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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9953/2024 del 08/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza della Corte di Appello di Bologna che aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di rescissione del giudicato relativa alla condanna per rapina aggravata e lesioni aggravate (Tribunale di Parma, 17/01/2018, giudicato 19/04/2019). Il difensore deduceva errata applicazione dell'art. 629-bis, comma 2, c.p.p. e manifesta illogicità della motivazione, lamentando l'impossibilità di provare il giorno di notifica del mandato d'arresto europeo (MAE) e riportandosi come unica data certa al 21/07/2023 (data di ingresso in carcere dopo l'arresto all'estero). Sosteneva quindi che la ricorrente non aveva conoscenza del processo e della sentenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto corretta la decisione della Corte territoriale che aveva invitato la difesa a integrare la documentazione sulla tempestività della richiesta rispetto al giorno di notifica del MAE; la difesa non ha ottemperato. La Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata secondo cui il termine di 30 giorni per la rescissione del giudicato decorre dalla "conoscenza del procedimento" (non dall'avere piena conoscenza formale del contenuto della sentenza) e che l'onere della prova della tempestività grava sul richiedente, il quale deve allegare elementi idonei a comprovare la data di conoscenza. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 629-bis cod. proc. pen.

    La Corte ha interpretato che il termine di 30 giorni per la richiesta di rescissione del giudicato decorre dalla "conoscenza del procedimento" e non dalla conoscenza compiuta del contenuto della sentenza; l'onere della prova della tempestività grava sul ricorrente

  • art. 625-ter cod. proc. pen.

    Richiamato in quanto normativa collegata alla disciplina della rescissione del giudicato: anche in passato la giurisprudenza ha posto l'onere probatorio sul richiedente

  • art. 6 CEDU

    Richiamato nei precedenti giurisprudenziali citati: la questione di legittimità costituzionale dell'art. 629-bis, comma 2, era stata ritenuta manifestamente infondata con riferimento ad un presunto contrasto con l'art. 6 CEDU

  • Costituzione (artt. 24, 111, 117)

    Richiamati in sede di precedente giurisprudenza costituzionalmente connessa alla disciplina dell'impugnazione straordinaria e dei termini; la Corte ha ritenuto non fondata la censura costituzionale mossa in passato contro la decorrenza del termine dalla "conoscenza del procedimento"

Massime di principio

  • Il termine di 30 giorni per chiedere la rescissione del giudicato decorre dalla conoscenza del procedimento (ossia dal momento in cui l'imputato è a conoscenza che esiste un procedimento a suo carico), non dalla piena conoscenza formale del contenuto della sentenza.
  • L'onere di provare la tempestività della richiesta grava sul ricorrente: è necessario allegare documenti idonei e rigorosi a collocare temporalmente la conoscenza del procedimento (es. data di notifica del MAE, verbali di notifica, attestazioni di autorità straniere, registri di ingresso in carcere).
  • Se la notifica è avvenuta tramite mandato d'arresto europeo, la data di notifica del MAE è elemento cruciale: l'assenza di prova di tale data può comportare l'inammissibilità della richiesta.
  • La mera dichiarazione difensiva di non possedere copia del provvedimento o di non ricordare la data non è sufficiente: il giudice può richiedere l'integrazione documentale e dichiarare inammissibile la domanda se la prova non viene fornita.
  • In situazioni processualmente complesse, valutare tempestivamente la richiesta di restituzione nel termine (restitutio in integrum) per poter esercitare pienamente il rimedio straordinario entro i termini previsti dalla legge.
  • Pratiche consigliate: acquisire documentazione ufficiale sulle notifiche (MAE), registri di arresto/ingresso in carcere, comunicazioni delle autorità estere, e produrre prove certificate per dimostrare quando è avvenuta la conoscenza del procedimento.

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