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Ordinanza

Ordinanza n. 4272/2026 - Roma, Sezione 2T

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento del 10.06.2026 (prot. n. 114041) con cui l’ATAC Spa ha disposto l’esclusione dell’ATI ricorrente dalla procedura negoziata indetta per l’affidamento dell’“Accordo Quadro, in base al quale affidare ad un unico operatore economico i lavori di Manutenzione Ordinaria Programmata e Non Programmabile dell’armamento Ferroviario della Metropolitana di Roma Linea C.” (GARA 20269- CIG: BA90A09EB2);

Giustizia amministrativa202607778

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II terOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento di esclusione dell’ATI da una procedura negoziata per l’affidamento di lavori di manutenzione dell’armamento ferroviario della Metropolitana di Roma Linea C

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (stazione appaltante)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Le imprese ricorrenti hanno impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare, il provvedimento con cui ATAC S.p.A. le ha escluse dalla procedura negoziata per l’affidamento di un accordo quadro relativo ai lavori di manutenzione ordinaria programmata e non programmabile dell’armamento ferroviario della Metropolitana di Roma Linea C. Dalla motivazione dell’ordinanza emerge che l’esclusione era collegata alle dichiarazioni concernenti il contratto collettivo applicabile: tali dichiarazioni sono state ritenute ambigue nell’identificazione del contratto collettivo, anche perché la ricorrente aveva cancellato nella domanda di partecipazione la casella che consentiva di indicare un contratto collettivo diverso da quello indicato dalla stazione appaltante, mentre in altre dichiarazioni aveva fatto riferimento a due contratti collettivi coincidenti con quello indicato dalla stazione appaltante.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare ritenendo insussistente il fumus boni iuris. In particolare, ha considerato effettivamente ambigua l’identificazione del contratto collettivo risultante dalle dichiarazioni della concorrente, valorizzando sia la cancellazione della casella relativa alla possibilità di indicare un contratto collettivo diverso da quello previsto dalla stazione appaltante, sia il riferimento, in altre dichiarazioni, a due contratti collettivi riconducibili a quello indicato dalla stazione appaltante. La misura cautelare è stata quindi negata senza riconoscimento di un’apprezzabile probabilità di fondatezza del ricorso. Le spese della fase cautelare sono state poste a carico della parte ricorrente e liquidate in euro 1.500,00, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La domanda cautelare è stata esaminata secondo la disciplina delle misure cautelari nel processo amministrativo; il TAR ha escluso la sussistenza del fumus boni iuris.

Massime di principio

  • Nella valutazione cautelare dell’impugnazione di un’esclusione da una gara, l’ambiguità delle dichiarazioni rese dal concorrente sull’identificazione del contratto collettivo applicabile può escludere il fumus boni iuris.
  • La coerenza delle dichiarazioni di gara deve essere valutata nel loro complesso: la cancellazione dell’opzione relativa all’indicazione di un contratto collettivo diverso e il contemporaneo riferimento ad altri contratti collettivi possono concorrere a rendere ambiguo l’impegno dichiarativo del concorrente.
  • Quando il ricorso cautelare è privo di fumus boni iuris, la domanda di sospensione del provvedimento di esclusione deve essere respinta e le spese della fase possono essere poste a carico del ricorrente soccombente.

Come è indicizzato

MaterieRequisiti di partecipazione ed esclusioneProcedura di garaTutela cautelare
RamiContratti pubbliciProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareConcorrenza ed evidenza pubblica

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