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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10454/2026 del 18/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Habib Lejmi impugna la sentenza che lo ha condannato per il reato di danneggiamento. Denuncia due motivi: 1) la persona offesa non sarebbe legittimata a proporre querela perché non avrebbe dimostrato la titolarità o l'uso esclusivo dell'immobile danneggiato (si deduce coabitazione con l'imputato e quindi mancanza dell'altruità della cosa); 2) la Corte di appello avrebbe errato nel dichiarare inammissibile la richiesta di pene sostitutive ex art. 20-bis c.p. perché ritenuta avanzata da difensore privo di procura speciale, mentre la procura speciale era stata invece depositata il 14/04/2023.

La decisione

Primo motivo: dichiarato inammissibile perché concerne valutazioni di fatto (altruità della cosa e contenuto delle dichiarazioni della persona offesa) non dedotte in appello e quindi non proponibili per la prima volta in Cassazione. Secondo motivo: ritenuto fondato. Dagli atti risulta che la procura speciale era stata depositata il 14/04/2023 e quindi la richiesta di applicazione di pena sostitutiva era stata regolarmente avanzata; la sentenza viene annullata e rimessa ad altra sezione della Corte di appello di Palermo perché esamini la richiesta di pena sostitutiva formulata dal procuratore speciale.

Norme richiamate

  • art. 20-bis cod. pen.

    La norma disciplina le pene sostitutive (es. lavori di pubblica utilità). Dall'interpretazione della sentenza emerge che la richiesta di applicazione di pene sostitutive è ammissibile se avanzata da difensore legittimato da procura speciale regolarmente depositata; l'assenza formale della procura può costituire motivo di inammissibilità se realmente mancante

  • Principio giurisprudenziale sulla inammissibilità di questioni di fatto in Cassazione (richiamo a Sez. 3, n. 2343/2018 e massime richiamate)

    Nel giudizio di legittimità non possono essere proposte per la prima volta questioni di fatto o valutazioni probatorie che non siano state devolute al giudice d'appello: tali questioni, se non dedotte in appello, acquistano efficacia di giudicato e rendono il motivo inammissibile

Massime di principio

  • In Cassazione non è possibile sollevare per la prima volta questioni di fatto o valutazioni probatorie che non siano state oggetto di specifico motivo in appello; tali questioni devono essere sollevate e valutate nel giudizio di merito.
  • Le richieste di applicazione di pene sostitutive (art. 20-bis c.p.) devono essere formulate da un difensore legittimato: la presenza e il deposito della procura speciale sono elementi formali che rendono la richiesta ammissibile; l'omissione apparente può essere verificata dagli atti e, se la procura è presente, il rifiuto per motivo formale è illegittimo.
  • Le questioni puramente processuali o documentali (es. esistenza in atti della procura speciale) possono essere esaminate dalla Corte di cassazione perché riguardano la regolarità del procedimento e non valutazioni di merito sui fatti.
  • Se la Cassazione rileva un vizio procedurale o di diritto che può aver inciso sulla decisione, la sanzione tipica è l'annullamento con rinvio ad altra sezione per nuovo esame, lasciando alla corte di merito la valutazione completa degli effetti sul piano del merito.
  • In situazioni di contestazione della legittimazione della persona offesa (altruità della cosa), tale questione va documentata e discussa già in sede di appello; altrimenti la relativa doglianza sarà inammissibile in Cassazione.

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