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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47791/2022 del 16/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma della condanna per più furti aggravati. In particolare: 1) censura della qualificazione come furto consumato (e non tentato) del fatto commesso ai danni di Granvillano Crocifisso Davide, con richiesta di riqualificazione in tentato per aver restituito spontaneamente la refurtiva dopo circa quindici minuti; 2) esclusione dell'aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 7), c.p. (esposizione alla pubblica fede) perché la vittima aveva lasciato l'autovettura aperta e gli oggetti all'interno per scelta personale e non per necessità; 3) richiesta di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in ragione della confessione; 4) censura della motivazione per relationem.

La decisione

Ricorso per cassazione respinto. La Corte ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché, anche assumendo vero il ritorno e la restituzione spontanea, rimaneva l'avvenuto impossessamento e la sottrazione della disponibilità della vittima per un congruo periodo di tempo, per cui la fattispecie doveva ritenersi consumata. Quanto al secondo motivo, è stato confermato che l'aggravante di cui all'art. 625, n. 7), c.p. si applica anche agli oggetti lasciati temporaneamente o per necessità all'interno di un'autovettura parcheggiata (necessità/consuetudine); la mancata chiusura del veicolo non esclude l'aggravante. Le circostanze attenuanti generiche non sono state accolte perché non richieste con specificità in sede di appello e la doglianza sulla motivazione per relationem è generica. Conseguentemente la sentenza di merito è confermata e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 625, comma 1, n. 7, codice penale

    art. 625, comma 1, n. 7) cod. pen.

    La Corte interpreta la norma nel senso che rientrano nell'aggravante anche le cose lasciate all'interno di un'autovettura parcheggiata per "necessità" o per "consuetudine": l'uso attuale dell'auto come base quotidiana giustifica la tutela rafforzata; la mancata chiusura del veicolo non esclude l'applicazione dell'aggravante

Massime di principio

  • La restituzione spontanea della refurtiva dopo un intervallo di tempo non annulla la consumazione del furto se nel frattempo l'imputato si è impossessato dei beni sottraendoli alla disponibilità della vittima per un periodo congruo
  • Gli oggetti lasciati in un'autovettura parcheggiata possono ritenersi esposti alla pubblica fede per "necessità" o "consuetudine" e quindi soggetti all'aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 7), c.p.; la chiusura/chiave del veicolo non è condizione necessaria per escludere l'aggravante
  • Per ottenere il riconoscimento di circostanze attenuanti generiche è necessario formulare richieste specifiche e dettagliate nei gradi di giudizio in cui si deducono; generici cenni ai "benefici di legge" possono risultare inammissibili
  • Una lacuna motivazionale della corte territoriale non comporta automaticamente l'annullamento in cassazione se il motivo è manifestamente infondato e un eventuale annullamento non produrrebbe un esito favorevole al ricorrente
  • Le doglianze generiche sulla motivazione (es. "motivazione per relationem") sono inidonee se non puntualizzate e motivate con riferimento alle parti decisive della sentenza impugnata

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