Cassazione Penale, Ordinanza n. 10871/2026 del 23/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La vicenda riguarda un fatto di sottrazione di merce da un esercizio commerciale, giudicato in appello come reato consumato perché almeno una parte della merce sottratta aveva superato il varco delle casse. Con l'unico motivo di ricorso l'imputato deduceva il difetto di motivazione della sentenza d'appello per la mancata riqualificazione del fatto nella forma tentata, sostenendo che la condotta dovesse essere sussunta nel tentativo e non nel reato consumato.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, osservando che la Corte di appello aveva comunque ricompreso la doglianza nella sintesi dei motivi d'appello e, nella motivazione, aveva confermato la qualificazione del fatto come consumato. È stato richiamato il principio secondo cui in sede di legittimità non è censurabile la sentenza che non risponda espressamente a una specifica deduzione del gravame quando il suo rigetto risulti dalla motivazione letta nel suo complesso. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 131-bis c.p.
Massime di principio
- In sede di legittimità non integra vizio di motivazione la mancata confutazione espressa di una specifica deduzione d'appello quando la sua sostanziale reiezione sia desumibile dalla motivazione complessiva della sentenza.
- La riqualificazione del fatto da consumato a tentato richiede una verifica della concreta consumazione del reato: se la motivazione di merito dà conto dell'avvenuto superamento della soglia consumativa, la doglianza sul tentativo è infondata.
- Quando il ricorso è manifestamente infondato, la Corte di cassazione può dichiararlo inammissibile con conseguente condanna alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende.
Come è indicizzato
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