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Cassazione Penale, Ordinanza n. 30959/2026 del 12/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello di Genova aveva confermato la condanna di primo grado di un imputato per il reato di minaccia aggravata ex art. 612, comma 2, c.p. Avverso tale decisione l'imputato ha proposto ricorso per cassazione tramite difensore articolando quattro motivi: con il primo ha dedotto censure generiche mirate, in sostanza, a ottenere una diversa ricostruzione del fatto e una rivalutazione del merito, senza indicare specifici travisamenti di prova; con il secondo ha lamentato la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.; con il terzo e il quarto ha contestato la determinazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche, chiedendo una nuova valutazione della congruità del trattamento sanzionatorio e della motivazione del giudice di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo diretto a un sindacato di merito non consentito in sede di legittimità, in assenza di specifici travisamenti probatori e in presenza di una motivazione non manifestamente illogica; ha giudicato manifestamente infondato il motivo sull'art. 131-bis c.p., perché la Corte territoriale aveva motivato in modo effettivo e coerente il diniego della particolare tenuità; ha ritenuto non consentite e comunque infondate le censure sulla pena e sulle attenuanti generiche, ribadendo che la graduazione della pena e il giudizio sulle attenuanti sono valutazioni di merito sindacabili solo per arbitrio o manifesta illogicità, non ravvisati nel caso concreto. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 612, comma 2, c.p.

    base legale della condanna confermata in appello; il ricorso non ha scalfito l'accertamento di responsabilità per minaccia aggravata.

  • art. 131-bis c.p.

    la particolare tenuità del fatto è stata esclusa perché la Corte territoriale ha dato una motivazione effettiva e logicamente coerente sulle ragioni del diniego.

  • art. 132 c.p.

    la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, esercitata secondo i criteri legali di commisurazione.

  • art. 133 c.p.

    la graduazione della pena deve essere sorretta da valutazione aderente ai parametri legali, e non è sindacabile in cassazione se non per arbitrarietà o illogicità manifesta.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito trasformare il ricorso in una richiesta di rivalutazione del merito o di diversa ricostruzione dei fatti, salvo allegazione specifica di travisamenti della prova o di macroscopica illogicità della motivazione.
  • Il diniego della particolare tenuità del fatto è legittimo quando il giudice di merito espliciti in modo concreto e coerente le ragioni ostative, non essendo sufficiente una censura che si limiti a prospettare una diversa valutazione del fatto.
  • La determinazione della pena, così come il giudizio sulle attenuanti generiche, costituisce apprezzamento di merito insindacabile in cassazione se sorretto da motivazione non contraddittoria e non manifestamente arbitraria.
  • Le doglianze sulle attenuanti generiche non possono risolversi in una mera richiesta di maggiore benevolenza sanzionatoria: occorre indicare un vizio reale della motivazione o un errore di diritto, altrimenti il motivo è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazioneCircostanze del reatoCause di non punibilità
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

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