Cassazione Penale, Sentenza n. 44326/2023 del 03/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse dovuta alla revoca della misura cautelare. Non sono state pronunciate spese processuali, considerata la ragione della rinuncia e la tempestività della comunicazione
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione in cassazione dell'ordinanza con cui il tribunale del riesame di Caltanissetta aveva respinto l'appello in materia cautelare. Successivamente la difesa ha comunicato, tramite PEC e munita dei relativi poteri, la rinuncia al ricorso in considerazione della sopravvenuta revoca della misura cautelare, determinando la perdita dell'interesse a proporre il ricorso
Massime di principio
- La revoca della misura cautelare che costituisce l'oggetto dell'impugnazione può determinare la sopravvenuta carenza di interesse e quindi l'inammissibilità del ricorso per cassazione
- La rinuncia al ricorso, se tempestiva e formalmente comunicata con i necessari poteri, comporta la cessazione del procedimento di impugnazione senza necessità di decidere nel merito
- In presenza di una rinuncia motivata dalla revoca della misura, il giudice può non compensare o non affrontare le spese processuali, soprattutto quando la comunicazione è tempestiva e giustificata
- In situazioni analoghe è opportuno verificare tempestivamente l'esistenza dell'interesse a procedere: se l'evento sopravvenuto elimina l'utilità pratica del provvedimento impugnato, conviene valutare la rinuncia per evitare oneri e inutili attività processuali
- La forma della comunicazione (es. PEC) e il possesso dei relativi poteri di rappresentanza della difesa sono requisiti importanti per rendere efficace la rinuncia e produrre l'effetto di inammissibilità per carenza di interesse
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