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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2060/2025 del 17/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava in Cassazione la sentenza di appello che l'aveva condannata per il reato di cui all'art. 2 d.lgs. n. 74/2000 (dichiarazione fraudolenta), deducendo: 1) genericità del capo di imputazione per mancata indicazione analitica delle fatture (numeri, importi), sostenendo che il richiamo ai fornitori non era sufficiente; 2) vizio di motivazione e insufficienza probatoria, per aver fondato la condanna sulle risultanze dell'indagine amministrativa senza ulteriori accertamenti penali (assenza di accessi/ispezioni/escussione fornitori), per aver dato rilievo allo spesometro e alla veste grafica delle fatture, per il mancato esame della deposizione del teste Cardaci e per un'errata valutazione della prova indiziaria. In memoria la difesa ha altresì prospettato intervenuta prescrizione del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifestata infondatezza e reiterazione di censure già esaminate in sede di appello. Ha ritenuto infondata la doglianza sulla genericità del capo di imputazione: la contestazione era sufficientemente chiara perché le fatture erano raggruppate per soggetto emittente con somme complessive e l'avviso di accertamento indicava il perimetro della contestazione. Ha confermato la legittimità della valutazione probatoria del giudice di merito, che ha valorizzato la forte discrepanza tra costi dichiarati e costi effettivamente riscontrati (Euro 241.491 vs Euro 4.312), l'assenza di documentazione e la mancata risposta al contraddittorio, l'uso di fatture con veste grafica identica e il silenzio della DARDANO su elementi decisivi; ha richiamato il principio della "vicinanza della prova" che impone all'imputato di allegare elementi contrari. Ha inoltre respinto la questione di prescrizione (inammissibile e calcolo errato), rilevando periodi di sospensione utili. Ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese e a una somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 2

    La norma penale relativa alla dichiarazione fraudolenta è applicata; la Corte valuta che il fatto contestato (dichiarazione fraudolenta mediante fatture inesistenti) sia stato sufficientemente descritto per l'esercizio del contraddittorio

  • Giurisprudenza Sez. 3, n. 6102 del 15/01/2014 (Lai)

    Sez. 3, n. 6102 del 15/01/2014, Lai, Rv. 258905 - 01

    Principio secondo cui, nei reati tributari, il rinvio a una categoria omogenea di documenti (es. tutte le fatture di specifici fornitori) può essere sufficiente a evitare la genericità del capo di imputazione se i documenti sono agevolmente identificabili

  • Giurisprudenza Sez. 3, n. 9314 del 16/11/2023 (P.)

    Sez. 3, n. 9314 del 16/11/2023, dep. 2024, P., Rv. 286023 - 01

    Richiama il principio che l'imputato può conoscere la contestazione anche tramite gli atti del fascicolo processuale (es. avviso di accertamento), per cui il capo di imputazione non deve contenere necessariamente ogni dettaglio purché il quadro sia chiaro

  • Giurisprudenza Sez. 6, n. 34532 del 22/06/2021 (Depretis)

    Sez. 6, n. 34532 del 22/06/2021, Depretis, Rv. 281935 - 01

    Il giudice del gravame non è tenuto ad esaminare tutte le deduzioni difensive in modo analitico; è sufficiente una valutazione globale e logica che dimostri di aver tenuto presenti i fatti decisivi

  • Giurisprudenza Sez. 2, n. 6734 del 30/01/2020 (Bruzzese)

    Sez. 2, n. 6734 del 30/01/2020, Bruzzese, Rv. 278373 - 01

    Richiamato il principio della "vicinanza della prova": una volta assolto l'onere probatorio dall'accusa, spetta all'imputato allegare elementi concreti per confutare le presunzioni fondanti l'accusa, specie quando la prova materiale è più agevolmente disponibile alla difesa

Massime di principio

  • La contestazione di reati tributari può essere sufficientemente precisa se le fatture o i documenti sono identificabili tramite un richiamo a categorie omogenee (es. tutte le fatture emesse da determinati fornitori), specialmente se integrata dall'avviso di accertamento.
  • La Corte può valorizzare le risultanze dell'indagine amministrativa e le discrepanze contabili indicate dagli accertatori come elementi probatori, purché il giudice di merito motivi in modo logico e coerente la valutazione complessiva delle prove.
  • Il silenzio o la mancata produzione documentale da parte dell'imputato può essere considerata rilevante alla luce del principio della "vicinanza della prova": l'imputato deve, se possibile, produrre elementi idonei a confutare le presunzioni dell'accusa.
  • La semplice somiglianza della veste grafica delle fatture, se inserita in un quadro indiziario convergente (assenza di rapporti, mancata documentazione, discrepanze contabili), può contribuire alla valutazione di inesistenza delle operazioni.
  • Le doglianze meramente reiterative o generiche sulla motivazione e sulla valutazione delle prove sono spesso dichiarate inammissibili; il ricorso in Cassazione richiede censure specifiche e non ripetizione di quanto già esaminato in sede di merito.
  • Nel prospettare la prescrizione occorre calcolare correttamente i termini includendo eventuali periodi di sospensione processuale; la declaratoria di prescrizione in sede di Cassazione può essere impedita se il ricorso è dichiarato inammissibile.

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