Cassazione Penale, Sentenza n. 36468/2023 del 31/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 30/01/2023 con cui il GIP di Venezia ha disposto l'archiviazione per particolare tenuità ai sensi dell'art. 411, comma 1-bis c.p.p. nei confronti di Tramo, indagato per il reato di diffamazione ex art. 595 c.p. La difesa ha dedotto tre censure: 1) improcedibilità dell'azione per difetto di querela perché la querela era stata proposta dal Comandante della Polizia Municipale di Jesolo e non dai verbalizzanti, e la delega sarebbe stata prodotta solo in udienza camerale; 2) vizio di motivazione e genericità della querela, in quanto i commenti diffamatori pubblicati sul social network "Facebook" a commento di un articolo de "Il Gazzettino" sarebbero stati specificati solo in seguito ad attività investigativa svolta oltre il termine dei 90 giorni; 3) erronea valutazione della scriminante del diritto di critica: la locuzione "che carogne" sarebbe espressione di solidarietà verso la sanzionata e critica dell'operato della Polizia, non un'offesa rivolta ai singoli verbalizzanti.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha rigettato le censure. In particolare: è stata ritenuta valida la delega rilasciata dal Sindaco di Jesolo al Comandante del Corpo di Polizia Locale (datata 19/01/2018, anteriore ai fatti), con conseguente esclusione dell'improcedibilità per difetto di querela; la querela è stata considerata sufficientemente specifica per assolvere alla sua funzione di condizione di procedibilità e per consentire un capo di imputazione chiaro; la frase "che carogne", nel contesto, è stata qualificata come offensiva e gratuita, non ricompresa nei limiti del diritto di critica. Il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 411, comma 1-bis, cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'archiviazione per particolare tenuità del fatto; l'ordinanza che dispone tale archiviazione ha natura decisoria e può essere sindacata in cassazione per violazione di legge o per motivazione carente quando incida su diritti soggettivi in modo definitivo.
art. 131-bis, cod. pen.
Prevede la non punibilità per particolare tenuità del fatto; la corte ha rilevato che l'applicazione di questo istituto comporta valutazioni di merito che giustificano il sindacato di legittimità quando necessario.
art. 595, cod. pen.
Tipizza il delitto di diffamazione; la decisione valuta la offensività dell'espressione contestata rispetto ai limiti del diritto di critica e del dolo richiesto.
artt. 409, 410 e 127, cod. proc. pen.
Rinvii procedurali sull'udienza camerale: la corte chiarisce che il richiamo a "secondo le forme previste dall'art. 127" non comporta automaticamente la possibilità di ricorrere in cassazione, salvo espressa previsione; tuttavia, le ordinanze che hanno carattere decisorio e incidono su diritti possono comunque essere impugnate ai sensi dell'art. 111 Cost.
art. 111, comma 7, Cost.
Garantisce la tutela giurisdizionale anche per provvedimenti non aventi forma di sentenza se incidono su libertà personali o diritti soggettivi, consentendo il ricorso per cassazione per violazione di legge.
Massime di principio
- La legittimazione a proporre querela da parte di un rappresentante del corpo (es. Comandante) può essere dimostrata con delega anche acquisita tardivamente nel corso del procedimento; la verifica documentale può avvenire in qualsiasi fase del giudizio.
- La querela deve indicare gli elementi di fatto essenziali e la volontà di perseguire il colpevole: non è necessario che contenga ogni dettaglio investigativo purché sia sufficientemente specifica da individuare il fatto e consentire l'imputazione.
- L'archiviazione per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis) comporta valutazioni di merito sulla condotta e può essere sindacata in cassazione quando il provvedimento abbia carattere decisorio e incida in modo definitivo su diritti soggettivi.
- Nella fattispecie della diffamazione, la distinzione tra diritto di critica e offesa personale dipende dal contesto e dai toni: espressioni gratuite, denigratorie e non correlate al comportamento contestato esulano dalla protezione del diritto di critica.
- I rinvii procedurali all'art. 127 c.p.p. devono essere interpretati con attenzione: la semplice richiamata "secondo le forme" non autorizza automaticamente ogni impugnazione; occorre verificare se il legislatore ha espressamente previsto rimedi straordinari.
- Quando un provvedimento non ha la forma di sentenza ma decide in modo definitivo su diritti soggettivi, esso può essere considerato impugnabile in virtù del principio di tutela giurisdizionale (art. 111 Cost.).
- Nelle controversie relative a contenuti pubblicati su social network, l'esame concreto del contesto comunicativo è determinante per valutare offensività, continenza espressiva e sussistenza del dolo diffamatorio.
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