Cassazione Penale, Sentenza n. 37232/2025 del 14/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Bologna che aveva confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 11.300.000 euro come profitto del reato di corruzione tra privati (art. 2635 c.c.). Il ricorrente contestava la competenza territoriale del Tribunale di Bologna a favore del Tribunale di Milano, deducendo che i pagamenti (cinque bonifici tra il 22/04/2020 e il 30/01/2023) erano stati accreditati sul conto corrente della società Ramaf s.r.l. presso la filiale Fideuram di Milano (IBAN), e che la Ramaf aveva emesso fatture a Milano; inoltre il ricorrente sosteneva che mancasse la dimostrazione della connessione teleologica tra il reato di corruzione a lui ascritto e l'autoriciclaggio contestato ai coindagati, ovvero che egli non fosse consapevole che la sua condotta fosse finalizzata all'autoriciclaggio, sicché il Tribunale avrebbe erroneamente trattato l'autoriciclaggio come reato-mezzo.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto decisiva la valutazione della connessione teleologica tra il reato di corruzione contestato al ricorrente e l'autoriciclaggio contestato a Pugliese e Bosio. La Corte ha ricordato che, ai fini della connessione per competenza territoriale (art. 12, lett. c), non è necessaria l'identità degli autori del reato-fine e del reato-mezzo: è sufficiente che l'autore del reato-mezzo avesse consapevolezza dell'obiettiva finalizzazione della sua condotta alla commissione o all'occultamento del reato-fine. Il Tribunale di Bologna aveva motivato (in modo non apparente) che i coindagati avevano attribuito alla loro società una falsa attività per introitare e reimpiegare somme provenienti dalla corruzione, con una sequenza unitaria di atti mirata sia ad ottenere il profitto illecito sia a occultarlo; pertanto la competenza territoriale spettava al Tribunale di Bologna, sede del reato più grave (autoriciclaggio). La Corte ha altresì rilevato che, essendo contestati ai coindagati sia il reato-mezzo sia il reato-fine, sussisteva il coefficiente soggettivo richiesto dalla giurisprudenza; era irrilevante che il ricorrente non fosse a conoscenza dell'autoriciclaggio. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 2635 cod. civ. (corruzione tra privati)
Norma del reato-fine per cui è contestato al ricorrente il profitto illecito oggetto di sequestro; la condotta di corruzione è collegata all'operazione di reimpiego contestata ai coindagati.
art. 12, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. (connessione)
Fondamento giuridico per lo spostamento della competenza territoriale: ammette la connessione quando il reato più grave abbia rapporto di connessione teleologica con altro reato, giustificando la riunione nel luogo del reato più grave.
art. 16 cod. proc. pen. (criterio della competenza per luogo del delitto più grave / vis attractiva)
Richiamato dall'ordinanza impugnata per sostenere la competenza del Tribunale di Bologna in favore del reato ritenuto più grave (autoriciclaggio) che attira la competenza.
art. 325 cod. proc. pen. (limiti del sindacato della Cassazione)
Limite per la Corte di cassazione alla revisione della decisione in sede di legittimità: si sindaca la violazione di legge, non la valutazione di merito sulla sussistenza del reato.
art. 61, comma 1, n. 2 cod. pen. (circostanza aggravante richiamata in motivazione)
Riferimento non dirimente in sede cautelare, citato dall'ordinanza ma non determinante per la decisione sulla competenza.
Massime di principio
- Per la determinazione della competenza territoriale per connessione non è necessario che gli autori del reato-fine e del reato-mezzo siano gli stessi; è sufficiente che l'autore del reato-mezzo abbia consapevolezza dell'oggettiva finalizzazione della sua condotta alla commissione o all'occultamento del reato-fine.
- La presenza di pagamenti su conti bancari di una filiale in altra città (es. IBAN riferibile a Milano) è elemento rilevante ma non necessariamente determinante: il giudice valuta l'insieme delle attività, la sequenza unitaria e la finalità degli atti per ricostruire la connessione teleologica.
- Quando ai coindagati sono contestati sia il reato-fine sia il reato-mezzo, la prova del nesso soggettivo in capo a costoro può giustificare lo spostamento della competenza nel foro del reato più grave anche se uno degli indagati (es. il corrotto o il corruttore) non era a conoscenza dell'autoriciclaggio.
- In sede di impugnazione per cassazione la critica alle valutazioni di fatto sul nesso teleologico o sulla localizzazione materiale delle operazioni è limitata: la Corte di legittimità sindaca violazioni di legge e carenze motivazionali manifeste, non reinterpretazioni del quadro probatorio.
- Per contestare efficacemente la competenza territoriale occorre documentare la mancanza del requisito soggettivo richiesto (assenza di finalizzazione/consapevolezza del reato-mezzo rispetto al reato-fine) oppure una motivazione carente o contraddittoria dell'atto impugnato sulla connessione teleologica.
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