raggiunte nel procedimento di prevenzione: le deduzioni difensive costituiscono mera rivalutazione di elementi già esaminati e non provano la disponibilità di risorse sufficienti per gli acquisti contestati. È stata richiamata la giurisprudenza che esclude che la giustificazione degli acquisti col ricorso a proventi da evasione fiscale possa superare la presunzione di disponibilità illecita in caso di sproporzione. Ne è conseguito il rigetto dell'istanza di revoca e la condanna dei ricorrenti (alle spese).

Norme richiamate

  • Legge 31 maggio 1975 n.575, art. 2-ter, comma terzo

    Il provvedimento di confisca deliberato ai sensi dell'art. 2-ter, comma terzo, L. 31 maggio 1975 n. 575 (disposizioni contro la mafia) è suscettibile di revoca "ex tunc" a norma dell'art. 7, comma secondo, L. 27 dicembre 1956 n. 1423...

    La confisca prevista da questa norma può essere revocata ex tunc se il provvedimento è affetto da "invalidità genetica"; la revoca richiede un nuovo giudizio fondato su elementi diversi da quelli del provvedimento originario.

  • Legge 27 dicembre 1956 n.1423, art. 7, comma secondo

    citata nella pronuncia come norma che consente la revoca ex tunc in presenza di invalidità genetica del provvedimento ablatorio

    Richiamata come fondamento giuridico per la possibilità di revoca della confisca quando emerga un vizio originario che giustifichi la riparazione dell'errore giudiziario.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 6, n. 28267 del 10/05/2017 e altre)

    La revoca è "diretta a che al giudicato sia sostituita una nuova, diversa pronuncia, all'esito di un nuovo, diverso, giudizio; affinché il giudizio sia ritenuto \"nuovo\", esso deve necessariamente fondarsi su elementi di indagine diversi da quelli compresi nel processo conclusosi con il giudizio precedente"

    Per ottenere la revoca è necessario introdurre prove "nuove" non valutate nel procedimento precedente e tali da poter mutare radicalmente le conclusioni; non sono ammesse semplici rielaborazioni o rivalutazioni di elementi già esaminati.

  • Giurisprudenza (Sez. 1, n. 12629 del 16/01/2019, Macrì)

    la sproporzione tra i beni posseduti e le attività economiche del familiare o del terzo intestatario fittizio del bene non può essere da costoro giustificata adducendo proventi da evasione fiscale...

    La Corte ha interpretato che non è ammissibile giustificare la provenienza di patrimoni sproporzionati rispetto ai redditi denunciando generiche entrate da evasione fiscale; tale argomentazione non abbatte la presunzione di interposizione o di disponibilità illecita.

Massime di principio

  • La revoca di un provvedimento di confisca richiede l'apporto di "prove nuove" effettivamente non considerate nel procedimento originario e idonee a mutare radicalmente le conclusioni precedenti.
  • La mera rielaborazione o il diverso apprezzamento di documenti già valutati non costituiscono elementi di novità utili alla revoca; occorre documentazione nuova (es. pagamenti tracciati, bonifici, atti che dimostrino il legittimo acquisto).
  • L'affermazione che i beni siano stati acquistati con proventi derivanti da evasione fiscale non è automaticamente idonea a giustificare acquisizioni sproporzionate: la giustificazione richiede prove concrete e dirette della disponibilità delle somme dichiarate.
  • In caso di sproporzione tra redditi dichiarati e beni posseduti, opera la presunzione di disponibilità illecita; chi contesta la confisca deve confrontarsi analiticamente con il percorso argomentativo del giudice e smontarne i passaggi chiave con elementi concreti.
  • Il sindacato in Cassazione è limitato: non può trasformarsi in una rivalutazione di merito; le doglianze devono riguardare profili di diritto o l'insufficienza/contraddittorietà della motivazione ove effettivamente esistente.
  • Per aumentare le probabilità di successo in istanze analoghe, occorre produrre nuovi documenti bancari, contratti, ricevute di pagamento o altre prove oggettive che colleghino direttamente le somme impiegate agli acquisti contestati.

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